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Squali nel mirino dopo gli attacchi, la scienza smentisce: abbatterli non protegge i bagnanti

Un recente episodio ha riaperto il dibattito che riguarda gli attacchi di squali nei confronti degli esseri umani e come contrastarli in maniera efficace.

Squali nel mirino dopo gli attacchi, la scienza smentisce: abbatterli non protegge i bagnanti (Amoreaquattrozampe.it)

L’abbattimento o la pesca selettiva degli squali può essere la reale soluzione contro gli attacchi di questi mammiferi nei confronti di esseri umani? A quanto pare, la scienza dice di no e anzi confuta tutta una serie di tesi che smentiscono l’importanza del cosiddetto culling, a scopo protettivo nei confronti di bagnanti e surfisti. Il biologo marino Charlie Huveneers, in un recente articolo su The Conversation, è tornato sul tema, in virtù dell’ultimo grave attacco avvenuto a Coogee Beach, nei pressi di Sidney.

Non c’è correlazione tra culling e riduzione degli attacchi degli squali

Qui, a essere aggredito da uno squalo bianco di tre o quattro metro è stata la 35enne Leah Stewart, che ha riportato ferite molto profonde, ma secondo il biologo marino la “vendetta” attraverso l’abbattimento non migliora assolutamente il rapporto tra l’uomo e questi mammiferi. Basandosi su decenni di dati e ricerche scientifiche, in sostanza, il prof. Huveneers evidenzia che l’abbattimento degli squali non migliora la sicurezza pubblica.

Non c’è correlazione tra culling e riduzione degli attacchi degli squali (Amoreaquattrozampe.it)

Storicamente, questa la tesi che smonta anni e anni di fake news sul tema, i tentativi governativi di controllo della popolazione degli squali – come quelli messi in atto alle Hawaii o a Reunion Island tra gli anni Cinquanta e i decenni successivi – hanno catturato migliaia di esemplari, ma nello stesso tempo non si sarebbe registrata alcuna diminuzione statistica del tasso annuale di attacchi. Insomma, è evidente che non ci sarebbe alcun nesso tra culling e diminuzione degli attacchi di squali.

La ripopolazione della fauna marina composta da squali di grosse dimensioni

Insomma, mentre in Australia gli attacchi di squali proseguono, abbatterli non appare la soluzione e ciò dipende anche da altri fattori: va infatti considerato che specie di grandi dimensioni e potenzialmente pericolose, come lo squalo bianco o lo squalo tigre, sono fortemente migratorie e si spostano per centinaia o migliaia di chilometri.Di conseguenza, la pesca mirata in una specifica area costiera non fa altro che creare un “vuoto” che viene rapidamente colmato da altri esemplari di passaggio, rendendo il culling del tutto inefficace a livello locale.

La ripopolazione della fauna marina composta da squali di grosse dimensioni (Amoreaquattrozampe.it)

Gli squali, in secondo luogo, sono predatori apicali fondamentali per l’equilibrio biologico degli oceani, ma non solo: le reti a strascico e i palangari usati per il culling finiscono per uccidere indiscriminatamente anche molte specie protette o non aggressive, come tartarughe marine, delfini, balene e anche squali innocui, danneggiando la biodiversità e la salute delle barriere coralline e delle praterie marine.

La questione è un’altra, dunque, il leggero incremento del numero assoluto di interazioni uomo-squalo nel corso degli anni non è dovuto a un aumento dei predatori, ma alla crescita demografica umana e al fatto che sempre più persone frequentano l’oceano.

Come fare a ridurre gli attacchi degli squali

Il biologo, a questo punto, evidenzia come la tutela dei bagnanti non richieda più il sacrificio della fauna marina. Oggi la scienza e l’ingegneria offrono alternative non letali e altamente tecnologiche, che si dimostrano molto più efficaci dei vecchi metodi di abbattimento.

Uno dei metodi più recenti e significativamente più importanti è l’impiego di droni ed elicotteri per il pattugliamento aereo consente di individuare tempestivamente la presenza di grossi esemplari vicino a riva, facendo scattare allarmi preventivi in tempo reale.

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Inoltre, con il tagging degli squali, è possibile monitorare costantemente gli spostamenti dei predatori e avvisare bagnanti e surfisti tramite app non appena un animale si avvicina alla spiaggia. Infine, si stanno diffondendo barriere ecologiche artificiali e dispositivi a tecnologia elettromagnetica o sonar. Questi strumenti sfruttano i sensibilissimi organi sensoriali degli squali per respingerli e allontanarli dalle aree balneari senza causare loro alcun danno. In ultimo, non va mai dimenticato che la sicurezza passa anche per l’educazione pubblica.

Aurora De Santis

Nata nel 1990, mi dedico agli studi classici per poi proseguire il mio percorso diventando autrice e scrittrice. L’amore per la natura e la scrittura sono delle costanti che mi accompagnano da tutta la vita.

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