La Corte delle Hawaii valuta se riconoscere alle elefantesse Mari e Vaigai il diritto fondamentale alla libertà personale.
Possono due elefantesse rivendicare il diritto alla libertà personale, scardinando i secolari pilastri del diritto occidentale? Questa è la provocatoria domanda a cui è chiamata a rispondere la Corte Suprema delle Hawaii.

Al centro del dibattito ci sono Mari, di 51 anni, e Vaigai, di 41, due imponenti esemplari di elefante asiatico che da oltre un trentennio vivono all’interno dello Zoo di Honolulu, dopo essere stati catturati in natura quando erano ancora cuccioli. Oggi le due elefantesse sono protagoniste di una battaglia legale senza precedenti che mira a ridefinire lo status giuridico degli animali.
Il diritto alla libertà delle elefantesse Mari e Vaigai: il caso dei due animali discusso alla Corte suprema delle Hawaii
Il caso, sollevato dal Nonhuman Rights Project (NhRP), rappresenta una pietra miliare nell’attivismo giudiziario. L’organizzazione, impegnata da vent’anni nella tutela delle specie dotate di elevate facoltà cognitive, ha fatto ricorso all’antico istituto dell’habeas corpus, storicamente impiegato per contrastare le detenzioni umane illegittime. La tesi dei legali è netta: Mari e Vaigai sono esseri autonomi, provvisti di una complessa sfera emotiva, sociale e intellettiva. Pertanto, possiedono il diritto intrinseco di contestare legalmente la propria prigionia tramite i propri rappresentanti.

Attualmente, i due pachidermi occupano un’area di circa 6.000 metri quadrati dotata di ampie piscine. Una sistemazione che la direzione dello zoo definisce eccellente, assicurando che l’équipe di custodi e veterinari opera con standard elevatissimi, promuovendo attività di stimolazione cognitiva e sfruttando il clima tropicale delle Hawaii, molto simile all’habitat originario di questa specie. Lo zoo ha inoltre annunciato un piano di ampliamento del recinto per migliorare ulteriormente il loro benessere.
Di parere opposto sono gli attivisti del NhRP e l’associazione In Defense of Animals, che ha inserito la struttura di Honolulu tra i dieci peggiori zoo americani per la gestione dei pachidermi. Secondo i legali, lo spazio è una frazione infinitesimale rispetto ai territori selvaggi – lunghi fino a 16 chilometri al giorno – che questi animali percorrerebbero in natura. Il terreno troppo duro danneggerebbe le loro zampe, la scarsità di ombra sarebbe cronica e il costante rumore del traffico cittadino limitrofo causerebbe un perenne stato di stress, manifestato attraverso movimenti oscillatori stereotipati, spesso erroneamente scambiati dai visitatori per espressioni di gioco.

Finora, i tribunali di grado inferiore hanno respinto le istanze dell’organizzazione. Pur definendo le elefantesse «esseri magnifici e intelligenti», la magistratura locale ha decretato che il concetto di “persona”, secondo la legislazione statale, è applicabile solo agli esseri umani, suggerendo di demandare tali decisioni di politica sociale al potere legislativo. Un precedente analogo risale al 2022 a New York, nel celebre caso dell’elefantessa Happy dello Zoo del Bronx, dove la massima corte respinse il ricorso pur registrando storiche e aspre posizioni dissenzienti tra i giudici.
Il dibattito scuote profondamente l’opinione pubblica e la dottrina giuridica. Se da un lato il diritto riconosce da tempo lo status di “persona giuridica” a entità astratte come le grandi multinazionali, molti esperti paventano il rischio di un terreno scivoloso. Accordare diritti fondamentali ad animali non in grado di comunicare verbalmente potrebbe equipararli formalmente agli uomini, sollevando complessi dilemmi etici sulla legittimità del possesso di qualsiasi animale, inclusi quelli domestici o da allevamento.
Qualora la Corte Suprema delle Hawaii decidesse di accogliere l’istanza del NhRP, emetterebbe una sentenza epocale, diventando il primo tribunale statunitense a scardinare l’approccio specista che riserva i diritti soggettivi alla sola specie umana. In attesa delle udienze, il destino di Mari e Vaigai rimane sospeso, costringendo la società moderna a interrogarsi su dove risieda il confine originale della giustizia e della libertà.