Braccati in mare e spinti dentro la baia: riparte in Giappone la controversa caccia ai delfini

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A Taiji, in Giappone, è ripartita la stagione di caccia ai cetacei. Delfini catturati, uccisi o destinati ai delfinari: le denunce degli attivisti.

Il 1° settembre 2026 è iniziata una nuova stagione di caccia ai cetacei nella baia di Taiji, in Giappone. Una pratica che continua a suscitare forti proteste da parte delle organizzazioni per la tutela degli animali e che, secondo il calendario previsto, proseguirà fino a marzo 2027.

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Già nelle prime ore della riapertura, le imbarcazioni dei cacciatori avrebbero intercettato in mare aperto un branco di circa 200 delfini tursiopi, spingendoli per ore verso le acque basse della baia. Secondo quanto documentato dall’attivista Kunito Seko, presente sul posto, almeno 100 esemplari sarebbero stati confinati all’interno di un sistema di reti.

Taiji, riparte la caccia ai delfini: centinaia di cetacei spinti nella baia

La tecnica utilizzata a Taiji consiste nell’individuare i branchi in mare aperto e indirizzarli verso la costa attraverso le imbarcazioni. Una volta raggiunta la baia, gli animali vengono circondati con reti che ne impediscono la fuga.

Taiji, riparte la caccia ai delfini: centinaia di cetacei spinti nella baia- amoreaquattrozampe.it

Le immagini e le testimonianze diffuse dagli osservatori indipendenti descrivono una situazione di forte stress per i cetacei, costretti a rimanere in uno spazio ristretto dopo un lungo inseguimento. All’interno dei gruppi possono essere presenti anche esemplari giovani, particolarmente vulnerabili alle conseguenze della cattura.

La separazione dei componenti del branco rappresenta uno degli aspetti più contestati della pratica, considerando la complessità dei legami sociali che caratterizzano molte specie di delfini.

Il destino degli animali condotti nella baia può essere diverso. Una parte viene abbattuta e la carne destinata al consumo alimentare, mentre alcuni esemplari vengono selezionati per la cattura viva e il successivo trasferimento in strutture che ospitano cetacei.

Secondo le organizzazioni animaliste, la selezione riguarda spesso individui giovani e in buone condizioni fisiche, ritenuti più adatti alla vita in cattività. Gli attivisti denunciano inoltre le conseguenze fisiche e comportamentali che l’inseguimento, il confinamento e la separazione dal branco possono provocare.

Le condizioni di detenzione e il commercio internazionale di delfini destinati ai parchi acquatici sono da anni al centro di un acceso dibattito sul benessere animale e sull’opportunità di mantenere questi mammiferi marini in cattività.

Secondo i dati riportati dagli osservatori, la quota complessiva prevista per la stagione 2026/2027 supera i 1.800 cetacei appartenenti a diverse specie. Il contingente indicato comprende:

  • 100 lagenorinchi dai denti obliqui;
  • 280 stenelle attenuate;
  • 450 stenelle coeruleoalba;
  • 20 steni;
  • 300 peponocefali;
  • 263 tursiopi;
  • 251 grampi;
  • 49 pseudorche;
  • 101 globicefali di Gray.

Il totale delle quote riportate è di 1.814 animali. Si tratta di un limite autorizzato e non del numero di cetacei effettivamente catturati o abbattuti. Le informazioni diffuse dagli attivisti indicano che, durante la stagione precedente, circa 1.100 cetacei sarebbero stati spinti nella baia. Di questi, 416 sarebbero stati uccisi e 84 catturati vivi.

I numeri, attribuiti agli osservatori indipendenti, evidenziano la portata della pratica e il motivo per cui Taiji continua a essere uno dei luoghi più discussi al mondo per quanto riguarda la tutela dei mammiferi marini. Gli attivisti dell’Operazione Cove Siege presidiano la costa di Taiji per documentare le operazioni di caccia e rendere pubbliche immagini, testimonianze e dati sulle catture.

Che cosa succede a questi delfini?- Amoreaquattrozampe.it

Il loro obiettivo è richiamare l’attenzione internazionale sulle condizioni degli animali e sulle conseguenze della caccia, promuovendo una maggiore consapevolezza sul benessere dei cetacei e sul commercio di esemplari destinati alla cattività.

La nuova stagione riapre così una questione che divide profondamente: da una parte le autorità e gli operatori locali, che difendono la pratica nell’ambito delle attività di pesca autorizzate; dall’altra le organizzazioni animaliste, che chiedono la fine delle catture e degli abbattimenti, sottolineando l’intelligenza, la sensibilità e la complessa vita sociale dei delfini.

Per gli osservatori, ogni nuova stagione rappresenta un’occasione per riportare l’attenzione su questi animali e sulla necessità di garantire loro una maggiore protezione.