Home Video Papillon: la fuga di un Husky da una clinica veterinaria

Papillon: la fuga di un Husky da una clinica veterinaria

CONDIVIDI

Una fuga degna di “Papillon”, alias Steve McQueen, nell’omonimo film del 1973, tratto dal romanzo di Henri Charrière.

La fuga messa in atto da un bellissimo esemplare di Siberan Husky all’interno di una clinica veterinaria, nella provincia di Jiangsu, in Cina, sbalordisce tutti. L’esemplare era all’interno di una gabbia dove vengono tenuti i cani in terapia e a quanto pare non ha molto amato restare dietro le sbarre.

Nei video di sorveglianza della clinica, diffuso dai media come mirror.co.uk, si può notare la straordinaria intelligenza di questo cane che ha trovato una strategia per aprire la porta del box di metallo, riuscendo ad uscire dalla gabbia.

Non contento di ciò, il siberian husky ha poi liberato altri esemplari, aiutandoli ad uscire fuori dalle loro gabbie. Sembra la trama di un film di animazione, uno di quelli in cui gli esemplari parlano e comunicano come gli esseri umani. Invece non è finzione, ma pura realtà.

“E’ difficile aprire la gabbia, anche per le stesse persone, Vi è un piccolo meccanismo che andrebbe svitato”, ha dichiarato Cao Sheng, il proprietario del Pet Hospital, spiegando che da quando ha aperto la clinica, in sei anni, non ha mai visto una cosa del genere.

Fortunatamente, la stanza in cui erano i cani era chiusa con una porta protetta da password e per quel simpatico Husky che sta conquistando il mondo intero con il filmato in questione, la sua fuga si è fermata nella stanza, anche se dalle immagini si può notare che abbia tentato di aprire la porta in tutti i modi, arrivando a mordere e a strappare lo stipite.

Nel tentativo di fuga, il cane ha allertato i gatti, nella stanza vicina, che si sono agitati. Insospettiti dal trambusto, i veterinari di turno si sono poi accorti di cosa stava accadendo.

“L’husky non è considerato un cane intelligentissimo. Questo esemplare invece smentisce qualsiasi luogo comune. E’ stato veramente inaspettato”, prosegue Cao, rassicurando sul fatto che l’esemplare è stato poi trasferito in una gabbia più resistente, degna di un feroce mastino tibetano.