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Addio Rossini: il gatto rosso simbolo di Rovigo muore investito a San Valentino

L’ultimo saluto al gatto di colore rosso: il micietto Rossini era il simbolo di Rovigo ed è morto investito a San Valentino.

 

C’è un silenzio strano, tra i portici di via Angeli e i palazzi istituzionali di via Ricchieri. Non è il solito silenzio della nebbia polesana, ma quello più denso della perdita. Rovigo si è svegliata orfana di un simbolo, una macchia di pelo fulvo che per quasi un decennio ha rappresentato l’anima libera e sorniona della città. Rossini, il gatto rosso che aveva conquistato il cuore dei rodigini e la ribalta della cronaca nazionale, è morto.

La storia del gatto Rossini, il quattro zampe simbolo di Rovigo morto il iorno di San Valentino

La tragedia si è consumata nella mattinata di San Valentino, proprio nel giorno dedicato all’amore, quasi a voler sottolineare il vuoto affettivo che questo piccolo felino lascia in un’intera comunità. Un incidente stradale, una fatalità avvenuta poco prima delle otto in via Ricchieri, ha spezzato la vita di un animale che non era “di nessuno” perché, di fatto, era di tutti.

 

Secondo quanto ricostruito, l’investimento è avvenuto nel cuore pulsante del centro, tra i palazzi della Prefettura e della Provincia. L’automobilista coinvolto, con un gesto di responsabilità che non è passato inosservato, si è presentato spontaneamente alla Polizia Locale per riferire l’accaduto. Non c’è stata omissione di soccorso, solo l’amarezza di un impatto inevitabile con un animale che, fedele alla sua natura, amava muoversi in totale libertà tra i vicoli della sua città.

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Arrivato giovanissimo dalla Bosnia, questo micio rosso aveva trovato la sua “base operativa” presso l’Ottica Manfrin di via Angeli. Per nove anni, quel negozio è stato il suo rifugio, il luogo dove riposare tra una passeggiata e l’altra. Ma Rossini non era un gatto domestico nel senso tradizionale del termine. Era un “gatto di quartiere” ante litteram, capace di gestire le sue relazioni umane con la dignità di un nobile d’altri tempi.

 

Negli ultimi tre anni, si era formata attorno a lui una vera e propria rete di protezione. Un gruppo di cittadini, coordinandosi attraverso i social network, si assicurava che durante le rigide notti invernali il micio avesse un tetto caldo sopra la testa. Ogni sera, veniva accompagnato a casa di una professionista del centro, dove Rossini accettava di dormire in un letto vero. Ma all’alba, la chiamata della strada era troppo forte: il gatto chiedeva di uscire, desideroso di riprendere il suo ruolo di “sindaco ombra” di Rovigo. Ciò che rendeva Rossini unico non era solo il suo pelo fulvo, da cui derivava il nome che omaggiava il celebre compositore, ma la sua incredibile capacità di trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto. Rossini amava le istituzioni: frequentava il Comune e il Tribunale con la naturalezza di un alto funzionario.

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La sua ultima apparizione pubblica, diventata poi virale, risale a domenica 8 febbraio, durante la nona edizione della “Rovigo in Love”. Mentre gli atleti sudavano per raggiungere il traguardo, Rossini aveva già deciso chi fosse il vero vincitore: lui stesso. Si era appollaiato sul gradino più alto del podio delle premiazioni, guardando la folla con quel misto di superiorità e benevolenza che solo i gatti sanno manifestare. È stata la sua ultima “uscita di scena” trionfale, l’immagine che i cittadini porteranno nel cuore.

 

Attraverso i media, Rossini era diventato un ambasciatore di Rovigo. La sua pagina Facebook era diventata un diario collettivo della città: centinaia di persone ogni giorno postavano scatti che lo ritraevano mentre prendeva il sole su un muretto, mentre entrava in un negozio o mentre si faceva coccolare da un passante. Raccontava una città a misura d’uomo (e di animale), una comunità capace di prendersi cura di una creatura senza volerla possedere o rinchiudere. La sua libertà era la libertà di tutti i rodigini; la sua presenza costante garantiva un senso di continuità e familiarità nelle giornate spesso frenetiche del centro storico.

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Il fatto che Rossini sia morto proprio in via Ricchieri, un luogo che frequentava abitualmente, aggiunge una nota di malinconia. Era il suo territorio, il suo regno di asfalto e pietra serena. La decisione dell’automobilista di costituirsi è stata vista da molti come l’ultimo atto di rispetto verso una “figura pubblica”. La notizia della sua scomparsa ha generato un’ondata di commozione senza precedenti. I messaggi che affollano i social non sono semplici condoglianze, ma vere e proprie testimonianze di gratitudine. “Ci mancherà vederti davanti alla Prefettura”, scrive un cittadino; “Rovigo non sarà più la stessa senza la sua macchia rossa”, commenta un altro.

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Di Rossini, oltre alle migliaia di fotografie e ai ricordi dei commercianti di via Angeli, resta un insegnamento importante sulla convivenza urbana. Rossini ha dimostrato che una città può essere un luogo accogliente per le creature più fragili, che il decoro urbano passa anche attraverso la cura di un gatto libero e che la bellezza spesso risiede nei dettagli inaspettati, come un micio rosso che dorme sui gradini di un tribunale. Rossini non è più tra i palazzi di Rovigo, ma è entrato di diritto nella memoria storica della città. C’è chi propone di dedicargli una piccola targa o una statua in uno dei suoi angoli preferiti, affinché anche chi verrà dopo possa conoscere la storia del gatto che si sentiva il padrone del Comune. (di Elisabetta Guglielmi)

Elisabetta Guglielmi

Conseguita a pieni voti la maturità scientifica, ho intrapreso una carriera umanistica. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e due lauree magistrali in Filologia moderna e in Editoria e scrittura; ho un master di Editoria, giornalismo e management culturale. Sono appassionata di scrittura, lettura, disegno e viaggi, e naturalmente di natura e animali. Sono giornalista pubblicista.

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