Cani, gatti e altri animali non sono prodotti: la petizione contro la vendita di esseri viventi

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Animali vivi venduti nei mercati e nelle fiere: la campagna Not for sale chiede un divieto nazionale per tutelare il benessere animale.

La vendita di animali vivi nei mercati e nelle fiere cittadine torna al centro del dibattito sul benessere animale in Italia. Gabbie sovraffollate, temperature elevate, condizioni igieniche precarie e animali esposti per ore al rumore e alla confusione sono alcune delle problematiche denunciate dalle associazioni animaliste.

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Per contrastare questa pratica è nata “Not for sale – Non in vendita”, una campagna nazionale promossa da Animal Law Italia, Animal, Zoout e Rete dei santuari di animali liberi. L’obiettivo è chiaro: ottenere una legge che vieti la vendita di animali vivi nei mercati e nelle fiere su tutto il territorio italiano, superando le differenze normative attualmente esistenti tra comuni e regioni.

Animali vivi nei mercati: una pratica ancora diffusa in Italia

Nonostante la crescente attenzione verso i diritti e il benessere degli animali, in diverse località italiane è ancora possibile acquistare animali vivi direttamente dalle bancarelle. Galline, conigli, quaglie, anatre, piccioni e altri animali vengono talvolta esposti all’interno di gabbie o contenitori, in ambienti che possono risultare poco compatibili con le loro esigenze fisiologiche e comportamentali.

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La normativa italiana non prevede attualmente un divieto nazionale generalizzato di questa forma di commercio. Le disposizioni cambiano quindi a seconda del territorio. Città come Milano, Roma, Bari, Monza, Lecce e La Spezia hanno già introdotto divieti, mentre la Puglia è stata la prima regione ad approvare una legge vincolante in materia.

Anche il Comune di Leinì, in Piemonte, ha adottato nel 2026 un provvedimento per vietare questa pratica. Secondo le associazioni promotrici, tuttavia, gli interventi locali non sono sufficienti. Serve una normativa uniforme che garantisca una protezione adeguata agli animali indipendentemente dal luogo in cui vengono commercializzati.

La campagna nasce anche dai risultati delle indagini condotte tra il 2025 e il 2026 in Piemonte, Toscana e Puglia. Le verifiche, successivamente raccontate anche dalla trasmissione televisiva Mi Manda Rai 3, avrebbero portato alla luce situazioni particolarmente preoccupanti.

Nei mercati di Ivrea e Rivarolo Canavese, secondo quanto documentato dagli investigatori delle associazioni, sarebbero stati osservati animali feriti, gabbie sovraffollate e condizioni di detenzione considerate incompatibili con un adeguato livello di benessere.

Tra gli episodi segnalati figurano quaglie ferite, un pollo agonizzante e numerosi volatili esposti a temperature superiori ai 37 gradi. Il caldo intenso rappresenta un pericolo concreto per gli animali, soprattutto quando non dispongono di ombra, ventilazione e acqua sufficienti.

Le elevate temperature possono provocare disidratazione, stress termico e, nei casi più gravi, conseguenze potenzialmente letali. A Ivrea sarebbe stato inoltre documentato l’abbattimento di alcune trote, estratte dalle vasche e colpite con barre metalliche davanti ai clienti.

Un’altra situazione segnalata riguarda alcuni conigli che sarebbero stati lasciati per oltre trenta minuti all’interno di scatole di cartone, posizionate nelle vicinanze di banchi destinati alla vendita di prodotti ortofrutticoli. Questi episodi, secondo i promotori della campagna, evidenziano la necessità di controlli più rigorosi e di un cambiamento delle regole.

La vendita di animali vivi nei mercati solleva anche interrogativi legati alla sicurezza alimentare e all’igiene. Durante le indagini, le associazioni riferiscono di aver osservato gabbie collocate a breve distanza da banchi alimentari, con prodotti come uova e carne fresca conservati in contenitori non adeguatamente protetti.

La vicinanza tra animali vivi e alimenti destinati al consumo umano può aumentare il rischio di contaminazioni incrociate, soprattutto in assenza di misure igieniche appropriate. Feci, urine, piume e polveri possono infatti rappresentare possibili veicoli di microrganismi patogeni.

Questo non significa che ogni mercato in cui vengono venduti animali costituisca automaticamente un pericolo sanitario, ma sottolinea l’importanza di rispettare rigorosamente le norme sulla sicurezza alimentare.

La tutela degli animali e quella dei consumatori sono due aspetti che possono essere affrontati attraverso controlli efficaci e regole chiare. Un altro elemento evidenziato dalle associazioni riguarda il rischio degli acquisti impulsivi. Durante una passeggiata tra le bancarelle, la presenza di un piccolo coniglio, di un pulcino o di un altro animale può attirare l’attenzione dei visitatori, soprattutto dei bambini.

La decisione di acquistarlo può essere presa senza un’adeguata conoscenza delle sue necessità. Ogni animale, però, ha bisogno di spazi appropriati, alimentazione corretta, assistenza veterinaria e condizioni ambientali compatibili con la propria specie.

Un coniglio, per esempio, non può essere considerato un animale da tenere permanentemente in una piccola gabbia. Ha bisogno di movimento, arricchimento ambientale e attenzioni quotidiane. Anche galline, anatre e altri volatili necessitano di ambienti adeguati e della possibilità di esprimere i propri comportamenti naturali.

Quando queste esigenze vengono sottovalutate, il rischio è che gli animali finiscano in condizioni di detenzione inappropriate oppure vengano abbandonati. Per questo motivo, le associazioni sottolineano quanto sia importante promuovere scelte consapevoli e responsabili.

Gli approfondimenti investigativi non si sono fermati alle bancarelle. Le associazioni hanno cercato di ricostruire anche la filiera di approvvigionamento degli animali destinati alla vendita ambulante. Le verifiche hanno portato a individuare un’azienda agricola situata a Mercenasco, in provincia di Torino.

Secondo quanto riferito dai promotori della campagna, nella struttura sarebbero presenti migliaia di animali, tra cui cani, conigli, galline, quaglie, piccioni e anatre. Durante gli accertamenti sarebbero stati documentati ambienti sporchi e cuccioli custoditi in locali privi di luce naturale.

Il materiale raccolto è stato trasmesso alle autorità competenti affinché possano verificare eventuali irregolarità. Tra le disposizioni richiamate figura il decreto legislativo 146 del 2001, relativo alla protezione degli animali negli allevamenti, insieme alle normative europee in materia di sicurezza alimentare.

È importante precisare che le situazioni denunciate dovranno essere valutate dagli organismi competenti, ai quali spetta accertare eventuali responsabilità e violazioni. La richiesta avanzata dalle associazioni è quella di superare l’attuale frammentazione normativa attraverso un intervento legislativo nazionale.

Secondo i promotori, vietare la vendita di animali vivi nei mercati e nelle fiere rappresenterebbe un passo importante per prevenire situazioni di sofferenza e promuovere una maggiore attenzione verso gli esseri viventi. La campagna punta anche a sensibilizzare i cittadini, ricordando che gli animali non dovrebbero essere considerati semplici oggetti da acquistare durante una visita al mercato.

Ogni specie possiede esigenze specifiche e ogni individuo è in grado di provare dolore, paura e stress. Garantire condizioni rispettose del benessere animale significa riconoscere queste necessità e prevenire situazioni che possono compromettere la salute fisica e comportamentale degli animali.

Per sostenere la richiesta di un divieto nazionale, le associazioni hanno promosso una raccolta firme aperta ai cittadini. La petizione è disponibile sul sito ufficiale della campagna:

Firma la petizione Not for sale – Non in vendita

Attraverso questa iniziativa, i promotori intendono richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di rafforzare le tutele per gli animali commercializzati nei mercati ambulanti. La mobilitazione rappresenta anche un’occasione per riflettere sul rapporto tra esseri umani e animali e sull’importanza di prevenire forme di sofferenza evitabili.

Il messaggio della campagna è semplice: il benessere degli animali deve essere tutelato ovunque, anche nei mercati e nelle fiere cittadine.

L’auspicio delle associazioni è che le iniziative già adottate da diversi comuni e dalla Regione Puglia possano contribuire ad aprire la strada a una normativa nazionale, capace di assicurare regole uniformi e una maggiore protezione degli animali in tutta Italia.