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Tolgono la vita ad uno stambecco, in casa una scoperta agghiacciante c’era una marmotta nel congelatore

Tre bracconieri nella Valle d’Aosta hanno ucciso uno stambecco di tre anni e avevano già ucciso e nascosto in casa una marmotta.

La bellezza severa e silenziosa delle Alpi valdostane ha fatto da sfondo, nei giorni scorsi, a un episodio di grave illegalità venatoria che ha scosso profondamente la comunità locale e gli amanti della natura. Tre residenti di Saint-Rhémy-en-Bosses, rispettivamente di 49, 29 e 20 anni, sono stati sorpresi, identificati e denunciati a piede libero dagli agenti del Corpo Forestale delle stazioni di Étroubles e Aosta con l’accusa di bracconaggio.

Esemplare di stambecco (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

L’operazione, condotta con precisione dagli uomini della Forestale, si è conclusa nella zona del Colle del Gran San Bernardo, dove i tre avevano appena abbattuto un giovane esemplare maschio di stambecco di circa tre anni. Un’azione sconsiderata, consumata violando le più elementari norme di tutela della fauna selvatica alpina, che ha portato non solo al deferimento all’autorità giudiziaria, ma anche al sequestro immediato di tutte le armi in possesso degli indagati, inclusi i fucili utilizzati per l’infrazione e quelli custoditi nelle abitazioni.

Tre bracconieri uccidono uno stambecco e una marmotta, specie protette delle Alpi della Valle d’Aosta

Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, i tre bracconieri avevano agito con una certa spregiudicatezza. Dopo aver abbattuto l’ungulato, non si erano limitati a recuperare la preda, ma avevano cercato di cancellare le tracce sul posto. Sulla scena del crimine, tra le rocce della pietraia del Gran San Bernardo, avevano provveduto a eviscerare e pulire l’animale, seppellendone i resti nel tentativo di depistare eventuali controlli.

Tuttavia, gli agenti della Forestale erano già sulle loro tracce o li hanno intercettati tempestivamente, seguendo i loro spostamenti fino alle abitazioni private. È qui che l’ispezione si è trasformata in una scoperta ben più ampia: la carcassa dello stambecco è stata trovata appesa nel fienile di proprietà di uno dei tre uomini. Ma non è tutto. Durante la perquisizione dell’appartamento collegato al fienile, i forestali hanno fatto un ulteriore rinvenimento che aggrava la posizione dei tre: all’interno del congelatore domestico c’era una marmotta, altra specie protetta e rigorosamente non cacciabile.

Valle d’Aosta (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

Biologia e abitudini dello stambecco

Il clamore suscitato da questa vicenda non è casuale, ma affonda le radici nella straordinaria importanza naturalistica dello stambecco alpino (Capra ibex), un animale che rappresenta il simbolo stesso della biodiversità delle nostre montagne. Lo stambecco è un mammifero ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi, perfettamente adattato alla vita in alta quota, ben oltre il limite degli alberi.

Caratterizzato da un forte dimorfismo sessuale, presenta imponenti corna arcuate e scanalate che nei maschi possono raggiungere dimensioni notevoli, utilizzate durante i combattimenti rituali nel periodo degli amori. Dotato di un manto che varia dal marrone al grigio a seconda della stagione e di zoccoli provvisti di bordi duri e cuscinetti flessibili, lo stambecco si muove con agilità sbalorditiva su pareti rocciose verticali e dirupi apparentemente inaccessibili. Si nutre principalmente di erbe alpine, licheni e germogli, svolgendo un ruolo ecologico fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi d’alta quota.

Una salvezza legata alla storia

La specie ha rischiato l’estinzione totale. Nel corso del XIX secolo, la caccia spietata e l’uso di armi da fuoco sempre più efficienti avevano decimato gli esemplari presenti in Europa, riducendo la popolazione globale a poche decine di individui sopravvissuti unicamente nella zona del massiccio del Gran Paradiso. La svolta epocale avvenne nel 1922, anno in cui venne ufficialmente istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Sebbene la motivazione iniziale della nascita del Parco fosse anche quella di tutelare il privilegio esclusivo del re d’Italia di continuare a cacciarvi, la conseguenza indiretta fu provvidenziale: la protezione rigorosa salvò lo stambecco dalla cancellazione definitiva. Grazie a decenni di severi controlli, politiche di tutela e progetti di reintroduzione, l’animale è tornato a popolare gran parte dell’arco alpino, sebbene resti una specie rigorosamente protetta e tutelata da rigide normative nazionali e internazionali.

Biologia e abitudini della marmotta

Accanto allo stambecco, il ritrovamento della marmotta nel congelatore dei bracconieri aggiunge un ulteriore tassello di gravità ecologica. La marmotta alpina (Marmota marmota) è un roditore di medie dimensioni che vive in colonie organizzate all’interno di complesse reti di gallerie sotterranee scavate nei pascoli d’alta quota.

Esemplare di marmotta (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

Caratterizzata dal tipico richiamo d’allarme — un fischio acuto che avverte il branco del pericolo — la marmotta trascorre i mesi primaverili ed estivi pascolando e accumulando le riserve di grasso necessarie per affrontare il lungo periodo di ibernazione invernale, che può durare fino a sei mesi. Oltre a essere un elemento chiave della catena alimentare alpina (predata da aquile reali e lupi), la marmotta svolge un’attività di bioingegneria naturale: scavando la terra, rimescola il suolo, favorisce la penetrazione dell’acqua e stimola la crescita di una vegetazione più rigogliosa e diversificata nei prati d’alta quota. Per queste ragioni, la marmotta non è un animale cacciabile e gode di una rigorosa tutela ambientale.

Perché sono animali protetti?

La domanda sorge spontanea di fronte a episodi di bracconaggio: perché la legge punisce l’uccisione di fauna selvatica come lo stambecco e la marmotta? Ogni specie animale riveste una funzione precisa all’interno della complessa piramide ecologica alpina. La rimozione arbitraria di esemplari adulti o giovani altera equilibri delicati costruiti nel corso di millenni. Molte specie alpine, pur avendo recuperato terreno rispetto al secolo scorso, mantengono popolazioni vulnerabili e sensibili ai cambiamenti climatici, alla frammentazione degli habitat e alle pressioni antropiche.

La fauna selvatica non appartiene a chi imbraccia un fucile illegalmente, ma costituisce un patrimonio indisponibile dello Stato e un bene comune di inestimabile valore naturalistico, paesaggistico ed etico per le generazioni presenti e future. L’operazione del Corpo Forestale in Valle d’Aosta ricorda che la montagna non è una zona franca, ma un santuario naturale che richiede rispetto, legalità e una costante vigilanza per impedire che il passato, segnato dallo spettro dell’estinzione, torni a ripetersi.

Elisabetta Guglielmi

Conseguita a pieni voti la maturità scientifica, ho intrapreso una carriera umanistica. Ho una laurea triennale in Lettere moderne e due lauree magistrali in Filologia moderna e in Editoria e scrittura; ho un master di Editoria, giornalismo e management culturale. Sono appassionata di scrittura, lettura, disegno e viaggi, e naturalmente di natura e animali. Sono giornalista pubblicista.

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