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Riflessi condizionati del cane: la scoperta di Pavlov sul comportamento canino

Cosa sono i riflessi condizionati del cane e quando li mostra? La scoperta di Ivan Pavlov ha aperto le porte a nuove spiegazioni sul comportamento canino: cosa c’è da sapere.

Riflessi condizionati del cane
(Foto AdobeStock)

Ne abbiamo sentito parlare probabilmente, anche per quanto riguarda noi esseri umani: ma cosa sono i riflessi condizionati? Non a caso sono detti anche ‘pavloviani’ proprio per la spiegazione che lo psicologo russo diede a questi comportamenti derivanti da uno stimolo condizionante agli inizi del ‘900. Vediamo quali sono state le sue idee sui riflessi condizionati del cane e quando Fido mette in pratica questo comportamento.

Riflessi condizionati canini: i 3 tipi in natura

Prima di definire le tre tipologie, chiariamo il concetto di ‘riflesso condizionato’. Con questa locuzione si indica un comportamento, una risposta, un riflesso appunto che scaturisce dopo un determinato stimolo, per questo si dice ‘condizionato’ poiché c’è qualcosa che lo induce a scattare. Vediamo quali sono i 3 tipi esistenti in natura:

Cane triste
(Foto Pixabay)
  • tipo 1: riflessi condizionati dall’abitudine;
  • tipo 2: riflessi condizionati dal passato e dall’esperienza;
  • innati.

Il primo tipo indica appunto quei comportamenti del cane frutto di abitudini ormai radicate nella sua vita e che noi padroni gli abbiamo imposto. Pensiamo ad esempio alla fame che arriva quasi sempre all’ora in cui siamo soliti somministrargli la pappa.

Nel secondo tipo invece abbiamo tutti quei comportamenti che si ripetono perché già ‘sperimentati’ in passato: non a caso il cane associa sensazioni (e dunque azioni) ad avvenimenti che ha già vissuto, buoni o cattivi che fossero.

per quanto riguarda i riflessi innati, in realtà non sono ‘condizionati’ bensì il contrario. I riflessi incondizionati sono quelli scritti nel suo DNA e che mostra naturalmente, senza che abitudini, esperienze o azioni umane possano cambiarle.

Riflessi condizionati del cane: l’idea di Pavlov

Al giorno d’oggi probabilmente l’operato di Ivan Pavlov sarebbe stato considerato ‘maltrattamento’ sugli animali. Infatti ‘sfruttò’ per il suo esperimento i riflessi del cane sottoponendolo a stimoli e privazioni per capire come funzionasse il sistema della sua salivazione.

Riflessi condizionati del cane
(Foto AdobeStock)

In pratica lo scienziato era intenzionato a scoprire le cause che inducevano il cane a salivare: ci dovevano essere dei motivi per cui il suo amato animale assumeva questo comportamento fisiologico, ed egli era deciso a scoprirli.

Alcuni esperimenti cui ha sottoposto un campione di cani dimostravano che i cani attuavano questo meccanismo di salivazione a prescindere dalla reale presenza della preda o della pappa. Lo facevano anche solo quando vi era uno stimolo.

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Gli esperimenti sui cani

Praticamente lo studioso volle dimostrare che i cani salivano non solo quando si trovano il pasto davanti ma cambiano atteggiamento (rispetto al solito) anche solo quando vedono arrivare la stessa persona che dà loro il cibo con la ciotola in mano. Se prima dunque la persona in questione non ‘suscitava’ nel cane alcuna reazione, una volta ‘associata’ alla pappa, faceva scaturire in Fido una certa eccitazione.

Allo stesso modo se riusciva a far associare la pappa ad uno stimolo sonoro, come ad esempio un campanello, l’effetto era lo stesso. Infatti anche se dopo il suono non veniva somministrato alcun pasto, il cane salivava ugualmente ogni volta che lo sentiva.

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Riflessi condizionati del cane: quello strumentale e come sfruttarlo

Lo stesso aggettivo ‘strumentale’ indica un qualcosa che si fa per ottenere in cambio qualcos’altro: ed è proprio questo il meccanismo alla base di una ricompensa, ovvero quando dare dei premi al cane. Quando avrà eseguito correttamente un ordine o avrà fatto qualcosa nel modo giusto, si meriterà un premio per il suo comportamento.

Riflessi condizionati del cane: salivazione
(Foto Pixabay)

Si tratta di una ricompensa non ‘fine a sé stessa’, ma è il modo migliore per ‘stimolare’ il cane a fare ciò che gli ordiniamo e a ripeterlo ogni volta che glielo chiediamo. E’ molto importante però ‘mettere’ il cane nella condizione di conoscere sempre stimoli nuovi che lo costringono, in un certo senso, sempre ad adattarsi a situazioni prima sconosciute. Per questo è importante la socializzazione del cane fin da cucciolo, un modo per aiutarlo a non sentirsi a disagio in presenza di estranei o in luoghi che non è solito frequentare.

Francesca Ciardiello