Il progetto sperimentale di tutela della natura in Ruanda per assegnare ai gorilla un conto bancario così da trasformandoli in protagonisti dell’economia locale.

In un angolo remoto del Ruanda, tra le nebbie del Parco Nazionale dei Vulcani, sta avvenendo un paradosso economico che potrebbe cambiare per sempre il volto della conservazione ambientale: i gorilla di montagna hanno ora accesso a un conto bancario. Quella che potrebbe sembrare una bizzarra trovata di marketing è, in realtà, il cuore di un sofisticato progetto pilota gestito dall’ONG Tehanu, volto a proteggere una delle specie più iconiche e minacciate del pianeta attraverso la cosiddetta “economia interspecie”.
I gorilla del Ruanda hanno un conto in banca: il progetto per la tutela di una specie in pericolo critico
Nel Parco Nazionale dei Vulcani, un progetto pilota assegna identità digitali e portafogli elettronici ai primati. L’obiettivo? Trasformare gli animali in attori economici per salvare la biodiversità e sostenere le comunità locali.

Da anni, il Ruanda celebra il Kwita Izina, una cerimonia solenne in cui circa 25 cuccioli di gorilla ricevono ogni anno un nome proprio davanti a leader internazionali. Se finora questo atto serviva a dare un’individualità a esseri spesso ridotti a semplici statistiche, oggi quel nome diventa una chiave d’accesso burocratica. Grazie alla tecnologia, a ogni gorilla viene assegnata un’identità digitale accoppiata a un portafoglio elettronico. L’idea alla base è rivoluzionaria: se gli animali sono essenziali per l’equilibrio del pianeta, devono smettere di essere solo beneficiari passivi di donazioni per diventare veri e propri “attori economici”.
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Il progetto, guidato dall’esperto Jonathan Ledgard, parte da una stima economica audace: la popolazione di gorilla del Ruanda vale circa 1,4 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta quasi il 10% del PIL nazionale. “Il nostro mondo non può migliorare se solo gli esseri umani beneficiano delle sue risorse”, spiegano da Tehanu. Nell’agosto del 2024, per la prima volta nella storia, una famiglia di gorilla di montagna ha ricevuto il primo pagamento interspecie.

Ma come può un primate gestire del denaro? Qui entra in gioco l’Intelligenza Artificiale. L’ONG agisce come fiduciaria, utilizzando l’IA per monitorare e identificare i bisogni primari degli animali. Una volta stabilita la necessità – che si tratti di sicurezza o di monitoraggio della salute – il sistema invia pagamenti digitali tramite dispositivi mobili ai cittadini locali in grado di fornire quel servizio. Il “denaro interspecie” crea un circolo virtuoso che trasforma i gorilla in virtuali datori di lavoro per le comunità umane limitrofe.
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I fondi accumulati dai primati servono a pagare gli stipendi per le guardie che contrastano bracconieri e deforestazione; l’acquisto di sensori e smartphone per raccogliere dati sul benessere della fauna; forniscono, inoltre, incentivi economici per chi protegge l’habitat anziché sfruttarlo. In questo modo, la crescita economica della popolazione umana non è più in conflitto con la natura, ma ne diventa direttamente dipendente. I gorilla, con i loro “conti in banca”, finanziano la propria sopravvivenza e, simultaneamente, sollevano dalla povertà i vicini umani.

I gorilla sono scimmie antropomorfe e insieme agli esseri umani fanno parte della famiglia degli ominidi, condividendo circa il 98% del loro DNA con gli umani. Nonostante la popolazione di gorilla stia crescendo al ritmo del 3% annuo, i numeri restano fragili. Il modello proposto in Ruanda sfida la visione tradizionale della conservazione basata sulla carità, proponendo un sistema dove la biodiversità ha un prezzo di mercato che non deriva dal suo sfruttamento (come il bracconaggio), ma dalla sua stessa esistenza.
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Se l’esperimento avrà successo, il “conto bancario dei gorilla” potrebbe essere esportato in tutto il mondo, dando un valore finanziario misurabile a foreste, oceani e specie a rischio, rendendo finalmente la natura una protagonista attiva dell’economia globale. (di Elisabetta Guglielmi)