Due cani di quartiere, amati da tutti i cittadini, sono stati uccisi drammaticamente a colpi di fucile: è caccia ai responsabili.

L’eco dei colpi di fucile che ha squarciato il silenzio delle campagne tra Grottaglie e Fragagnano non si è ancora spenta. Non è solo il rumore della polvere da sparo, ma quello di una ferita profonda inferta a una comunità intera. A Taranto, la cronaca si tinge di un nero cupo, raccontando la fine violenta di Billy e Bianca, due cani di quartiere che avevano fatto della libertà e della mitezza la loro cifra distintiva. I quattro zampe hanno avuto la sfortuna di trovarsi sulla strada di chi, armato di un fucile e di una spaventosa assenza di empatia, ha deciso di trasformare degli esseri senzienti in bersagli da abbattere.
Due cani di quartiere uccisi a Taranto: la morte di Billy e Bianca indigna l’Italia intera
Billy era un simil pastore tedesco dal portamento fiero ma dal cuore d’oro; Bianca (chiamata anche Nina in alcuni registri dei volontari) era una splendida simil maremmana dal mantello candido. Non erano “randagi”, ma cani di quartiere, ovvero animali liberi ma accuditi, monitorati e integrati nel tessuto sociale. Erano seguiti con amore da una volontaria locale, che garantiva loro cibo, cure e quella carezza che spesso cercavano dai passanti.

La dinamica dell’accaduto, ricostruito dagli investigatori, è agghiacciante. Billy è stato raggiunto da ripetuti colpi sulla strada provinciale 90. Non è morto subito, ma ha lottato a lungo ed è stato soccorso e trasportato d’urgenza in una clinica veterinaria a Castellaneta, dove i medici hanno tentato l’impossibile. Si è spento il giorno dopo. Bianca, la sua compagna di giochi e di vita, è stata ritrovata senza vita due giorni dopo, poco distante.
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L’orrore per quanto accaduto ha superato rapidamente i confini della provincia ionica, raggiungendo i vertici dell’attivismo nazionale. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente (LEIDAA), ha espresso parole di durissima condanna, definendo l’episodio come un “atto di crudeltà che lascia increduli”. L’associazione ha già annunciato che presenterà denuncia formale e si costituirà parte civile nel processo che, si spera, seguirà all’individuazione dei responsabili. L’obiettivo è l’applicazione del secondo comma dell’articolo 544-bis del Codice Penale, che punisce l’uccisione di animali con crudeltà o senza necessità. In questo caso specifico, l’aggravante risiede nell’intenzione di prolungare la sofferenza degli animali, un dettaglio che emerge dalla natura delle ferite riportate da Billy.

In un gesto senza precedenti per la zona, l’associazione locale Morgana, insieme a un cittadino privato che ha preferito rimanere anonimo, ha messo sul tavolo una ricompensa di 5.000 euro. Questa “taglia” non è solo un incentivo economico, ma un segnale di disperata determinazione: chiunque abbia visto qualcosa, chiunque conosca la persona che si trovava in giro con un fucile in quel quadrante geografico in quelle ore, deve parlare.
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Il muro di omertà che spesso protegge chi commette reati contro l’ambiente e gli animali deve crollare. La taglia serve a scuotere le coscienze o, quantomeno, a rendere meno conveniente il silenzio. La comunità tarantina è stanca di essere teatro di violenze gratuite, e il sacrificio di Billy e Bianca è diventato il simbolo di una battaglia di civiltà. L’uccisione di Billy e Bianca solleva interrogativi inquietanti sulla sicurezza. Chi imbraccia un fucile per sparare a cani pacifici non sta solo compiendo un reato contro il patrimonio zootecnico o la biodiversità; sta manifestando una pericolosità sociale che non può essere ignorata.

Sparare a sangue freddo a due cani che giocano in una campagna significa disconoscere il valore della vita e ignorare le leggi dello Stato. Significa sentirsi padroni di un territorio dove la forza bruta prevale sul diritto e sulla convivenza civile. Nonostante l’inasprimento delle pene voluto da riforme recenti, molti attivisti ritengono che ci sia ancora tanta strada da fare. Le condanne per chi uccide animali spesso finiscono in sospensioni della pena o sanzioni che non restituiscono il senso di giustizia.
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Emerge il problema della gestione dei cani di quartiere. Nonostante la legge li tuteli, la mancanza di controlli sul territorio e la scarsa educazione al rispetto animale rendono questi soggetti estremamente vulnerabili. Billy e Bianca erano “di tutti”, ma nel momento del pericolo sono rimasti soli davanti alla canna di un fucile. Taranto oggi piange due dei suoi abitanti a quattro zampe. La loro morte è il fallimento di un sistema di prevenzione, è l’offesa alla sensibilità di migliaia di cittadini e, soprattutto, è una dimostrazione di vigliaccheria. Chi ha sparato lo ha fatto sapendo di avere il potere della vita e della morte su creature che, con ogni probabilità, gli sono andate incontro scodinzolando, pensando di ricevere cibo o una carezza.
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La speranza è che le indagini, supportate anche dalla generosa offerta dell’associazione Morgana, portino presto a un nome e a un volto. La giustizia per Billy e Bianca è un atto dovuto non solo alla loro memoria, ma alla dignità di un intero Paese che si professa civile. Mentre le autorità procedono con i rilievi e le associazioni legali preparano le carte, resta ai cittadini il compito più difficile: non dimenticare. La memoria di questi due cani deve servire a spingere per una maggiore vigilanza nelle campagne, per una denuncia sistematica di ogni forma di abuso e per una cultura del rispetto che parta dalle scuole. Billy e Bianca non torneranno a correre tra gli ulivi di Taranto, ma il loro sacrificio potrebbe essere il catalizzatore di un cambiamento radicale nelle leggi e nella sensibilità comune. (di Elisabetta Guglielmi)