“Alligator Alcatraz”: il progetto che vuole trasformare i coccodrilli in sentinelle delle carceri

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I coccodrilli del Nilo come deterrente contro le evasioni: un progetto che fa discutere il quale si ispira a modelli già esistenti, che si sono dimostrati fallimentari.

Un coccodrillo e nel cerchio un carcere usa
“Alligator Alcatraz”: il progetto che vuole trasformare i coccodrilli in sentinelle delle carceri (Amoreaquattrozampe.it)

Probabilmente la notizia è una di quelle passate un po’ in sordina, ma che comunque rendono l’idea di ciò che sta accadendo in tutto il mondo, soprattutto quando si parla di centri di detenzione e rispetto dei diritti umani. Circa un anno fa, è stato inaugurato il South Florida Detention Facility, soprannominato “Alligator Alcatraz”, un centro di detenzione per immigrati irregolari situato nell’ex aeroporto di Dade-Collier, nella riserva naturale di Big Cypress, in Florida.

La struttura di detenzione chiamata “Alligator Alcatraz”: l’utilizzo dei coccodrilli e come è andata a finire

A tagliare il nastro della struttura di detenzione, il primo luglio dello scorso anno, era stato il presidente Donald Trump in persona, accompagnato dalla segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, e si trattava del primo centro di questo tipo gestito interamente dallo Stato della Florida. Nel giro di pochi mesi, la struttura, difesa a spada tratta dal governatore della Florida Ron DeSantis, secondo il quale con la deportazione di 21mila persone in questo centro si sarebbe reso più sicuro il suo Stato, è stata chiusa, confermando quello che si sosteneva sin dall’inizio, ovvero che si trattava di un progetto destinato a fallire.

il cartelllo che indica la struttura di detenzione Alligator Alcatraz
La struttura di detenzione chiamata “Alligator Alcatraz”: l’utilizzo dei coccodrilli e come è andata a finire (Amoreaquattrozampe.it)

Troppo elevati sono infatti risultati i costi di gestione, ovvero circa 1,2 milioni di dollari al giorno, ma chiaramente non è solo una questione economica: le organizzazioni animaliste e quelle per i diritti umani si sono ritrovate insieme in una battaglia campale per la chiusura di centri come questo. Da un lato, c’è lo sfruttamento di animali selvatici come gli alligatori, dall’altro ci sono soprattutto le ripetute violazioni dei diritti umani, con la denuncia di carenze nei servizi igienici e nell’assistenza medica, della mancanza di accesso alla consulenza legale e della presenza di cibo contaminato.

Anche dal punto di vista legale il centro è stato contestato: nell’agosto 2025 un giudice federale ne ha temporaneamente limitato l’attività e vietato nuovi trasferimenti di detenuti, ma il provvedimento è stato successivamente sospeso dalla Corte d’appello. Si sono poi denunciate altre questioni, a partire dalla critica per l’impatto ambientale della struttura, quindi è arrivata anche la denuncia dei legali, secondo i quali molti prigionieri in questo centro sono stati trasportati in altre strutture di detenzione, ma senza avvertire le famiglie per diversi giorni rispetto agli spostamenti.

La proposta del ministro israeliano sulle carceri controllate dai coccodrilli

Alligator Alcatraz ha così chiuso tra le polemiche – che restano tali – nel giro di meno di un anno, anche per via dei rischi meteorologici legati alla stagione degli uragani, nel mese di giugno di quest’anno. Ma se il modello si è dimostrato fallimentare per la Florida, e in generale per gli USA di Trump, già alle prese con altre decisioni controverse, qualcun altro è intenzionato a replicarlo altrove: parliamo di Israele, dove sarebbe in via di definizione una proposta molto controversa attribuita al ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir.

il post del ministro Ben Gvir che accarezza un coccodrillo
La proposta del ministro israeliano sulle carceri controllate dai coccodrilli (Amoreaquattrozampe.it)

L’idea del ministro, che viene sostenuto dalla ministra israeliana della Protezione dell’Ambiente, Idit Silman, ha modificato la classificazione giuridica dei coccodrilli, facendoli passare da “animali selvatici” a una categoria che ne consentirebbe l’impiego da parte di enti di sicurezza, è quella di usare i coccodrilli del Nilo come deterrente contro le evasioni nelle carceri che ospitano detenuti palestinesi. L’ennesimo piano che fa discutere da parte del ministro di ultradestra del governo di Israele dovrebbe partire dal carcere di Ketziot.

Ma come si svilupperà? Il ministro vuole creare fossati o aree protette con coccodrilli attorno ad alcune carceri e ha anche rilanciato la sua idea attraverso i social e con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sul suo profilo ufficiale è infatti apparsa un’immagine che lo raffigura con un coccodrillo al guinzaglio e uno slogan rivolto ai detenuti: “State pensando di tentare la fuga? Ripensateci”.

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Anche in Israele, la proposta sta trovando delle opposizioni, come quella dell’Autorità per la Natura e i Parchi che si è detta fermamente contraria all’iniziativa, sostenendo che i coccodrilli dovrebbero essere tutelati e non impiegati per scopi di sicurezza. A oggi quindi non è chiaro quanto il progetto sia effettivamente operativo, perché alcune fonti parlano di primi lavori preparatori, mentre altre lo descrivono ancora come una proposta politica molto discussa.