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Aggressioni cani, moda pit bull: proprietari inesperti, canili inadeguati

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pitbull

Aggressioni cani, pit bull nel mirino

Casi drammatici ai quali è difficile dare una spiegazione. Persone vittime di aggressioni di cani e viceversa, cani vittime  dell’incompetenza di chi non li sa gestire.

E’ forse una sintesi azzardata, di fronte alle tragedie che si sono consumate. Eppure, come è stato evidenziato in passato e ribadito in questi giorni dall’associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) si potrebbe trattare di una triste verità.

Al centro dei riflettori torna il tema delle aggressioni dei cani e soprattutto quello delle razze difficili da gestire che purtroppo sono un fenomeno di moda.

Razze che in alcuni paesi sono considerate pericolose e vietate. Rottweiler, dogo argentino, razze utilizzate nei combattimenti come i pitbull.

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Aggressioni cani

Nelle ultime settimane si sono registrate diverse aggressioni di cani. Aidaa ricorda diversi casi, tra i quali quello di Palermo dove una giovane ragazza di 23 anni ha perso l’uso del braccio, dopo l’aggressione violenta del suo pit bull.

“La punta dell’iceberg che potrebbe essere destinato ad aumentare”, sottolinea Aidaa, “tenendo conto che in questo periodo i pitbull (e gli altri molossi) sono cani alla moda”.

Cani vittime della moda. Una moda che si rivela pericolosa in molti casi. Come ricordato da Aidaa, nel Belpaese ci sarebbero  circa 600.000 pitbull con un incremento di almeno il 20% nell’ultimo anno.


Una razza che sta spopolando soprattutto nelle fasce giovanili spesso inesperte, senza preparazione. Una razza con un carattere particolare con grande forza fisica che in teoria necessiterebbe mani esperte.

Ecco perché ricorda Aidaa, il “primo effetto di questa moda sono appunto le situazioni di rischio e le aggressioni”.

Tuttavia, non è colpa dei cani. Piuttosto dei padroni che non si rendono conto dei rischi nel lasciar gli animali liberi, senza museruola esponendo altri cani al pericolo o persone. Per diversi fattori, qualsiasi cane può diventare aggressivo. Per timore, per la dominazione o per rivalità in amore.

In questo scenario, ci sono anche le aggressioni dei cani verso i padroni. Come nel caso recente di Palermo dove il cane di famiglia si è rigirato verso la padrona. E quando si tratta di razze possenti, la reazione del cane può trasformarsi in tragedia.

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Nell’80% dei casi, denuncia Aidaa, “dietro i fatti spesso ci stanno padroni incompetenti”.

Razze pericolose nei canili

L’effetto moda pit bull ha anche altre conseguenze. Quella della gestione di questi cani nei canili o nei rifugi. In base ai dati, ci sarebbero 4500 pitbull nei canili. La maggior parte abbandonati dai padroni, molti dei quali hanno dichiarato di “aver paura e di non saperli gestire”.

“Solo una piccola parte in seguito a sequestri cautelativi a causa di aggressioni o per altre cause (combattimenti, cani usati per fare la guardia a fortini della droga o altri simili situazioni)”, sottolinea Aidaa.

Ecco perché, l’associazione animalista evidenzia la necessità di intervenire su questo tema, in modo da tutelare gli animali da padroni incompetenti.

“La nostra proposta prevede due percorsi paralleli. Innanzitutto l’introduzione dell’obbligo del patentino o per lo meno di un registro dove risultino registrati tutti i proprietari dei pitbull. Dove si attesti che i singoli proprietari siano adeguatamente preparati per la loro gestione”. E’ quanto chiede Lorenzo Croce presidente di AIDAA.

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In realtà, in molti paesi esiste l’obbligo del patentino per cani, come in Svizzera e recentemente introdotto a Berlino.

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In Italia, esiste un percorso formativo per i proprietari di cani ritenuti “pericolosi”. Tuttavia, si tratta di un corso facoltativo che spesso non viene neanche pubblicizzato. Purtroppo, ci sono ancora molte persone irresponsabili. Ricorrere ad una legge laddove dovrebbe essere il buon senso civile è spesso una sconfitta del sistema.

Oltre a questo elemento, Aidaa ha anche ricordato la necessità di creare persone qualificate e strutture per il recupero di questi esemplari

“E’ necessaria una legge che permetta un maggiore intervento e un maggiore ruolo dei veterinari pubblici e privati che devono poter avere le mani libere di intervenire nei percorsi di educazione e rieducazione dei pitbull”. Sottolinea Croce.

Un’operazione con la quale creare “centri pubblici regionali di rieducazioni e riaffidamento dei cani ma sopratutto il divieto sancito per legge di possedere altri cani molossi per chi ha dimostrato di non essere in grado di gestirli”.

 

 

C.D.