A Modena è iniziato il processo per maltrattamento, uccisione e macellazione clandestina di agnelli a carico di un cacciatore della zona.
Con l’avvicinarsi delle festività di Pasqua un caso simbolo per descrivere le sofferenze degli animali uccisi e macellati è quello di Modena. Proprio in questi giorni è iniziato il processo per maltrattamento, uccisione e macellazione illegale di agnelli a carico di un cacciatore della zona. Il caso giudiziario inizia adesso, a pochi giorni di distanza dalle prossime festività pasquali, ma risale in realtà a quanto accaduto nell’estate del 2024. La scoperta è stata possibile grazie alle segnalazioni arrivate alla LAV ormai due anni fa. A Gaggio in Piano, comune di Castelfranco Emilia (Modena) una persona allarmata dai belati disperati di alcuni agnelli contattò infatti la LAV per chiedere un intervento immediato, segnalando che c’era un agnello che stava per essere sgozzato da parte di due cacciatori.
In giorni in cui il commercio di agnelli e capretti raggiunge il picco massimo, quello che deciderà il Tribunale di Modena sarà rappresentativo delle sofferenze inflitte agli animali durante le festività. La Lav ha deciso di costituirsi parte civile e se verrà accettata, il 17 aprile, porterà in aula la battaglia contro l’uccisione degli agnelli.
Un’aula di giustizia a Modena sta facendo luce su un lato oscuro e spesso ignorato: quello della macellazione clandestina. Il 20 marzo è iniziato un processo che non è solo una cronaca giudiziaria locale, ma un simbolo delle sofferenze animali che si consumano lontano dagli occhi della legge. Il caso, che vede come imputato un cacciatore della zona, porta a galla una realtà fatta di illegalità, dolore e violazione delle più basilari norme igienico-sanitarie.
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Grazie all’intervento della LAV (Lega Anti Vivisezione), quella che era una pratica “privata” è diventata di dominio pubblico, sollevando interrogativi etici e legali proprio nel periodo in cui la domanda di carne ovina raggiunge il suo picco annuale. Tutto ha inizio nell’estate del 2024, in una frazione del comune di Castelfranco Emilia, a Gaggio in Piano. Nonostante non fossimo ancora nel periodo pasquale, il meccanismo della macellazione illegale era già pienamente operativo. A dare l’allarme sono stati i vicini di casa dell’imputato, scossi da belati disperati che rompevano il silenzio della zona residenziale.
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La segnalazione tempestiva ha raggiunto la LAV, che ha immediatamente attivato la propria Unità di Emergenza. Beatrice Rezzaghi, responsabile dell’Unità, insieme al video reporter Andrea Morabito, si è recata sul posto insieme ai Carabinieri e ai Servizi Veterinari. Ciò che le forze dell’ordine e gli attivisti hanno trovato nel cortile dell’abitazione è stato descritto come un vero e proprio “mattatoio a cielo aperto”. L’accusa per l’imputato è pesante: maltrattamento di animali, uccisione e macellazione clandestina.
La macellazione degli animali in Italia è regolata da norme stringenti che mirano a minimizzare la sofferenza degli esseri senzienti e a garantire la sicurezza alimentare dei cittadini. Il riferimento normativo principale è il Regolamento (CE) n. 1099/2009, che stabilisce un principio cardine: l’abbattimento deve avvenire in condizioni tali da non causare dolore, ansia o sofferenze evitabili.
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In questo caso, secondo l’accusa, non solo è mancato lo stordimento (configurando il reato di maltrattamento), ma l’intera operazione è avvenuta in regime di clandestinità. Sebbene la legge consenta, in casi specifici, la macellazione “casalinga” per uso privato, questa deve essere preventivamente comunicata alle autorità sanitarie locali (AUSL), indicando data, luogo e garantendo la presenza di personale competente. Nulla di tutto ciò è avvenuto a Gaggio in Piano.
Il 17 aprile rappresenterà una data cruciale per il processo: il tribunale dovrà decidere se accettare la costituzione della LAV come parte civile. Per l’associazione, questo processo non riguarda solo un singolo individuo, ma è una battaglia contro un sistema di sfruttamento che ignora la dignità animale. Lorenza Bianchi, responsabile dell’area Animali negli Allevamenti della LAV, ha sottolineato la gravità della situazione: “La macellazione è sempre un atto violento, ma quando avviene nel totale spregio delle regole e senza alcuna forma di stordimento, ci troviamo di fronte a una barbarie che la società moderna non può più tollerare. La nostra presenza in aula serve a garantire che chi commette questi reati sia assicurato alla giustizia“.
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Il processo di Modena cade in un momento estremamente delicato. Ogni anno, durante il periodo pasquale, si stima che centinaia di migliaia di agnelli e capretti vengano macellati in Italia. Questo picco di domanda alimenta inevitabilmente un “sottobosco” illegale dove le regole vengono aggirate per abbattere i costi e velocizzare i tempi. La macellazione clandestina comporta rischi elevatissimi sul fronte etico, sanitario e legale. Gli animali vengono uccisi mentre sono pienamente coscienti, spesso davanti ai propri simili, vivendo momenti di agonia prolungata.
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In assenza di controlli veterinari, la carne può essere contaminata da batteri o parassiti, mettendo a rischio la salute di chi la consuma. Tale pratica inoltre alimenta un’economia sommersa che danneggia gli allevatori onesti che seguono le procedure di legge. Mentre la difesa cercherà di minimizzare l’accaduto, l’accusa e le associazioni animaliste punteranno a dimostrare che la sofferenza animale non è un dettaglio burocratico, ma una violazione penale seria. In un’epoca in cui la sensibilità verso i diritti degli animali è in costante crescita, pratiche come la sgozzatura a sangue freddo senza stordimento appaiono sempre più come anacronismi crudeli che appartengono a un passato che l’Italia sta cercando di lasciarsi alle spalle. (di Elisabetta Guglielmi)
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