Allevamenti in gabbia sotto accusa: l’Europa chiamata a intervenire dopo la richiesta dei cittadini

Ricorso in Commissione europea per inadempienza: un milione e mezzo di europei hanno chiesto lo stop agli allevamenti in gabbia in Europa.

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Ricorso in Commissione europea per inadempienza: un milione e mezzo di europei hanno chiesto lo stop agli allevamento in gabbia in Europa (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Il 5 marzo scorso, l’aula della Corte di Giustizia dell’Unione Europea a Lussemburgo è diventata il palcoscenico di un evento senza precedenti. Per la prima volta nella storia delle istituzioni comunitarie, la Commissione Europea è stata chiamata a rispondere legalmente della propria inazione. Al centro della disputa non ci sono solo i diritti di 300 milioni di animali ancora allevati in gabbia nel Vecchio Continente, ma il valore stesso della democrazia partecipativa europea.

Ricorso in Commissione europea per inadempienza: le proteste degli animalisti per liberare gli animali dalle gabbie

Il ricorso, presentato dal Comitato promotore dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “End the Cage Age” e sostenuto con vigore dalla LAV (Lega Anti Vivisezione), segna un punto di rottura. Non è solo una questione di benessere animale; è la richiesta di responsabilità verso un organismo che aveva assunto un impegno solenne davanti a 1,5 milioni di cittadini e che, fino ad oggi, ha scelto il silenzio e il rinvio.

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La tutela degli animali è al centro delle attenzioni delle associazioni animaliste che stanno protestando fuori dalla Commissione europea (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Tutto ha inizio l’11 settembre 2018, quando il CIWF (Compassion in World Farming) lancia a Bruxelles la sfida: abolire l’uso delle gabbie per tutti gli animali allevati a scopo alimentare. In breve tempo, si aggregano 170 associazioni da 28 Paesi, formando la più grande coalizione mai vista nel settore. In Italia, la LAV si pone in prima linea, ottenendo fin da subito il supporto delle istituzioni nazionali.

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Il successo popolare è travolgente. Nel 2020 vengono consegnate oltre 1,4 milioni di firme validate, superando ampiamente i requisiti minimi di legge. Di fronte a una tale spinta democratica, nel giugno 2021 la Commissione Europea non può che capitolare, almeno formalmente: promette una proposta di legge entro la fine del 2023 per eliminare gradualmente le gabbie a partire dal 2027.

Mucche in gabbia
Per la prima volta in assoluto la Commissione europea ha dovuto rispondere ad un ricorso presentato da diverse associazioni e organizzazioni animaliste nell’ambito della campagna “End of Cage Era” (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

Tuttavia, quella che sembrava una vittoria storica si è presto trasformata in un labirinto burocratico. Scaduto il termine del 2023 senza alcuna bozza legislativa, le associazioni hanno prima interpellato il Mediatore Europeo e infine, di fronte a risposte evasive, hanno deciso di percorrere la via giudiziaria.

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Lorenza Bianchi, responsabile Area Animali negli allevamenti di LAV, era presente all’udienza del 5 marzo. Il clima, riferisce, era di estrema tensione ma anche di grande dignità. Essere ammessi come interveners nel processo non era affatto scontato: “È un riconoscimento al lavoro di anni,” spiega Bianchi. Durante le quattro ore di dibattimento, gli avvocati della coalizione hanno contestato alla Commissione il mancato rispetto di un impegno legalmente vincolante.

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La Commissione europea ha dovuto rispondere ad un ricorso presentato dalle associazioni e organizzazioni animaliste nell’ambito della campagna per porre fine alla pratica di tenere animali in gabbia (Foto Canva -amoreaquattrozampe.it)

La Camera di cinque giudici ha incalzato i rappresentanti dell’esecutivo UE, chiedendo spiegazioni chiare sui motivi che hanno impedito la presentazione della tempistica legislativa promessa. “Abbiamo presentato prove a sostegno della causa di milioni di esseri senzienti ridotti a macchine produttive. La Commissione deve capire che la volontà democratica non può essere archiviata in un cassetto”.

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Nonostante la crescente sensibilità dell’opinione pubblica, i dati attuali sono impietosi. Ogni anno, nell’Unione Europea, circa 300 milioni di animali (galline, scrofe, vitelli, conigli, quaglie e anatre) trascorrono tutta o gran parte della loro vita in spazi angusti, dove non possono nemmeno espletare i loro comportamenti naturali più elementari. Secondo l’ultimo Eurobarometro, la stragrande maggioranza dei cittadini europei ritiene che il benessere animale debba essere una priorità e si dichiara favorevole allo stop definitivo alle gabbie.

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Eppure, a otto anni dal lancio dell’ICE, il processo legislativo è fermo al punto zero. Questa azione legale mette sotto i riflettori lo strumento dell’ICE, concepito per dare voce ai cittadini nelle stanze del potere di Bruxelles. Se la Commissione può ignorare un’iniziativa di tale portata senza conseguenze, lo strumento stesso perde di significato, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee. Il fatto che proprio la tutela degli animali sia il motore di questo scontro costituzionale è indicativo di un cambiamento profondo. La sofferenza animale è vista come una questione di etica pubblica e di sostenibilità del sistema alimentare globale.

I problemi degli allevamenti in gabbia

L’impegno della LAV non si limita alla denuncia legale. Attraverso report di ricerca e campagne di sensibilizzazione (come quella sulle galline ovaiole del 2022), l’associazione evidenzia come il modello zootecnico intensivo sia un sistema intrinsecamente fragile. Gli allevamenti intensivi sono tra i principali responsabili di emissioni di gas serra e inquinamento delle falde acquifere. La densità degli animali nelle gabbie favorisce la diffusione di patogeni e l’uso massiccio di antibiotici, alimentando l’antibiotico-resistenza.

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Sempre più persone scelgono prodotti “cage-free” o riducono il consumo di proteine animali, spingendo il mercato verso il cambiamento prima ancora che lo faccia la legge. Il mondo dell’attivismo e i milioni di firmatari attendono ora la sentenza dei giudici di Lussemburgo. Una vittoria significherebbe obbligare la Commissione a fornire finalmente un calendario certo per la messa al bando delle gabbie, ripristinando la legalità e il rispetto per la volontà popolare. (di Elisabetta Guglielmi)

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