Un vero e proprio grande amore quello del Poeta, Francesco Guccini per i suoi gatti. Andiamo a conoscere questa passione.
Sembra incredibile che un uomo così particolare e diverso dal comune che ha unito milioni di persone abbia la passione dei gatti.

Degli animali che si lasciano coccolare poco e che hanno un carattere tutto loro, o forse questo è proprio il motivo per il quale li amava.
Francesco Guccini ed il suo amore smisurato per i gatti
Cantautore, scrittore e protagonista indimenticabile della cultura italiana, Francesco Guccini è morto all’età di 86 anni nella sua casa di Pavana. Accanto all’immenso patrimonio lasciato attraverso canzoni, racconti e libri, c’è anche un aspetto più intimo della sua vita che merita di essere ricordato: il suo profondo amore per gli animali e, soprattutto, per i gatti.

Nella casa di Pavana i felini sono stati per decenni presenze familiari. Per Guccini non erano semplicemente animali domestici, ma veri compagni di viaggio, ciascuno con una personalità, una storia e un modo diverso di entrare nella sua quotidianità.
Il cantautore amava soprattutto quella particolare indipendenza che caratterizza i gatti: animali capaci di affezionarsi profondamente alle persone senza rinunciare alla propria libertà.
In un video-appello realizzato a sostegno dell’associazione “Un animale per amico”, impegnata nella gestione del canile-gattile di Marzabotto, Guccini aveva raccontato apertamente questa passione: «Ho avuto sempre e soltanto gatti, sono sempre stati gli unici animali della mia vita. Sono fantastici e bellissimi, irresistibili».
Il legame con i felini aveva radici lontane. Guccini ricordava i gatti presenti nel mulino dei nonni, dove svolgevano anche l’importante compito di tenere lontani i topi. Tra loro ce n’era uno rimasto particolarmente impresso nella sua memoria: Medica.
«Si chiamava Medica e ci sono state molte “mediche” nella mia vita», raccontava.
Nel corso degli anni furono numerosi i gatti accolti nella sua casa. Alcuni avevano alle spalle situazioni difficili, come una gatta nera con problemi alle zampe e un orecchio amputato, arrivata in cerca di qualcosa da mangiare. Un altro felino, ormai anziano, aveva il pelo lungo e nero, non aveva più denti e faticava persino ad alzare la coda.
Guccini lo descriveva con la sua inconfondibile ironia: «Sono vecchio anche io, la sopporto». Dietro la battuta si nascondeva però una grande tenerezza verso gli animali anziani e fragili.
Tra i protagonisti della sua famiglia felina c’era anche Stagno, arrivato insieme alla moglie Raffaella. Il cantautore scherzava sul loro particolare rapporto: «Da questo gatto io sono semplicemente tollerato… Non esiterei a definirlo stronzo, ma come tutti i gatti è bellissimo».
L’affetto di Guccini per i gatti non rimase confinato alla sua casa. Quando il rifugio di Marzabotto attraversò un periodo di difficoltà economica, anche a causa dell’aumento delle bollette, il cantautore decise di prestare la propria voce alla raccolta di aiuti.
Non amava nemmeno la parola “gattile”: «Non mi piace come definizione. Preferirei parlare di ricovero».
Poi rivolse un appello al pubblico: «Ciò che fanno queste persone, accudire questi animali, è molto bello. Invito tutti coloro che amano i gatti ad aiutarli. Ma invito anche coloro che ancora non li amano ad imparare a farlo».

I felini finirono inevitabilmente anche nella sua produzione artistica. Per presentare l’album Canzoni da intorto, Guccini scelse una fotografia che lo ritraeva con una gatta tra le braccia. Nel disco inserì inoltre “El me gatt”, brano di Ivan Della Mea dedicato alla tragica uccisione di un gatto.
Ma forse le parole che meglio raccontano questo legame sono quelle contenute nella prefazione di Non so che viso avesse, dove ricordava gli undici gatti che avevano attraversato la sua esistenza:
«Non bisognerebbe tacere della multiforme e variegata e agile esistenza degli undici gatti che si sono degnati di farmi compagnia, accondiscendendo a vivere per molti anni accanto a me, ognuno con il proprio carattere, ognuno con la propria storia gatta».
Parole che raccontano perfettamente il suo modo di guardare ai felini: non come semplici presenze domestiche, ma come individui con una propria personalità, degni di rispetto e capaci di lasciare un segno profondo nella vita delle persone.