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Carrefour annuncia ritiro della carne di cane dagli scaffali dei supermercati in Cina

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All’indomani dell’imponente campagna condotta da Animal Asia contro il colosso Carrefour in Cina che vendeva carne di cane sui banchi dei supermercati, la multinazionale fa retromarcia, annunciando l’immediato ritiro del prodotto.

La grossa catena di distribuzione conta su ben 200 punti vendita in Cina e promuoveva la carne di cane in due supermercati a Xuzhou nella provincia di Jiangsu. Carrefour si era già impegnato a ritirare il prodotto nel 2012 ma fino ad oggi continuava indisturbato a venderlo nei due supermercati.
La stessa Animal Asia ha infatti recentemente denunciato che tra i prodotti esposti negli scaffali vi era “carne di cane con sugo di tartaruga” a 18 euro e altri piccole confezioni con carne di cane essiccata a 3,50 euro.

In una nota, la direzione centrale con sede a Parigi, all’indomani dello scandalo rimbalzato in tutto il mondo, ha tenuto ad assicurare di aver rimosso il prodotto: “Si tratta di casi isolati e di una produzione locale, circoscritta a Xuzhou”, ha pertanto precisato il colosso, impegnandosi a ritirare il prodotto.

“L’ultima cosa da fare, da parte di una multinazionale è di banalizzare il consumo di carne di gatto e di cane, contribuendo a finanziare un settore che promuove la crudeltà e l’illegalità”, ha denunciato Animal Asia.

Il consumo di carne di cane in Cina è limitato ad alcune etnie e zone geografiche. Tuttavia, ogni anno nel paese vengono uccisi 10 milioni di cani per il mercato alimentare. Una tradizione che viene condannata non solo dalle organizzazioni animaliste internazionali ma anche dalla maggior parte dei cinesi. Il caso di Carrefour sorge in un periodo piuttosto cruciale di cambiamenti. Dopo il divieto di consumo di carne di cane a Taiwan, secondo le indiscrezioni rivelate dalla Humane Society, a Yulin, le autorità avrebbero vietato la vendita di carne di cane nell’ambito dell’edizione 2017 del noto quanto funesto festival, osteggiato in tutto il mondo che si tiene ogni anno a fine giugno, in concomitanza con il solstizio estivo. Tuttavia, i ristoratori locali hanno assicurato alle agenzie stampe di non aver ancora ricevuto la notifica con l’ordinanza.