Caldo, siccità e incendi non sono bastati, animali sempre più provati: riparte la caccia, le associazioni chiedono lo stop

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Le preaperture della caccia riaccendono il dibattito sulla tutela della fauna, già provata da caldo, siccità, incendi e perdita degli habitat.

La stagione venatoria non è ancora ufficialmente iniziata, ma in diverse Regioni italiane i cacciatori potranno tornare in attività già dal 2 settembre. Si tratta delle cosiddette “preaperture”, giornate di caccia autorizzate prima dell’avvio generale della stagione, secondo quanto previsto dalla legge 157 del 1992.

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Una decisione che ha suscitato le proteste delle principali associazioni ambientaliste, preoccupate per le condizioni della fauna selvatica dopo un’estate caratterizzata da temperature estreme, siccità, incendi e violenti fenomeni meteorologici.

Le associazioni chiedono di sospendere le preaperture

Lipu e WWF chiedono alle istituzioni di cancellare le giornate anticipate e di rinviare l’attività venatoria. Secondo le organizzazioni, gli eventi climatici estremi stanno mettendo a dura prova numerose specie animali, rendendo necessario adottare misure precauzionali.

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«Caldo torrido, siccità estrema e alluvioni dovrebbero spingere ogni governo responsabile quantomeno a posticipare l’apertura della caccia», ha dichiarato la Lipu, sottolineando come la fauna sia già indebolita dai cambiamenti climatici e dalla progressiva riduzione e frammentazione degli habitat naturali.

Secondo l’associazione, le preaperture autorizzate nelle diverse Regioni interesserebbero complessivamente 14 specie. Tra queste figurano l’alzavola, una piccola anatra migratrice, e la quaglia, uccello tipico degli ambienti agricoli e aperti, già sottoposto a numerose pressioni legate soprattutto alla trasformazione del territorio.

Le contestazioni non riguardano solamente il numero degli animali che potrebbero essere abbattuti, ma anche il periodo scelto per consentire la caccia.

La fine dell’estate rappresenta infatti una fase particolarmente complessa per molte specie selvatiche. Il caldo intenso e la scarsità d’acqua possono aumentare lo stress degli animali, ridurre le risorse alimentari disponibili e rendere più difficile trovare rifugi sicuri.

Per gli uccelli migratori, inoltre, settembre coincide con l’inizio di un lungo e faticoso viaggio verso le aree di svernamento. Gli esemplari devono accumulare energie sufficienti per affrontare gli spostamenti, spesso di migliaia di chilometri, e qualsiasi ulteriore elemento di disturbo può incidere sulla loro capacità di sopravvivenza.

Incendi, siccità e perdita degli habitat possono rendere questo percorso ancora più difficile, soprattutto per le popolazioni già in declino o in uno stato di conservazione considerato sfavorevole. La Lipu ha chiesto al Governo di sospendere le preaperture e di proclamare uno “stato di emergenza ambientale” per proteggere gli animali selvatici dagli effetti della crisi climatica.

Anche il WWF aveva invitato le Regioni a sospendere o limitare la caccia nel mese di settembre, proprio in considerazione delle condizioni climatiche eccezionali registrate durante l’estate.

Secondo l’organizzazione, la fauna selvatica rischia di diventare “ostaggio della politica”, mentre le valutazioni scientifiche avrebbero un peso sempre minore nelle decisioni pubbliche. Una critica che si inserisce nel più ampio dibattito sulla riforma della normativa italiana in materia di caccia.

Al centro della discussione c’è anche il ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

L’ente pubblico raccoglie dati, studia lo stato delle popolazioni selvatiche e fornisce pareri scientifici sulla sostenibilità del prelievo venatorio. Il suo compito è valutare quanti animali possano essere cacciati e in quali periodi, senza compromettere la sopravvivenza delle diverse specie.

«Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», ha dichiarato Dante Caserta, direttore degli Affari legali e istituzionali del WWF Italia.

Durante le audizioni parlamentari, anche l’ISPRA avrebbe espresso preoccupazione per alcuni aspetti della riforma della legge sulla caccia. In particolare, le modifiche proposte potrebbero non risultare sufficienti a ridurre l’impatto dell’attività venatoria sulle specie che si trovano già in uno stato di conservazione critico.

Il tema delle preaperture si inserisce in una discussione parlamentare molto più ampia. Alla Camera è infatti in esame il DDL 1572, un disegno di legge destinato a modificare la legge 157 del 1992, principale riferimento normativo italiano per la tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria.

Il provvedimento, presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan e sostenuto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è all’esame della Commissione Agricoltura della Camera.

Il testo propone diverse modifiche alla normativa attuale. Tra queste figurano un ampliamento di alcune competenze regionali, una maggiore flessibilità nella gestione dei calendari venatori e interventi sugli Ambiti territoriali di caccia.

Sono inoltre previste novità riguardanti la cattura e l’utilizzo degli uccelli come richiami vivi, l’elenco delle specie cacciabili e le modalità di controllo della fauna selvatica.

Le associazioni ambientaliste e diverse organizzazioni scientifiche temono che tali modifiche possano facilitare l’estensione dei periodi e delle modalità di caccia, riducendo al tempo stesso il peso delle valutazioni formulate dagli organismi tecnici.

L’evoluzione della normativa italiana viene seguita con attenzione anche dalle istituzioni europee. La Commissione europea ha già avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per alcune disposizioni riguardanti la caccia.

Cosa comporta la riapertura della caccia anticipata- amoreaquattrozampe.it

Al centro dell’attenzione c’è la compatibilità delle norme nazionali con la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat, i principali strumenti europei per la protezione delle specie selvatiche e degli ambienti naturali. Le decisioni italiane dovranno quindi rispettare gli obblighi comunitari, soprattutto per quanto riguarda la tutela delle specie in difficoltà, i periodi riproduttivi e migratori e la conservazione degli habitat.

Per le associazioni, la questione va ben oltre le singole giornate di preapertura. Il confronto riguarda il modo in cui l’Italia intende gestire e proteggere la fauna selvatica in un momento storico segnato da profondi cambiamenti ambientali.

L’aumento delle temperature, la siccità, gli incendi, l’urbanizzazione e la scomparsa degli habitat stanno modificando rapidamente gli ecosistemi. In questo scenario, numerose popolazioni animali devono affrontare difficoltà sempre maggiori per trovare acqua, cibo e luoghi adatti alla riproduzione.

«Il Governo ponga fine a questi continui tentativi di liberalizzare la caccia», ha dichiarato Alessandro Polinori, presidente della Lipu.

Mentre prosegue il confronto politico sulla riforma, le preaperture sono ormai imminenti. Il dibattito resta acceso tra chi sostiene l’attività venatoria nel rispetto delle norme e chi chiede di applicare il principio di precauzione, dando priorità alla protezione di una fauna selvatica già fortemente provata dalla crisi climatica.