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Due mesi di speranza, poi il silenzio: l’anatra diventata famosa non ce l’ha fatta

La famosa anatra artica diventata una celebrità in Olanda non ce l’ha fatta: dopo due mesi di speranza in un centro di recupero il pennuto è deceduto. 

L’anatra artica diventata una celebrità in Olanda non ce l’ha fatta: è deceduta dopo due mesi di cure (Foto Canva – amoreaquattrozampe.it)

Il mondo dell’ornitologia europea è in lutto. Quella che era iniziata come una rarità biologica senza precedenti si è conclusa, purtroppo, nel modo più amaro. L’edredone dagli occhiali (Somateria fischeri), l’anatra artica che aveva trasformato le coste dell’Olanda in una meta di pellegrinaggio per migliaia di appassionati, è morto lo scorso 15 marzo presso un centro di recupero specializzato. Il volatile era in cura da due mesi.

La morte dell’esemplare di edredone dagli occhiali, l’anatra artica deceduta nei Paesi Bassi dopo due mesi di cure

Nonostante gli sforzi instancabili di veterinari e volontari, la “celebrità piumata” – soprannominata affettuosamente Brillie (dal nome olandese della specie, brileider) – non è riuscita a superare una grave infezione parassitaria. La sua storia, però, resta scolpita nel birdwatching continentale come uno degli eventi più straordinari dell’ultimo decennio.

L’edredone dagli occhiali mentre si trovava al centro di recupero (Foto di Ecomare – amoreaquattrozampe.it)

Tutto ebbe inizio nel gennaio del 2025. In una fredda mattina d’inverno, lungo le rive dell’isola di Texel, nel cuore del Mare dei Wadden, un osservatore locale notò un profilo insolito tra le onde. Non era uno dei comuni edredoni che frequentano le coste olandesi. Quell’esemplare presentava un piumaggio inconfondibile: ampie macchie chiare intorno agli occhi, simili a grandi lenti o occhiali, che risaltavano sul resto del capo. La notizia si diffuse alla velocità della luce attraverso le piattaforme digitali dedicate ai segnalamenti rari. In poche ore, l’identificazione fu confermata: si trattava di un maschio di edredone dagli occhiali.

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Per capire la portata dell’evento, basti pensare che questa specie nidifica quasi esclusivamente nelle remote tundre della Siberia nord-orientale e dell’Alaska, svernando solitamente nel Mare di Bering, tra i ghiacci perenni. Vederlo nei Paesi Bassi era, a tutti gli effetti, un miracolo geoclimatico. Prima di Brillie, nel Paleartico occidentale si contavano solo cinque avvistamenti documentati tra Norvegia e isole Svalbard, l’ultimo dei quali risalente al 2012.

L’anatra artica in Olanda non ce l’ha fatta: il pennuto non è sopravvissuto (Foto Canva – amoreaquattrozampe.it)

Il termine tecnico è “twitching“: la corsa, talvolta attraverso interi confini nazionali, per osservare un uccello raro e inserirlo nella propria “lifelist” (la lista delle specie avvistate nella vita). L’arrivo di Brillie ha scatenato un movimento di massa senza precedenti. Birdwatcher e ornitologi sono accorsi da ogni angolo d’Europa – Francia, Germania, Regno Unito e persino dall’Italia – armati di cannocchiali e teleobiettivi.

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Ma ciò che ha reso Brillie un caso unico non è stata solo la sua rarità, quanto la sua fedeltà al sito. Dopo aver trascorso l’inverno 2024-2025 a Texel, l’uccello era sparito con l’arrivo della primavera, lasciando presumere un ritorno verso le latitudini artiche. Inaspettatamente, nell’ottobre del 2025, Brillie è tornato. Ha scelto nuovamente le stesse scogliere e le stesse acque del Mare dei Wadden per il suo secondo svernamento consecutivo.

L’edredone dagli occhiali (Somateria fischeri) è una specie rarissima da osservare in Europa

Questo comportamento ha sollevato interrogativi affascinanti tra gli studiosi: non eravamo più di fronte a un individuo “erratico” che aveva perso la rotta per un errore di navigazione, ma a un pioniere che aveva stabilito una nuova, seppur isolata, rotta migratoria individuale. Tuttavia, con il passare dei mesi, l’entusiasmo per gli avvistamenti ha lasciato spazio alla preoccupazione. Gli osservatori più attenti hanno iniziato a notare anomalie nel comportamento di Brillie.

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Il suo piumaggio appariva opaco, rovinato e privo della tipica impermeabilità necessaria per un’anatra marina. Invece di immergersi costantemente per nutrirsi di molluschi, l’uccello passava ore immobile sulle rocce, un segnale di estrema debolezza. La sua scarsa mobilità indicava che l’energia necessaria per il sostentamento stava venendo meno. A dicembre 2025, la situazione è precipitata. L’animale è apparso visibilmente debilitato, incapace di reagire agli stimoli esterni.

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In un’operazione delicata, è stato catturato e affidato alle cure degli esperti del centro Ecomare, per poi essere trasferito presso il Vogelopvang De Wulp, una struttura d’eccellenza specializzata nella riabilitazione dell’avifauna. All’interno del centro di recupero, Brillie è diventato il paziente più monitorato del continente. Per due mesi, i bollettini medici hanno alimentato la speranza. L’anatra sembrava rispondere bene alle terapie vitaminiche e a una dieta ricostituente. Aveva riacquistato peso e la lucentezza delle penne stava lentamente tornando.

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I veterinari stavano già pianificando la fase finale della riabilitazione: il rilascio in mare aperto, nel suo amato Mare dei Wadden. Purtroppo, un’infezione da parassiti intestinali, probabilmente vermi contratti in natura e annidatisi in profondità nei tessuti, ha causato un improvviso e irreversibile crollo sistemico. Nonostante l’uso di antiparassitari specifici, l’organismo dell’edredone, già provato da una vita trascorsa fuori dal suo habitat ideale, non ha retto. Il 15 marzo, il cuore di Brillie si è fermato.

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Sui social media, il cordoglio è stato immenso. Per molti, Brillie era diventato un simbolo di resilienza, un piccolo esploratore che aveva sfidato l’ignoto per trovare una nuova casa. La storia di Brillie ha ricordato quanto siano labili i confini del mondo naturale e come i cambiamenti climatici o le alterazioni delle correnti aeree stiano spingendo le specie verso territori inesplorati. La sua presenza ha avuto un impatto culturale enorme, facendo riflettere sull’importanza della conservazione del Mare dei Wadden come ecosistema di rifugio. Lo studio ravvicinato di un individuo così raro ha permesso di raccogliere dati preziosi sulla biologia della specie che difficilmente sarebbero stati ottenibili nelle remote regioni dell’Artico. (di Elisabetta Guglielmi)

Elisabetta Guglielmi

Conseguita a pieni voti la maturità scientifica, ho intrapreso una carriera umanistica. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e due lauree magistrali in Filologia moderna e in Editoria e scrittura; ho un master di Editoria, giornalismo e management culturale. Sono appassionata di scrittura, lettura, disegno e viaggi, e naturalmente di natura e animali. Sono giornalista pubblicista.

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