Husky prigioniero sul balcone: l’intervento dei Carabinieri fa scattare la denuncia

Un balcone minuscolo, una serranda abbassata e un Husky lasciato solo. Per lui oggi qualcuno ha deciso di intervenire.

Un povero cane Husky condannato al 41bis in balcone senza aver commesso nulla di male. Una vita disumana per qualsiasi essere vivente.

Husky prigioniero sul balcone: l’intervento dei Carabinieri fa scattare la denuncia – amoreaquattrozampe.it

Questa mattina ho deciso di intervenire, chiamato da alcuni cittadini, e dopo essere giunto sul posto ed aver accertato le condizioni davvero preoccupanti in cui era costretto a vivere il povero cane, rinchiuso in un piccolissimo balcone sito al primo piano dello stabile, ho deciso di chiamare i Carabinieri che prontamente sono giunti sul posto.

Non potevo lasciare che un povero cane soffrisse nemmeno un minuto di più

Una volta arrivato sul posto ho potuto constatare personalmente una situazione che ritengo estremamente preoccupante. L’animale si trovava confinato in uno spazio ristretto, con una cuccia di dimensioni ridotte e senza alcuna possibilità di accedere all’interno dell’abitazione, chiusa da una serranda completamente abbassata. Isolato in quel balcone di pochi metri quadrati, i militari si sono immediatamente attivati per rintracciare il proprietario dell’appartamento.

Non potevo lasciare che un povero cane soffrisse nemmeno un minuto di più – amoreaquattrozampe.it

Parliamo di un husky, una razza che per caratteristiche etologiche soffre tantissimo le alte temperature, necessita di movimento, attività fisica e continui stimoli ambientali.

E mentre dalla strada pubblica con il mio videomaker documentavo le condizioni del povero cane, giungevano i proprietari: una intera famiglia che alla richiesta di spiegazioni da parte dei Carabinieri, come purtroppo spesso accade, tentavano di giustificarsi in ogni modo possibile, garantendo di amare il proprio cane. Ma se lo ami, lo rinchiudi in balcone e vai via da casa?

Poco dopo sul posto è giunto il medico veterinario dell’Asp di Caltanissetta, che, non vedendo più il cane rinchiuso in balcone visto che i proprietari lo aveva fatto rientrare in casa, sotto gli occhi dei militari dell’Arma, si è limitato a notificare delle prescrizioni, con il divieto assoluto di rimettere il cane in balcone.

Al termine dell’intervento ho provveduto a presentare una formale denuncia alla stazione dei carabinieri, consegnando ogni elemento utile che era a mia disposizione. Adesso la parola passa all’autorità giudiziaria, che valuterà ogni elemento raccolto anche durante il sopralluogo.

Ciò che continua a sorprendermi è il silenzio di molte persone. Solo una cittadina infatti, è scesa giù in strada per confermare ai carabinieri che il povero cane vive sempre in quelle condizioni disumane. Troppo spesso interi quartieri assistono per mesi o addirittura per anni a situazioni che appaiono palesemente incompatibili con una corretta gestione degli animali, senza che nessuno trovi il coraggio di rivolgersi alle autorità.

Difendere gli animali non significa pubblicare fotografie o indignarsi sui social network. Difendere gli animali significa denunciare, esporsi e assumersi la responsabilità di intervenire quando si assiste ad una situazione che può configurare sofferenza o privazione e che, forse qualcuno dimentica, costituisce reato.

Da parte mia continuerò a fare ciò che faccio da oltre vent’anni: stare dalla parte di chi non può parlare e pretendere che le leggi poste a tutela degli animali vengano applicate senza esitazioni e senza compromessi. L’Husky almeno per adesso, è finalmente rientrato in casa.

24 aprile 2026

Enrico Rizzi