Attorno alle Secche di Tor Paterno, davanti al litorale di Ostia, si è creata una comunità di oltre 400 delfini e gli esperti spiegano come questo sia un indicatore importante di salute dei mari.

Una sorta di santuario marino chiaramente del tutto naturale, con una grande biodiversità: queste sono le Secche di Tor Paterno, una caratteristica roccia sommersa, come se ne vedono in altre parti d’Italia e che spesso ci raccontano di naufraghi lontani nel tempo, circondata dai fondali sabbiosi. Queste, nello specifico, si trovano al largo di Ostia, sul litorale romano, e vantano uno dei patrimoni di fauna marina più interessanti d’Italia, ovvero la presenza di più di 400 tursiopi, i delfini costieri.
Centinaia di delfini davanti al mare di Ostia: perché è una buona notizia
Questa area marina protetta, gestita da RomaNatura, un ente regionale presieduto da Marco Visconti, rappresenta per gli studiosi del mare di casa nostra un tesoro da scoprire, definito dalla biologa Lisa Stanzani appunto come un “santuario della biodiversità”. Ad attestare come l’ecosistema marino sia ricco di cibo e ben conservato è proprio la presenza stabile di centinaia di tursiopi e la nascita di tantissimi cuccioli. Infatti, questi delfini sono dei veri e propri bioindicatori, vale a dire che la loro presenza è un segnale della buona qualità dell’ambiente.

Alcuni anni fa, alcuni fenomeni, come l’avvistamento di delfini al largo del litorale ostiense, venivano osservati con grande curiosità e meraviglia, ma a quanto pare oggi quegli eventi che apparivano come sporadici sono non solo all’ordine del giorno, ma ci raccontano qualcosa di meraviglioso: durante i monitoraggi, i guardiaparco hanno osservato gruppi di 15-20 delfini con diversi piccoli, alcuni appena nati e ancora con le caratteristiche pieghe fetali, un fenomeno che indica appunto la qualità di quei mari.
“La presenza di tali cetacei riveste significato scientifico determinante” – ha commentato Marco Visconti su Instagram – “I tursiopi sono grandi predatori al vertice della catena alimentare marina, il loro stato di salute riflette direttamente lo stato di salute dell’intero ecosistema”. Insomma, siamo davanti a “un ecosistema unico in Italia”, “un fatto biologico”, che va preservato e per questo prosegue il monitoraggio scientifico, che avviene in diversi modi, da un lato con i ricercatori che studiano i delfini con la fotoidentificazione, fotografando le pinne dorsali per riconoscere i singoli individui senza disturbarli, e dall’altro con le segnalazioni dei cittadini che contribuiscono alla ricerca attraverso progetti di citizen science.
A cosa fare attenzione per proteggere i delfini dai rischi presenti nei mari
Se dunque, nell’Alto Adriatico, i delfini devono cercare il cibo andando a “caccia” di pescherecci, qui la situazione appare sicuramente molto più rosea, qui siamo di fronte a un fenomeno davvero esclusivo nel nostro Paese. Non è certo un unicum per le nostre coste, ma senza dubbio quella di cui vi stiamo raccontando è una delle aree riconosciute come le più importanti per l’osservazione di eventi come quello della presenza di delfini costieri.

Ma è anche un’area che ha bisogno di un costante monitoraggio: “Investiamo nella sorveglianza, intensifichiamo i controlli, finanziamo il monitoraggio perché la conoscenza è l’unico fondamento possibile della protezione”, sottolinea ancora Marco Visconti e del resto i rischi per i tursiopi e la loro sopravvivenza sono ben noti.
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Uno dei fenomeni che sembra non dare pace ai delfini nel corso del tempo è quello del cosiddetto bycatch, ovvero la cattura accidentale nelle reti da pesca, a cui se ne aggiungono altri che purtroppo sono sempre più comuni, a partire dall’inquinamento acustico e da quello legato alla presenza di microplastiche. Da questo punto di vista, l’importanza delle uscite dei guardiaparco, che rimuovono i rifiuti galleggianti in maniera costante, è innegabile. Ma la continuità rispetto alle osservazioni ha bisogno di essere finanziata ed è l’unico modo per garantire la convivenza sostenibile tra uomo e natura.