Svolta sul randagismo: in arrivo il nuovo regolamento per i cani di quartiere

Dal volontariato una svolta sul randagismo per tutelare animali e territorio: a Milo arriva il regolamento comunale per i cani di quartiere.

nuovo regolamento sul randagismo
Il nuovo regolamento sul randagismo aiuta gli animali e trasforma i randagi in cani di quartiere (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Alle pendici dell’Etna, tra i vigneti e i sentieri di pietra lavica, il Comune di Milo sta scrivendo una pagina nuova nel libro della convivenza tra uomo e animale. Non si tratta solo di una questione di decoro urbano o di gestione delle emergenze, ma di un vero e proprio cambio di paradigma culturale. Con l’approvazione del nuovo Regolamento comunale per la prevenzione e la gestione dei cani randagi, questo piccolo borgo siciliano si candida a diventare un laboratorio nazionale per la tutela dei diritti degli animali e la sicurezza dei cittadini.

Il nuovo regolamento sui cani di quartiere: a Milo in Sicilia una svolta sul randagismo

La notizia non risiede solo nel “cosa” è stato scritto, ma nel “come” si è arrivati alla firma del documento. È una storia che parte dal basso, dalle mani di chi ogni giorno si sporca i vestiti per accudire i randagi, e arriva dritta negli uffici istituzionali, trasformando la fatica dei volontari in norma di legge.

cani di quartiere
Dal volontariato nasce un regolamento comunale che tutela cani, cittadini e territorio: il comune di Milo è un esempio positivo nella lotta al randagismo (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Il regolamento è il frutto maturo di anni di lavoro sul campo, coordinato dall’assessora al randagismo Imma Sciara e sostenuto con forza dal sindaco Alfio Cosentino. Ma il vero motore pulsante sono stati i volontari dell’associazione Trucioli, impegnati nel progetto “Pedaliamo”, sostenuto dalla Fondazione con il Sud. Questi cittadini hanno dimostrato che il monitoraggio costante e la cura sul territorio possono prevenire le criticità prima che diventino emergenze sanitarie o di ordine pubblico.

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Il cuore pulsante della nuova normativa è il riconoscimento ufficiale del “cane di quartiere”. Si tratta di animali che, pur non avendo un unico proprietario privato e vivendo in libertà, non sono affatto “di nessuno”. Al contrario, sono cani appartenenti alla comunità, monitorati e tutelati. Per ottenere questo status, il cane deve essere obbligatoriamente sterilizzato e microchippato. Il quattro zampe deve indossare un collarino rosso con una medaglietta che riporti il numero di telefono del tutor di riferimento, che viene assegnato a ogni quattro zampe.

cane al canile
La legge sul randagismo in Italia: in che modo aiutare i cani che vivono per strada (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Il regolamento non si limita a normare i cani senza padrone, ma il testo introduce obblighi chiari per prevenire la causa principale del randagismo. Sono previsti incentivi e regole sulla sterilizzazione per evitare nascite incontrollate, con obblighi di vaccinazioni e cure veterinarie, nonché di regole stringenti per garantire che la presenza degli animali non leda il diritto dei cittadini alla pulizia e alla sicurezza. Il documento richiama la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali, sancendo che maltrattamenti e abbandoni non sono solo mancanze etiche, ma violazioni sanzionabili che colpiscono l’intera sensibilità collettiva.

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Emerge la storia della cagnolina Mongolfiera. Inserita in un progetto di ricerca dell’Università di Costanza, Mongolfiera è stata dotata di un collare GPS ad alta precisione. L’obiettivo? Studiare come i movimenti degli animali possano essere predittivi dell’attività vulcanica dell’Etna. È un esempio di come il cane di quartiere, se gestito correttamente, diventi una risorsa: una sentinella del territorio capace di dialogare con la scienza internazionale. Il percorso di condivisione che ha portato alla nascita di questo regolamento è stato l’evento pubblico “Le 4 zampe di Milo”, che ha visto seduti allo stesso tavolo l’Asp veterinaria di Giarre, l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), le scuole e le famiglie. Educare i bambini al rispetto del cane di quartiere significa formare gli adulti che, domani, non abbandoneranno il proprio animale domestico.

volontari si occupano dei cani randagi
I cani di quartiere salvaguardati dal nuovo regolamento del piccolo comune italiano (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Milo dimostra che quando le istituzioni ascoltano il volontariato, nasce una politica che non si limita a “pulire” le strade, ma a nobilitarle. Il regolamento è un invito agli altri comuni siciliani (e non solo) a smettere di rincorrere l’emergenza e iniziare a costruire la convivenza. In un’epoca in cui la sensibilità verso i diritti dei non-umani è in crescita, Milo si pone all’avanguardia, dimostrando che tra il vulcano e il mare c’è spazio per un patto di amicizia che dura da millenni, ora finalmente messo nero su bianco.

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Il randagismo sta diventando un fenomeno sempre più diffuso in tutta Italia. Dopo un decennio in cui la situazione sembrava stesse migliorando, negli ultimi anni è stato registrato un notevole incremento di cani randagi, tanto che secondo alcune stime il numero degli animali che vivono in strada ammonterebbe in media a circa 600 mila esemplari (dati ricavati dai rapporti sul randagismo delle associazioni animaliste come la Lega anti vivisezione – LAV e l’Ente Nazionale per la Protezione Animali – ENPA).

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Basterà visitare un canile per rendersi conto di quanto gli animali ospitati abbiano bisogno di una famiglia. Appena si scende dall’auto, ci si trova immersi in una realtà completamente diversa, fatta di suoni, odori e sguardi. Un concerto di ululati e di abbaiare dei cani ospitati, che racconta storie di speranza e desiderio di affetto. Bastano pochi minuti perché il visitatore si abitua e si inizia a percepire la vita che pulsa in ogni angolo del canile. (di Elisabetta Guglielmi)

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