Papa Leone XIV rompe il silenzio e parla della caccia: “La biodiversità va protetta”. Cresce la protesta contro la riforma.
Il ddl 1552 approda in Aula tra le proteste per la biodiversità e l’allarme sicurezza. Papa Leone XIV scrive alla Lipu: «Questione di grande rilevanza sociale e morale». Il controverso disegno di legge 1552 sulla riforma della caccia approda oggi nell’Aula del Senato, accompagnato da un’ondata di aspre polemiche e da un intervento di eccezionale portata simbolica.

Papa Leone XIV ha infatti manifestato la propria attenzione sul tema della tutela ambientale, rispondendo direttamente a una lettera inviatagli dalla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli). Il Pontefice ha definito la salvaguardia della fauna e della biodiversità una questione di «grande rilevanza sociale e morale». Pur ribadendo la tradizionale terzietà della Santa Sede rispetto alle dinamiche legislative interne degli Stati, il Papa ha espresso un sincero apprezzamento per l’operato dell’associazione, assicurando l’impegno costante del Vaticano nella promozione del rispetto del creato, descritto come un «dono incomparabile di Dio».
Le parole del papa sul ddl caccia: “Si tratta di una questione di rilevanza sociale e morale”
Le parole di Leone XIV giungono in un momento di massima tensione. Il presidente della Lipu, Alessandro Polinori, aveva espresso al Papa profonda preoccupazione per un provvedimento che rischia di causare una drastica deregolamentazione dell’attività venatoria. Secondo gli ambientalisti, il testo aumenterà la pressione venatoria e amplierà l’elenco delle specie cacciabili, minacciando gravemente la fauna selvatica, già duramente provata dai cambiamenti climatici e dalla perdita di habitat naturali.

Il fronte del dissenso, emerso con forza anche durante la recente conferenza stampa “Fermare la distruzione della natura” a Palazzo Madama, denuncia la possibilità di ridefinire i confini delle aree protette per estendere le zone di caccia. Le associazioni denunciano una violazione degli obiettivi europei di conservazione e degli stessi principi di tutela ambientale recentemente inseriti nella Costituzione italiana.
Accanto all’emergenza ecologica, il dibattito si infiamma sul fronte della sicurezza dei cittadini. L’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) ha diffuso dati allarmanti sugli incidenti venatori: dal 2007 al 2025 si sono registrati ben 462 morti, con una media drammatica di circa 26 vittime all’anno. Annamaria Procacci, responsabile Fauna selvatica dell’associazione, ha sottolineato l’irresponsabilità di ampliare spazi e tempi di caccia a fronte di un simile bilancio di sangue, che rischia di compromettere la sicurezza di escursionisti, famiglie e frequentatori delle aree naturali, chiedendo un intervento urgente del ministro dell’Interno.

La mobilitazione si è trasformata in un duro attacco politico al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Le organizzazioni ecologiste chiedono un suo intervento immediato per bloccare il disegno di legge, giudicando inaccettabile il silenzio del ministero di fronte a un testo che riduce il peso delle valutazioni scientifiche. La richiesta è netta: fermare la riforma o assumersene la responsabilità politica con le dimissioni.
La partita sul “ddl caccia” supera ormai i confini del tradizionale scontro tra favorevoli e contrari all’attività venatoria. Con l’avvio del dibattito in Aula, il Senato si trova a dover decidere non solo il destino della fauna italiana, ma un più complesso bilanciamento tra l’aggiornamento delle regole richiesto dal mondo venatorio, la sicurezza dei cittadini e la tutela del patrimonio naturale del Paese.