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Rischio caccia ai lupi riaperta, insorgono le associazioni animaliste

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Domani, martedì 24 gennaio, potrebbe essere un giorno nefasto per i lupi in Italia: la Conferenza Stato Regioni dovrà pronunciarsi sul piano nazionale di conservazione all’interno del quale è previsto anche l’abbattimento selettivo di questi animali, dopo ben 46 anni ininterrotti di salvaguardia e protezione che hanno permesso ai lupi di non sparire dal nostro Paese e di salvarsi dal pericolo dell’estinzione. Ma adesso c’è il rischio concreto di vivere le ultime ore di normalità, prima che le doppiette possano cominciare a sparare su di loro.

Ovviamente le associazioni animaliste del nostro Paese non sono rimaste a guardare e hanno espresso all’unisono ferma condanna per ciò che potrebbe essere: ENPA, LAC, LIPU, LAV e LNDC, in un comunicato univoco, affermano:”Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile, che rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi”.

“Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie. Il Presidente Gentiloni è chiamato dunque ad una riflessione in considerazione dell’alto incarico istituzionale che ricopre e della sua stessa esperienza in campo ambientalista, visto anche il passato da direttore di un’importante testata giornalistica specializzata in questo campo.”

Il comunicato continua: “Per i lupi  non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili. I comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata”.

La riapertura della caccia al lupo vanificherebbe di fatto i contenuti positivi del piano, che prevede  numerose azioni con l’obiettivo di diminuire la conflittualità sul territorio tra gli interessi umani, la presenza del lupo e rilevanti attività a tutela del lupo, quali il contrasto del bracconaggio e la prevenzione delle ibridazioni tra lupi e cani, causa dei maggiori contrasti con le attività produttive sul territorio”.

“Tra le previsioni del piano, si rileva con favore la cancellazione, rispetto alla prima stesura di ottobre 2015, della possibilità di abbattimento dei cani vaganti, per la cui gestione è invece prevista una più puntuale e decisa applicazione, da parte delle Regioni, delle misure previste dalla legge nazionale 281/91  sulla prevenzione del randagismo”.

“Il nuovo piano, proprio perché concepito allo scopo di migliorare la convivenza tra gli interessi umani e le popolazioni di lupo, non può dunque prevedere il consueto, inefficace, antiquato ricorso al metodo venatorio, ancor di più perché eticamente inaccettabile. Per questo motivo chiediamo ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, che martedì saranno chiamati a votare il piano nella conferenza Stato Regioni, di pretendere l’eliminazione del paragrafo che intende consentire l’uccisione dei lupi”.

“Diversamente, per il nostro Paese, riconosciuto all’avanguardia a livello internazionale nella conservazione del lupo con una legge che vieta gli abbattimenti dal 1971, sarebbe un grave errore e un clamoroso ritorno al passato”. In Norvegia invece le cose vanno diversamente, e decisamente in senso positivo.

Il piano di abbattimento selettivo dei lupi trova diversi punti a suo sfavore. Tra i più importanti:
a) L’assenza di dati demografici relativamente alla popolazione di lupi in Italia;
b) Lo stato di conservazione dei lupi potrebbe essere pericolosamente compromesso;
c) L’efficacia degli abbattimenti selettivi non è mai stata dimostrata;
d) I comportamenti predatori da parte di questi animali potrebbero essere acuiti anziché diminuiti, visto che i lupi si sentirebbero ulteriormente minacciati;
e) Tutto questo sembra rappresentare un via libera verso eventuali atti di bracconaggio;
f) Da 46 anni i lupi sono specie particolarmente protetta.