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Randagismo, calo adozioni: canili sovraffollati. “Urge piano nazionale”

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canili
Cucciolo in canile

Aumentano i cani nei canili, crollo delle adozioni

L’allarme arriva dalla Lav che ha diffuso i dati relativi al Dossier Randagismo.

Secondo quanto emerge, purtroppo sono aumentati i cani ospitati nei rifugi e nei canili mentre si registra, per il secondo anno consecutivo, una diminuzione definita “preoccupante” delle adozioni.

Aumenta nel 2017 il numero dei cani ”ospiti” nei canili rifugio, sono 114.866 (+9,26% rispetto al 2016), mentre per il secondo anno consecutivo si registra un preoccupante calo delle adozioni in tutto il Paese (-3.704 cani).

Il Mezzogiorno resta zona critica per numero e gestione di cani e gatti sul territorio: se nel Centro-Nord Italia (ad eccezione del Lazio) il randagismo canino è infatti contenuto, al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante. Poche nel Mezzogiorno le colonie feline registrate.

Il dossier si è valso dei dati comunicati e raccolti fino a giugno 2018, dalle strutture di accoglienza per cani e gatti, in tutto il territorio italiano, suddivise per regioni.

Sono stati considerati il numero delle strutture, il numero di animali (cani e gatti) nei rifugi, il numero di animali che hanno ritrovato il padrone e quelli adottati. Lo stesso per i dati relativi al numero delle colonie feline, le sterilizzazioni effettuate e le adozioni.

Emerge che nel 2017 il numero dei cani nei canili rifugio è aumentato del 9,26% rispetto al 2016. Il maggior numero di cani, ovvero su 114.866 cani presenti in queste strutture il 72% (82.342) si trova in quelle del Mezzogiorno.
Nel 2017 sono stati 91.021 i cani entrati nei canili sanitari e solo
il 38% è stato restituito al detentore.

Da un punto di vista regionale, la percentuale più bassa di restituzione è stata registrata nel Sud Italia e nelle Isole, con appena il 6%, mentre al Centro Italia si arriva al 39% e al 69% di media per le regioni del Nord.

Un fenomeno legato alla registrazione in anagrafe.

Anagrafe animali

Dato positivo per quanto riguarda gli animali registrati all’anagrafe. Infatti, dal 2017 al 2018 si è registrato un aumento del 12,3%, delle registrazioni. Ovvero, sono stati iscritti ben 1.159.409 cani in più.

Le regioni del Nord sono quelle più virtuose. A cominciare dalla Lombardia con 1.470.789 cani registrati, seguita dal Veneto (1.213.005), Emilia- Romagna (1.113.829), Piemonte (889.639) e Lazio (850.267).

Tuttavia, anche le regioni del Centro e del Sud hanno un significativo aumento delle iscrizioni all’anagrafe. Umbria (+122%), Marche (+88%), Sicilia (+44%), Abruzzo (+11%), ma anche Lazio, Toscana e Calabria che fanno registrare un incremento pari al 10%.

Canili e rifugi

In totale il paese ospita 1200 canili, tra i quali 434 canili sanitari e 766 rifugi, mentre 114 canili sono sia sanitari che rifugi.

Il Mezzogiorno accoglie il 44% delle strutture, seguito dal Nord con il 37% e il Centro con il 19% delle struture.

Purtroppo, sottolinea la Lav “i gattili sono quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro nord”.

Lo stesso vale per le colonie feline con solo 7.934 colonie
registrate al centro e al Sud a fronte di 53.944 al Centro nord. Una situazione che si riflette anche nelle sterilizzazioni con circa 15mila sterilizzazioni al Centro e al Sud laddove sono state ben 54mila le sterilizzazioni di gatti al Centro-nord.

Calo adozioni animali

Il dato più drammatico per la Lav è il calo adozioni nel 2017.

“-3.704 cani rispetto al 2016, confermando così il trend negativo evidenziato lo scorso anno, quando si era registrato un calo di 3.048 adozioni. Un fenomeno che riguarda tutte le regioni, ad esclusione di Lazio, Emilia-Romagna, Molise e Valle d”Aosta”.

Per la Lav, questo fenomeno negativo potrebbe derivare dai costi relativi al mantenimento di un animale.

“Per le cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro si applica l”Iva ordinaria (22%), le detrazioni Irpef per farmaci e cure veterinarie sono irrisorie, mentre il costo di un farmaco veterinario è in media cinque volte superiore rispetto a quello a uso umano”. Sottolinea il dossier Lav.

Randagismo in Italia

Uno scenario piuttosto raccapricciante al quale si aggiunge il fenomeno drammatico del randagismo.

“Un fenomeno lontano dall”essere superato, e che costa alla collettività”, ricorda la Lav.

Nel 2017 sarebbero stati infatti spesi 402.031,00 euro al giorno per il mantenimento dei cani detenuti nei canili.

Nella penisola si stimano 600 mila i cani randagi e più di 2 milioni e mezzo i gatti.

Uno scenario allarmante soprattutto al Sud come emerge dai casi di avvelenamento e d’intolleranza registrati negli ultimi anni e in aumento in Sicilia.

Leggi anche–> Ennesima strage di cani in Sicilia: “Avevano trovato casa, ma sono stati avvelenati”

La Lav ha ribadito la necessità di un piano nazionale di prevenzione del randagismo.

Un piano che tenga conto di diverse misure, tra le quali:

  • raccolta di dati completi e certi da parte di tutte le Regioni
  • la realizzazione di un’Anagrafe nazionale canina e felina
  • la presenza di associazioni di volontariato nei canili per facilitare le adozioni
  • incentivi per chi adotta, sotto forma di detrazioni, riduzione Iva, buoni e rimborsi
  • la promozione dell”accoglienza degli animali nelle strutture
    turistiche e nei luoghi pubblici.

Consulta di Dossier Lav Randagismo 2018

C.D.