Home Cronaca Il dramma di Paolo: “Ridatemi Orso, non è cattivo come dite voi”

Il dramma di Paolo: “Ridatemi Orso, non è cattivo come dite voi”

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Paolo Beber e Orso

Paolo Beber, un ex senza fissa dimora, è disperato perché da martedì scorso il suo cane ‘Orso‘ è sotto sequestro, ‘recluso’ nel canile municipale. La colpa del povero animale è quella di essere un rottweiler, quindi potenzialmente una razza aggressiva e pericolosa, da qui la decisione dei giudizi a scopo cautelativo.

L’avvocato Matteo Pallanch, che difende gli interessi di Paolo Beber, parla di un uomo disperato: “Al telefono piangeva, ho cercato di infondergli fiducia, dicendogli che sarà depositato una richiesta di dissequestro, ma è molto provato, Orso è la sua famiglia”. Ma cosa è accaduto? Sembra che a marzo l’ex clochard abbia assistito a un controllo da parte delle Forze dell’ordine a due donne. L’uomo litigò con le due e secondo queste ultime a un certo punto disse che avrebbe usato contro di loro il cane, anche se poi non lo fece.

Il suo legale sottolinea: “L’indagine si avvia alla conclusione e in questa fase i magistrati hanno deciso per un provvedimento di sequestro, come se il cane fosse un oggetto, per il pericolo presunto che possa essere sguinzagliato nei confronti di qualcuno solo perché Paolo ha detto questa frase definita come minacciosa”. In realtà ‘Orso’ viene definito un ‘pacioccone’, “come lo stesso Beber che potrebbe sembrare minaccioso e sfrontato ma in fondo è mite e pacifico”.

Paolo Beber, ribadisce il suo avvocato, sta soffrendo molto questo distacco perché Orso è la sua unica famiglia, ora che non è più un senza fissa dimora e abita presso una casa Itea. Anche nelle scorse ore, sulla sua pagina Facebook, l’uomo aveva chiesto aiuto, invitando tutti a raggiungerlo alla Bolghera. Qui però l’ex senzatetto non si sarebbe fermato più di qualche minuto, trincerandosi poi in casa. Vani anche i tentativi di raggiungerlo telefonicamente, tant’è che gli amici sono tutti preoccupati.

L’altra notte, un’amica è riuscito a chiamarlo, poi ha raccontato agli altri: “Mi ha risposto dalla finestra incavolato perché gli ho rotto le scatole all’una di notte. Gli ho detto che siamo tutti preoccupati ma ha detto che non gli interessa nulla. Per me sta male”. Altri amici gli spiegano che sono dalla sua parte: “Vogliamo aiutarti, rispondi al telefono”.

La parola passa ora al suo avvocato, che presenterà istanza in tribunale, ma la riunione di Paolo Beber e del suo amico Orso non sarà semplice: “Lavoreremo per riunire Orso con Paolo, dimostrando che non ci sono i presupposti giuridici per sequestrare il cane, perché non è corretto supporre che quel cane sarebbe stato usato come arma, è noto a tutti come come pacioccone”. Prima di Orso, per tredici anni l’uomo ha avuto un altro cane, Onny, mentre quest’ultimo non ne ha neanche quattro: in entrambi i casi, sono stati inseparabili amici di Paolo Beber.

Il rapporto tra clochard e cani è spesso straordinario: qualche tempo fa vi abbiamo raccontato di un uomo di nome Ferdinando di 44 anni che ha perso tutto e per non separarsi dal suo cane, Billy di 10 anni, ha preferito vivere per strada.

In Messico, a Monterrey, una metropoli di quasi due milioni di persone, capoluogo dello Stato di Nuevo Leon, un clochard di 57 anni, Manuel Lira, è deceduto per strada. Al suo fianco, gli operatori sociali e il servizio medico hanno trovato un cagnolino, il meticcio di nome Culato, inseparabile da Manuel che condivideva ogni istante della sua vita, dormendo con lui sotto alle coperte per strada.

Nei mesi scorsi, è arrivata la bellissima testimonianza di una donna di nome Wilma, volontaria presso un rifugio, che lungo una strada in Texas, ha rischiato di provocare un incidente per leggere il cartello di un uomo senza fissa dimora che recava la scritta: “Il mio cane è al canile, aiutatemi”.