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Parto cesareo nella gatta: come si procede, i rischi e quando è necessario

Parto naturale o cesareo nella gatta? Dipende dalle circostanze ma è opportuno conoscerne i rischi e le conseguenze di questa operazione chirurgica.

Parto cesareo nella gatta
(Foto Pixabay)

La gioia dei futuri gattini ci fa perdere di vista il momento del parto? Eppure è un momento fondamentale, di cui forse non conosciamo abbastanza. Come per noi umani, il parto cesareo nella gatta è un’alternativa a quello naturale, solitamente quando le condizioni non sono del tutto stabili e rosee. Vediamo dunque quando è necessario e come si procede per un’operazione di questo tipo.

Il parto della gatta: un momento indimenticabile

Sebbene l’emozione di accogliere in casa dei cuccioli sia enorme anche per i padroni che si commuovono raramente, la gatta in realtà vive il momento in maniera molto naturale. E inoltre si prepara al lieto evento scegliendo gli angoli più tranquilli della casa per allestire la tana che ospiterà i piccoli nati.

Micio
(Foto Pixabay)

Una volta espulsi in modo naturale i cuccioli, la gatta se ne prende cura sin da subito, leccandoli, tagliando il cordone ombelicale e mangiando la placenta. E’ probabile che dopo essersi presa cura del primo cucciolo, sia pronta a partorire quello successivo: potrebbe intercorrere anche un intervallo di circa 30 minuti.

Come i grandi felini, può capitare che nelle colonie feline alcune mamme gatta allattino anche gattini non loro: questo per lo spirito di collaborazione che sussiste tra tutti gli esemplari della stessa specie. Inoltre può capitare che il periodo del parto coincida con quello di tante altre gatte (pare sia sempre in tarda primavera o in autunno).

Pur nutrendo piccoli ‘sconosciuti’ col loro latte, la mamma riconosce i suoi cuccioli dall’odore del pelo, dal manto etc. Può anche capitare il contrario, e cioè che mamma gatta rifiuti i suoi piccoli: questo è molto frequente in caso di parto cesareo.

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Parto cesareo nella gatta: quando è necessario

Solitamente una gatta non ha problemi a partorire naturalmente, e di certo non decide da sola se adottare un metodo o l’altro. Molto dipende dalle circostanze che potrebbero convincere il veterinario esperto ad optare per un cesareo, piuttosto che per quello naturale.

Mamma gatta e cuccioli
(Foto Pixabay)

Lo si sceglie soprattutto per il bene dei cuccioli e per facilitare la loro nascita; trattandosi di un’operazione chirurgica a tutti gli effetti, in caso di seconda gravidanza, la gatta dovrà subire un altro cesareo. Proprio per questo molti padroni decidono per la sterilizzazione del felino dopo un parto di questo tipo. Il medico sceglie questa operazione in caso di:

  • i brachicefali, ovvero i gatti col muso schiacciato (ad esempio il Persiano),
  • se il canale del parto è molto stretto,
  • se i cuccioli sono troppo grandi.

Ciò non significa che un gatto brachicefalo dovrà partorire solo col cesareo, ma in linea di massima si sceglie questa operazione per prevenzione e per il bene sia della mamma sia dei suoi cuccioli.

Inoltre è necessario optare per il cesareo in caso di contrazioni prolungate ma che non portano all’espulsione del gattino, oppure quando in parte sono usciti e alcuni sono rimasti dentro o ancora in caso di distocia della mamma, ovvero uno stato di stanchezza che le impedisce di continuare a partorire. Una sofferenza del genere alla gatta potrebbe essere evitata proprio con questo taglio all’addome che la ‘libera’ dei piccoli che, in caso contrario, non sarebbero riusciti a nascere.

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Come si procede in caso di cesareo

Ormai si tratta di un’operazione quasi di routine, quindi i rischi che si corrono durante l’operazione sono davvero scarsi. Si procede previa anestesia e si continua con una cura farmacologica leggera proprio per favorire la ripresa della mamma.

Alcune controindicazioni dei farmaci utilizzati post-partum, ovvero analgesico e anestetico, sono legati ad una loro cattiva somministrazione, con conseguenze anche sull’apparato renale di mamma gatta e dei suoi piccoli.

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