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Via i cani ai clochard: un regolamento senza precedenti

Tiene banco un regolamento che, nelle ultime ore, sta facendo discutere, e non poco, nell’ambito nazionale: via i cani ai clochard. Tema complesso.

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Un clochard abbraccia il suo cane lungo una strada (Fonte Facebook)

Quando si affronta un tema di interesse comune, anche se “invisibile”, si dovrebbero chiamare e interpellare persone o istituzioni, tutte, che quel tema lo sanno affrontare sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista filosofico. Ormai, lo abbiamo capito bene durante il periodo pandemico che ancora attraversiamo, un fattore non può eliminare l’altro, e viceversa.

Nelle ultime ore, a Torino, con l’espressione anche della sindaca Appendino, sta facendo discutere l’entrata in vigore di un regolamento che vieterebbe ai clochard di tenere con sé i loro amici a quattro zampe. Forse non basterebbe un articolo intero per provare a spiegare una situazione molto complessa, che non sembra, ma avrebbe bisogno, di convegni filosofici.

Anzitutto, come in altri ambiti della vita quotidiana, non c’è solo il bianco o il nero. Tra animali ed esseri umani la Terra è davvero popolata. E risolvere tutte le questioni “usando” solamente questi due colori semplificherebbe, sbagliando, una questione molto più delicata. Anche in questo ambito, ci sono clochard che si ritrovano ad accudire un animale (per la maggior parte delle volte un cane) perché sono è l’unico modo che hanno per sentirsi ancora parte di una società che, purtroppo, li schifa. E altri che, mendicando qua e là, li sfruttano, con tanto di racket alle spalle.

Ecco cosa c’è dietro all’argomento dei cani tolti ai clochard

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Un clochard dorme per strada assieme ai suoi cani (Getty Images)

Molti di noi, forse anche nauseati da tutto ciò che accade intorno, avranno sentito, molto spesso, questa “bellissima” frase: “La politica non serve a semplificare le cose, ma a spiegarne l’andamento e la complessità nella struttura sociale”. Ed è esattamente così che stanno le cose. Chi “lavora” in politica ha il dovere di andare a fondo e di spiegare le decisioni prese nell’interesse comune.

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Ecco perché emanare un regolamento che impedisca ai clochard di tenere dei cani al loro fianco è un fatto da molti considerato non necessario e discriminatorio. E quando si inizia a fare di tutta un’erba un fascio sappiamo dove ci porta la Storia: dritti dritti a selezionare, e mai più a indagare a fondo le cose del nostro quotidiano.

Un esempio, al di là di tutti i comunicati, considerati giusti, che sono usciti, è il seguente (e potrebbe indurre a ragione molto più persone di quanto pensiamo): su 100 clochard, 99 delinquono, maltrattano gli animali, li usano per guadagnarci sopra dei soldi sporchi. Uno di loro, invece, lo tiene come amico, come ultima motivazione di vita nei confronti di una società che considera lo stesso clochard uno scarto da rendere invisibile. Secondo voi chi dovremmo tutelare per primo?

Questo è un giusto processo democratico, ma soprattutto una politica che parla al cuore e alla testa delle persone. Perché, con un giusto controllo sul campo, i 99 clochard che delinquono (come potrebbero essere camionisti, camerieri, banchieri o politici stessi) possono essere fermati, l’altro, invece, può essere aiutato nel reinserimento della società. Ma se gli togliamo, a prescindere, solo perché qualcun altro delinque, la sua unica ragione di vita, cosa rimarrà di quella persona? Forse la sua stessa trasformazione in un altro tipo di delinquenza.

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Abbiamo un bisogno così grande di tornare a scrutare le cose della vita quotidiana, con un “terzo occhio”, quello che molto spesso hanno gli animali: il sentimento. Un bisogno così grande, ma allo stesso tempo in stato confusionale, che non ci accorgiamo dove possono essere osservati, veramente, queste aspetti: magari, proprio in un rapporto, vero, leale e non delinquenziale, tra un clochard e il suo migliore amico. Tra un essere umano che vive lungo la strada e un animale che gli rimane fedele a vita, nonostante la condizione di povertà.

Davide Garritano