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Giustiziato l’elefante che ha ucciso un uomo (FOTO)

L’uomo insisteva per farsi un selfie, l’elefante lo ha ferito a morte, i ranger gli hanno riservato lo stesso destino

Elefante (Pixabay)
Elefante (Pixabay)

Rispetto: Riconoscimento di una superiorità morale o sociale manifestato attraverso il proprio atteggiamento o comportamento“.

Atteggiamento o comportamento, ed è proprio questo che a volte manca negli esseri umani. La pratica di quello che sappiamo a parole essere giusto. Dovremmo iniziare a capire che non siamo la sola specie ad abitare questo pianeta. Non siamo gli unici ad avere diritti di poter vivere liberamente e come vogliamo. Non siamo i soli a dover vivere. Non siamo soli, questo è il punto.

Non preoccuparci di quello che ci circonda è forse l’atto di maggior egoismo che potremmo avere. Dobbiamo capire che per convivere, dobbiamo iniziare a rispettare ciò che ci circonda. L’ambiente e i nostri amici animali non sono eterni, ma fondamentali, e se questo non ci diventerà chiaro, le conseguenze non saranno quelle che ci aspettiamo. Ci siamo appropriati di questo mondo non preoccupandoci di quello che potevamo togliere ad altri, senza preoccuparci di quale impatto avrebbe avuto la nostra presenza.

E’ sopravvivenza, e su questo non ci sono obiezioni, ma il modo è quello che sbagliamo e soprattutto a volte ci dimentichiamo che non siamo i soli a doverlo fare. Giusto e sbagliato. Probabilmente nessuno ha l’esatta definizione di questo, per alcuni quello che potrebbe essere giusto per altri non lo è. Ma c’è la vita e la morte, e di questo abbiamo ben chiaro il significato, e quando si arriva a dover uccidere un animale perché si è invaso il proprio spazio, dovremmo rivedere le nostre priorità, e capire perché si è arrivato a tanto.

La triste notizia arriva dallo Zimbabwe, dove prima ha perso tragicamente la vita un uomo, un altro è in fin di vita in ospedale e un elefante è stato giustiziato e tutto per uno stupido selfie. Priorità. Gli esseri umani dovrebbero rivedere le proprie priorità.

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Giustiziato l’elefante che ha ucciso l’uomo che voleva un selfie

Elefante ucciso dai ranger (Screen Twitter)
Elefante ucciso dai ranger (Screen Twitter)

Ha avuto tutto inizio con un selfie. Una foto che si voleva scattare troppo vicino, troppo insistentemente, troppo irruentemente ad un animale che dovrebbe vivere in libertà, nel suo ambiente, con i suoi simili, ma soprattutto non come un fenomeno da baraccone sempre pronto a mettersi in posa per una foto da poter mostrare agli amici.

L’uomo voleva lo scatto, a quanto pare l’elefante non era d’accordo. Reagendo violentemente lo ha attaccato, e dopo averlo trascinato lo ha ucciso. Un altro ragazzo, lotta tra la vita e la morte in ospedale. L’elefante a questo punto ritenuto un pericolo per l’uomo è stato giustiziato dai ranger.

I ranger non avevano scelta” così spiega l’accaduto il responsabile delle Pubbliche relazioni del Parco. Nonostante il gesto il dispiacere sembra aver preso il sopravvento sulle altre emozioni, e così vengono esortate le comunità a restare lontani da questi animali, e evitare qualsiasi contatto ravvicinato.

E’ un vero peccato perché avrebbe potuto essere evitata” continuano “quindi le persone dovrebbero assolutamente evitare di provocare gli animali“. Inoltre viene assicurato che si stia ancora tra le comunità per sensibilizzare le persone sul non dover provocare in alcun modo gli animali. Una triste storia, con una conclusione ancora più tragica, dove due esseri viventi hanno perso la vita e un altro lotta per non fare la stessa fine.

Potrebbero esserci vari modi di vedere questa storia, chi penserà che la sorte toccata all’elefante sia giusta dato il suo gesto, che non è giusto che un uomo sia morto, o chi penserà che si è invaso lo spazio dell’animale e che probabilmente era prevedibile quella sua reazione. Resta il fatto, che in qualunque modo si possano percepire questi fatti, e qualunque sia la concezione di giusto o sbagliato, non si può morire per un selfie, non quando se si fosse rispettato il proprio spazio e quello dell’animale forse, tutto questo, poteva essere evitato.

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F.D.M