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Spara al cane del vicino perché aveva ucciso due agnelli

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:56
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Spara al cane maremmano perché aveva ucciso due agnelli

spara cane pecore
Maremmano che custodisce un gregge

Un allevatore di 24 anni ha sparato al cane del vicino di casa, un pastore maremmano. L’animale è stato ferito alla testa e alle anche. Affidato alle cure del veterinario, fortunatamente sopravviverà.

Il caso è stato registrato in località Donigala, nella borgata marina Sant’Antonio di Santadi del Comune di Arbus in Sardegna. Il giovane allevatore che è stato denunciato per maltrattamento animali si è difeso sostenendo che il cane, il giorno prima, gli aveva ucciso due agnelli.

Dopo la denuncia, le forze dell’ordine sono riuscite a rintracciare l’allevatore al quale i Carabinieri hanno sequestrato il fucile.

Giustizia fai da te

Occhio per occhio, dente per dente. La vicenda registrata a Arbus in Sardegna non è un caso isolato. E’ piuttosto comune nel caso degli allevatori, allontanare un cane che non è adatto alla custodia del gregge. Nelle aree rurali, la tradizione riguardo a cani che tendono ad uccidere agnelli o pecore era quella di eliminare l’animale problematico. Ovvero, gli allevatori risolvevano il problema uccidendo il povero cane.

Una crudeltà e una tradizione arcaica che ancora oggi è diffusa nell’arco di tutta la penisola. Tra i casi più eclatanti, la vicenda di Angelo, il cane meticcio, ucciso a Sangineto in Calabria. Anche in quel caso, i giovani che hanno agito con una crudeltà inaudita, impiccando il cane ad un albero e uccidendolo a bastonate, filmando tutta la scena, avevano sostenuto che il cane aveva aggredito e disturbato alcuni greggi. E ancora. Sempre in Sardegna, ci fu il caso di “Amore” a Irgoli. Un povero cane che venne ucciso da due allevatori che lo legarono alla jeep, trascinandolo per chilometri, punendo l’animale.

Quello che emerge sono le modalità crudeli disumanizzate con le quali questi cani vengono puniti. Il sadismo e la violenza di chi intende infliggere una punizione all’animale nascondono in realtà la pericolosità sociale di queste persone che agiscono per impulso e rabbia.

Sarebbe stato più semplice, un dialogo civile, confrontarsi con il proprietario del cane, che magari avrebbe potuto risarcire il danno, prendendo delle misure per evitare altre fughe.

C.D.

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