Il cane fa pipì per strada: 500 euro di multa per i padroni

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Pratola Peligna multe fino a 500 euro per chi non lava la pipì del cane. Un’associazione animalista ricorre al Tar e chiede regole più equilibrate.

A Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, una nuova ordinanza comunale dedicata alla pulizia delle strade sta facendo discutere cittadini e associazioni animaliste. Il provvedimento, firmato dal sindaco il 5 ottobre 2026, prevede sanzioni da 25 fino a 500 euro per i proprietari che non provvedono a lavare con acqua l’urina lasciata dai propri cani negli spazi pubblici.

Il cane fa pipì per strada: 500 euro di multa per i padroni- immagine repertorio- amoreaquattrozampe.it

Una decisione pensata per tutelare il decoro urbano, ma che ha sollevato diverse perplessità sulla sua applicabilità e sulla reale efficacia delle misure previste. L’associazione Tutela Diritti Animali Ets ha infatti presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, chiedendo l’annullamento parziale dell’ordinanza.

Pipì dei cani, multe fino a 500 euro: a Pratola Peligna scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza

Secondo Gabriele Bettoschi, rappresentante dell’associazione, l’obbligo imposto dal Comune rischia di diventare particolarmente gravoso per numerosi proprietari. Portare con sé una quantità d’acqua sufficiente per lavare ogni singola minzione potrebbe risultare difficile, soprattutto per le persone anziane, per chi possiede cani di grossa taglia oppure per chi passeggia contemporaneamente con più animali.

Pipì dei cani, multe fino a 500 euro: a Pratola Peligna scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza- immagine repertorio- amoreaquattrozampe.it

L’associazione ritiene quindi che il provvedimento possa essere sproporzionato rispetto all’obiettivo perseguito. Un’altra criticità riguarda la disponibilità di fontanelle e punti di approvvigionamento idrico lungo le strade cittadine. Senza strutture adeguate, rispettare l’obbligo potrebbe diventare ancora più complicato.

La questione non riguarda soltanto la praticità, ma anche l’effettiva utilità igienica del provvedimento. L’infettivologo Matteo Bassetti, intervenuto in passato su ordinanze analoghe, ha evidenziato che il semplice risciacquo con acqua non garantisce una vera disinfezione delle superfici.

L’acqua può contribuire a diluire l’urina e ridurre temporaneamente gli odori, ma non elimina necessariamente i microrganismi presenti. Occorre inoltre distinguere tra pulizia e disinfezione: sostanze come l’aceto non rappresentano disinfettanti affidabili e il loro impiego indiscriminato negli spazi pubblici non costituisce una soluzione adeguata.

Il problema richiede quindi interventi più articolati, capaci di conciliare igiene urbana e rispetto degli animali. Esiste anche un aspetto comportamentale spesso trascurato.

Per i cani, urinare durante una passeggiata non significa esclusivamente soddisfare un bisogno fisiologico. La marcatura urinaria rappresenta infatti un importante strumento di comunicazione. Attraverso gli odori, gli animali possono raccogliere informazioni sugli altri cani presenti nell’ambiente, riconoscere tracce del loro passaggio e orientarsi nel territorio.

Annusare una marcatura lasciata da un altro cane può essere paragonato, in maniera semplificata, alla lettura di un messaggio. Si tratta di comportamenti naturali che contribuiscono al benessere psicofisico dell’animale e che meritano attenzione nella gestione degli spazi urbani.

La vicenda di Pratola Peligna riapre una discussione che interessa numerosi Comuni italiani. Garantire strade pulite è fondamentale, così come responsabilizzare i proprietari, soprattutto nella raccolta delle deiezioni canine.

Tuttavia, secondo le associazioni animaliste, alle sanzioni dovrebbero affiancarsi investimenti in infrastrutture adeguate. Più fontanelle pubbliche, cestini per i rifiuti, distributori di sacchetti e aree verdi dedicate potrebbero contribuire a migliorare concretamente la convivenza.

In un Paese in cui vivono milioni di cani, trovare un equilibrio tra decoro urbano, esigenze dei cittadini e comportamenti naturali degli animali rappresenta una sfida sempre più importante. Il ricorso presentato al Tar potrebbe ora contribuire a chiarire i limiti e le modalità di applicazione di queste ordinanze.

La tutela dell’ambiente urbano e il benessere degli animali non devono necessariamente essere obiettivi contrapposti. Una gestione attenta degli spazi pubblici può favorire entrambi, attraverso regole proporzionate, servizi adeguati e maggiore responsabilità collettiva.