La Regione Puglia ha messo a punto un piano di abbattimento dei pappagalli verdi, considerati “nemici” dei coltivatori, che viene però ampiamente contestato.

Sono ritenuti responsabili di danni ai frutteti e ad altre colture agricole e per questo la Regione Puglia vuole eliminarli: parliamo dei parrocchetti monaci, conosciuti anche come pappagalli verdi e – sebbene sicuramente in maniera minore – con il nome scientifico di Myiopsitta monachus. Si tratta di una specie di uccelli che è originaria del Sud America, dove da diverso tempo viene osteggiata in quanto ritenuta pericolosa per le coltivazioni, ma che comunque in molti Paesi di quel continente è molto comune.
Cosa prevede il piano regionale di abbattimento dei pappagalli verdi in Puglia
Questi volatili sono riusciti nel corso del tempo a sfuggire alla cattività e si sono poi ambientati sia in Europa che negli Stati Uniti, in Italia la loro presenza è ormai una costante in molte zone della Penisola, e non è raro ritrovarli nei parchi e viali di grandi città, da Roma a Firenze. Negli ultimi anni, si sono stanziati anche in Puglia ed è questa una delle ragioni per le quali la Regione si sta muovendo per frenarne la diffusione.

Quella della Regione Puglia è una decisione molto forte, con un piano di contenimento che fa seguito alle richieste delle principali organizzazioni di categoria che difendono gli interessi di proprietari e lavoratori agricoli, ovvero Coldiretti Puglia e CIA Puglia. “Un provvedimento importante, con il quale si intendono approvare le prime linee di indirizzo operative per la gestione delle popolazioni di parrocchetto monaco in Puglia, con specifico riferimento alla rimozione dei nidi in condizioni di criticità”, esultava in particolare questa seconda organizzazione, postando anche diverse foto dei danni che sarebbero stati arrecati dai parrocchetti monaci ai mandorleti.
Una delle aree che sarebbe maggiormente a rischio è quella del barese, dove il fenomeno della presenza di questi pappagalli appare come un vero e proprio rischio per l’ambiente e le coltivazioni. Tre sono i punti cardine di questo provvedimento controverso: la distruzione dei nidi, l’abbattimento dei pulli, ovvero dei piccoli del nido, ma anche in alcuni casi quello di esemplari adulti. Sono misure che in qualche modo ricordano quelle prese di recente anche in Argentina e anche in quel caso dividendo l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari.
Le accuse della LAV al piano della Regione Puglia
In Puglia, fortemente contraria al piano regionale di contenimento, che però come abbiamo visto è di vero e proprio abbattimento di grosse fette di questa specie di volatili, è la LAV locale, che trova sponda nelle sue scelte e nelle sue accuse anche nell’organizzazione nazionale. Va detto che gli allarmi legati agli attacchi di questi uccelli alle coltivazioni vanno avanti da anni, e non solo in Puglia, ma quella della Regione è una soluzione che viene considerata estrema.

Secondo la LAV, che ha inviato una diffida formale alla Regione chiedendone la sospensione, il piano di contenimento dei parrocchetti monaci non sarebbe adeguatamente supportato da dati scientifici, facendo comunque riferimento a episodi e accuse che vengono da altre parti del mondo, e spesso più legati alla vulgata popolare, che a veri studi sulla questione. Non solo: questi uccelli non sono inseriti negli elenchi europei o nazionali delle specie esotiche invasive, quindi la base giuridica a supporto del provvedimento sarebbe discutibile.
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Buon senso e non la legge richiederebbe di valutare prima metodi non letali, per cui la LAV propone di privilegiare soluzioni meno cruente, come sistemi di dissuasione, gestione della riproduzione, altre tecniche ecologiche per limitare la popolazione senza uccidere gli animali. L’associazione sostiene inoltre che permettere anche ai privati di rimuovere i nidi potrebbe causare danni ad altre specie protette e comportare problemi legati al benessere animale.
Il fulcro della questione, anche viste le prese di posizione della Regione a difesa del provvedimento, sta nella necessità e nell’impellenza di bilanciare la tutela degli animali con la protezione delle colture e degli ecosistemi, e se gli abbattimenti siano o meno giustificati e conformi alla normativa.