Il caso della morte del cane eroe Bruno cambia completamente scenario: secondo la Procura, la storia dei bocconi con i chiodi sarebbe stata simulata

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Il caso della morte del cane eroe Bruno cambia completamente scenario: secondo la Procura, la storia dei bocconi con i chiodi sarebbe stata simulata.

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Dalla commozione e dallo sdegno nazionale fino alle aule di tribunale, con un’inchiesta che si chiude ribaltando completamente il quadro. L’ultimo saluto al cane molecolare Bruno ha scosso l’Italia intera, ma la vicenda legata al celebre Bloodhound — o cane di Sant’Uberto —, attivo presso il dipartimento sicurezza cinofili Endas e presentato come l’unico cane molecolare operativo nel Sud Italia, si arricchisce oggi di una verità processuale del tutto opposta, che ha trasformato il dramma della crudeltà in un giallo giudiziario.

Il cane Bruno
Il cane eroe Bruno insieme al direttore tecnico nazionale cinotecnica Endas, Arcangelo Caressa, durante una premiazione e insieme a una delle persone da lui salvate (Screenshot foto Facebook – Endas Settore Cinofili – amoreaquattrozampe.it)

La Procura di Taranto ha infatti chiuso l’inchiesta sulla morte dell’animale, notificando l’avviso di conclusione delle indagini all’istruttore del cane, il 51enne Arcangelo Caressa, e confermando nei suoi confronti l’accusa di simulazione di reato. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Raffaele Casto, l’uccisione del cane Bloodhound Bruno con polpette imbottite di chiodi e veleno non si sarebbe mai verificata, ma sarebbe stata sapientemente simulata.

Dal cordoglio per la morte del cane eroe ai dubbi degli inquirenti

La vicenda era iniziata il 4 luglio 2025, quando Caressa, addestratore e direttore tecnico nazionale della cinotecnica Endas, aveva annunciato sui social la scomparsa del suo fidato compagno. Bruno non era solo un animale da lavoro: celebre per le sue capacità di ricerca che lo avevano reso un pilastro nelle operazioni di soccorso e un punto di riferimento nel salvataggio di persone scomparse, era un simbolo di legalità e speranza.

Quando si diffuse la notizia della sua morte a causa di un presunto avvelenamento, l’onda d’urto fu immediata. Secondo il racconto fornito all’epoca da Caressa, il cane era stato brutalmente ucciso tramite la somministrazione di “bocconi killer”: polpette e wurstel imbottiti di chiodi e sostanze nocive. Le immagini diffuse sui social mostravano chiaramente alimenti con chiodi conficcati al loro interno e il racconto di un cane servitore dello Stato eliminato in modo spietato da ignoti scatenò un corto circuito mediatico.

cane Bruno
La morte del cane molecolare Bruno ha portato a riaprire le indagini che vedono ora indagato l’addestratore del quattro zampe (Screenshot foto Facebook – Endas Settore Cinofili – amoreaquattrozampe.it)

L’episodio provocò una forte indignazione che arrivò fino ai vertici delle istituzioni, spingendo anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a intervenire pubblicamente per esprimere il proprio sdegno, definendo l’accaduto come un atto “vile e inaccettabile”. Bruno era diventato, in pochissime ore, il simbolo dell’innocenza violata dalla mano criminale.

Tuttavia, le indagini condotte dalla Procura di Taranto hanno gradualmente sgretolato la versione iniziale, portando i magistrati a disporre approfondimenti specifici per verificare se dietro quella drammatica narrazione vi fosse una reale mano assassina.

Che cosa ha rivelato l’autopsia

Uno degli elementi principali dell’inchiesta che ha portato alla svolta è rappresentato dall’esame autoptico e dai rilievi scientifici eseguiti sul corpo dell’animale da Orlando Paciello, docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e consulente tecnico della Procura. Le accuse contro ignoti per avvelenamento e maltrattamento sono crollate proprio sotto il peso delle prove mediche.

L’autopsia non ha trovato nello stomaco o nell’intestino del cane alcun residuo compatibile con l’ingestione dei bocconi descritti nel primo racconto. Secondo la relazione nell’apparato digerente dell’animale non è stata riscontrata alcuna traccia di chiodi o metalli. Dagli esami non è emersa alcuna presenza di sostanze velenose o nocive. Lo stomaco e intestino sono risultati completamente vuoti. L’autopsia ha stabilito che Bruno non mangiava da almeno 20 ore e che era verosimile che non avesse assunto cibo anche nelle 36 ore precedenti il decesso. Un dato clinico che stride con l’ipotesi di una morte provocata dall’ingestione recente di esche o wurstel avvelenati.

Oltre ai riscontri scientifici, l’inchiesta si è avvalsa di testimonianze e rilievi ambientali che smentiscono la presenza di polpette o esche sospette nel box o nei pressi del cane al momento del ritrovamento. Il pm Raffaele Casto contesta a Caressa di aver prodotto una documentazione fotografica facendo apparire i bocconi con i chiodi come se si trovassero vicino al corpo dell’animale. Una circostanza smentita sia dalla persona che per prima ha trovato Bruno privo di vita, sia dalla testimonianza della veterinaria intervenuta sul posto. Sebbene nel documento relativo al decesso fossero stati indicati numerosi bocconcini con chiodi “nei pressi del corpo del cane”, la Procura ha accertato che, al momento dell’arrivo del medico veterinario, gli alimenti incriminati si trovavano in realtà già all’interno di una busta di plastica.

cane Bruno
Bruno, un cane di razza Bloodhound, addestrato dal direttore tecnico nazionale cinotecnica Endas, Arcangelo Caressa, ora indagato per la morte del quattro zampe (Screenshot foto Facebook – Endas Settore Cinofili – amoreaquattrozampe.it)

Gli investigatori hanno passato al vaglio anche le procedure seguite subito dopo il decesso. In caso di morte sospetta di un animale impiegato in servizi di sicurezza o pubblica utilità, la prassi impone di avvisare immediatamente le autorità sanitarie (ASL) e le forze dell’ordine per i rilievi di rito. La Procura contesta invece che il seppellimento di Bruno sia stato tentato o programmato senza le debite comunicazioni ufficiali, un’anomalia procedurale che nei mesi scorsi aveva spinto i magistrati a ordinare perquisizioni, sequestri di documentazione cinofila e l’acquisizione dei dispositivi elettronici di Caressa per ricostruire la genesi del racconto diffuso sui media.

Che cosa accadrà ora

Alla luce delle risultanze investigative, la posizione dell’istruttore è radicalmente mutata: da parte lesa e accusatore, il 51enne si trova ora formalmente accusato di aver inscenato un reato mai avvenuto. Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, Caressa ha ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o per presentare una memoria difensiva tramite il suo legale, l’avvocato Alessandro Scapati. Al termine di questo termine, il pubblico ministero dovrà valutare le eventuali deduzioni della difesa e decidere se formulare la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l’archiviazione del procedimento.

Arcangelo Caressa dovrà difendersi dalle accuse e chiarire le proprie posizioni di fronte ai magistrati, che intendono accertare se dietro questa presunta simulazione vi fossero interessi d’immagine, personali o di altra natura. Al di là dei risvolti giudiziari e delle ricostruzioni della Procura, resta l’amarezza per la perdita di un cane molecolare straordinario che per anni ha dedicato il suo fiuto e il suo lavoro al servizio della comunità.