Il cane che viveva con i lupi non ce l’ha fatta: perché non è stato salvato?

Aggiungi amoreaquattrozampe.it alle fonti di google news

Il cucciolo di cane che è stato adottato da un branco di lupi non è sopravvissuto: i ricercatori spiegano perché non sono intervenuti per salvare il quattro zampe.

Sullo sfondo delle campagne della Macedonia Centrale, in Grecia, per oltre quaranta giorni un cucciolo di cane bianco di origine randagia ha condiviso la vita quotidiana con un branco di lupi selvatici. L’animale è stato monitorato costantemente da Theodoros Kominos, zoologo dell’Università Aristotele di Salonicco, nell’ambito di un progetto scientifico sul campo. La convivenza tra il giovane cane e il gruppo selvatico si è sviluppata in modo del tutto inatteso: l’animale partecipava ai giochi dei lupacchiotti, seguiva la femmina adulta durante le battute di caccia a piccoli roditori e insetti e si spostava in modo fluido insieme al resto del branco.

cucciolo di cane bianco con il lupo
Non è sopravvissuto il cucciolo di cane bianco adottato da una famiglia di lupi (amoreaquattrozampe.it)

Il quadro clinico dell’animale è tuttavia peggiorato nel giro di tre giorni. Dopo aver mostrato i primi sintomi di forte debilitazione e disturbi gastrointestinali, il cucciolo si è progressivamente isolato, perdendo le forze fino al decesso. Tra le ultime osservazioni registrate dal team di ricerca figura il tentativo di un giovane lupo di stimolare il cane al gioco, rimasto inevitabilmente senza risposta. Gli studiosi non hanno potuto eseguire esami autoptici né accertamenti diagnostici, lasciando aperte solo ipotesi teoriche sulle cause della morte, riconducibili a infezioni batteriche, parassitosi, ingestione di cibo alterato o cane da adattamento.

Le motivazioni scientifiche per le quali i ricercatori non sono intervenuti a salvare il cucciolo di cane

La diffusione delle immagini della vicenda ha generato un acceso dibattito pubblico, focalizzato sulla mancata adozione di misure di soccorso per l’animale domestico. In risposta alle critiche, il gruppo di lavoro guidato da Kominos ha esposto i vincoli metodologici e operativi che hanno precluso ogni possibilità di intervento diretto.

La priorità del progetto era la salvaguardia dell’equilibrio della fauna selvatica oggetto di studio. L’habitat in cui si muoveva il branco non corrispondeva a una riserva recintata, bensì a una complessa area agricola caratterizzata da coltivazioni estensive di mais, cotone e girasoli, frammentata da proprietà private e allevamenti. A questa complessa conformazione territoriale si è aggiunto un incendio sviluppatosi nelle immediate vicinanze del sito della tana, evento che ha spinto i nove lupi adulti e i sei cuccioli a rifugiarsi nella vegetazione più fitta per sfuggire al passaggio dei mezzi antincendio.

cucciolo di cane bianco insieme ai lupi
Alcuni frame dei video mostrano l’interazione tra il cucciolo di cane e il branco di lupi con cui ha vissuto (amoreaquattrozampe.it)

Operare in simili condizioni avrebbe richiesto il dispiegamento di personale, veicoli ed equipaggiamenti veterinari, creando una situazione di potenziale pericolo sia per gli operatori sia per la famiglia di lupi, già fortemente stressata. Il monitoraggio si svolgeva infatti a circa due chilometri di distanza tramite droni, proprio per evitare qualunque contatto visivo o acustico. La decisione finale di non recuperare la carcassa dell’animale è stata presa per impedire che l’avvicinamento umano disturbasse ulteriormente il branco e per rispettare il principio etico di minima interferenza nei processi naturali.

L’elevata mortalità giovanile nei brachi di lupi

La vicenda del cagnolino si inserisce in un contesto demografico critico per il branco osservato. Dei sei cuccioli di lupo nati durante l’ultima stagione riproduttiva, soltanto uno è risultato sicuramente in vita. Il bilancio delle perdite include un individuo investito da un autoveicolo, due cuccioli rinvenuti privi di vita per cause naturali e due dei quali si sono perse le tracce.

cucciolo di cane bianco
Non solo il cucciolo di cane è deceduto, ma anche molti dei piccoli di lupo (amoreaquattrozampe.it)

Una simile mortalità giovanile rappresenta un dato anomalo rispetto allo storico triennale del gruppo. Questo fattore ha indotto i ricercatori a formulare quesiti sulla dinamica trasmissiva delle malattie infettive tra animali domestici e selvatici. Poiché i canidi domestici possono fungere da serbatoio epidemiologico per patogeni verso cui i lupi non possiedono un’adeguata copertura immunitaria, la presenza del cucciolo e di altri randagi nella zona viene valutata come possibile fattore epidemiologico, materia che richiederà specifici approfondimenti d’analisi.

A seguito delle contestazioni ricevute online, la squadra di ricerca ha scelto di rimuovere i contenuti divulgativi e sospendere i canali di comunicazione al pubblico, denunciando pressioni e toni minatori. L’episodio lascia aperta la riflessione sul delicato equilibrio tra la tutela scientifica della fauna selvatica e le aspettative emotive dell’opinione pubblica nei confronti degli animali domestici.