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Donne vittime di violenza domestica: anche i loro animali hanno bisogno di aiuto

Gli animali ci donano affetto e comprensione: ecco perché le donne che subiscono violenza domestica dovrebbero poterli avere al proprio fianco.

Violenza domestica donne animali
(Foto Canva)

La violenza sulle donne è un fenomeno sommerso di cui è visibile solo la punta dell’iceberg. Esiste, infatti, una cifra oscura riguardante gli abusi: il numero delle denunce risulta irrisorio rispetto all’effettiva incidenza di questi fenomeni. I Centri Antiviolenza si occupano di accompagnare le donne percorso di uscita dalla violenza. C’è un importante aspetto che, però, spesso non viene preso in considerazione: che fine fanno gli animali delle donne che subiscono violenza domestica?

Il percorso di uscita dalla violenza domestica

Nella nostra società, spesso la donna che subisce violenza viene abbandonata a se stessa.

La colpevolizzazione della vittima per quanto le è accaduto, un atteggiamento inquisitorio che mette in dubbio la sua parola, la violenza economica e psicologica – prima ancora che fisica – che minano la sua autostima e la sua integrità sono solo alcuni dei fattori che rendono così complesso il percorso di uscita dalla violenza domestica.

Ad accompagnare e supportare le donne nel processo di riacquisizione della propria autonomia sono i centri antiviolenza, che offrono assistenza psicologica, materiale e legale alle sopravvissute.

Si tratta di un percorso volto all’empowerment di tutte coloro che hanno subito violenza, affinché possano ricostruire la propria vita e la propria indipendenza, anche economica.

Per questo, i CAV favoriscono lo svolgimento di attività volte ad individuare i talenti delle donne, al fine di perseguire un inserimento lavorativo che le porti a riacquistare potere e controllo di sé.

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L’importanza per le donne che hanno subito violenza domestica di non rinunciare ai propri animali

C’è un aspetto, tuttavia, che nel nostro Paese viene poco considerato.

Gatto spaventato
(Foto Canva)

Le donne che lasciano le proprie case per mettersi in salvo dal maltrattante e portano con sé i propri amici a quattro zampe spesso non possono accedere alle case rifugio, poiché non è consentito portare con sé animali domestici.

Non dobbiamo dimenticare che nel nostro Paese gli animali di affezione sono oltre 62 milioni. Per tantissime persone, quindi, si tratta di veri e propri membri della famiglia, da proteggere e di cui prendersi cura.

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Non a caso, spesso le forme di violenza psicologica ai danni delle donne prevedono ricatti emotivi da parte dell’abusante, che minaccia di fare del male agli affetti della vittima, quattro zampe compresi.

Impedire alle donne che intraprendono un percorso di uscita dalla violenza di avere al proprio fianco un amico fidato che ha offerto consolazione e affetto nei momenti più bui è un ulteriore trauma, che implica una rinuncia per molte non accettabile.

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A confermarlo è anche una ricerca condotta dal National Collective of Independent Women’s Refuges, secondo cui il 73% delle donne che hanno subito violenza domestica avrebbe considerato più facile lasciare la propria casa se avesse potuto portare con sé anche il proprio animale.

Con questo intento, è nata a Cento, in provincia di Ferrara, una struttura che accoglie le sopravvissute insieme ai propri amici a quattro zampe.

Non c’è dubbio: si tratta di una buona pratica da cui ci auguriamo che altre strutture prendano esempio, per rendere il proprio contributo ancora più prezioso ed encomiabile.