Una cagnolina è stata ritrovata immobile coperta dalla neve per proteggere i suoi cuccioli dalle gelide temperature: salvataggio in extremis.
La linea che separa la vita dalla morte, a volte, è sottile quanto un fiocco di neve che si posa sul terreno gelato. È una linea che si accorcia drasticamente quando il freddo non è solo un fastidio meteorologico, ma un predatore silenzioso che avvolge ogni cosa. In una mattina di gennaio particolarmente rigida, dove il termometro sembrava voler sfidare la resistenza di ogni essere vivente, si è consumato un dramma che solo per un soffio non si è trasformato in tragedia. Protagonista di questa vicenda è una cagnolina, una creatura senza nome e senza riparo, trovata allo stremo delle forze in un paesaggio dominato dal bianco della neve e dal grigio della disperazione.
Tutto è iniziato con un’ombra. In una zona periferica, dove la neve cadeva fitta e indisturbata, qualcuno ha notato una sagoma scura, immobile contro il riflesso abbagliante del ghiaccio. Inizialmente poteva sembrare un vecchio sacco o un cumulo di stracci abbandonati, ma l’occhio attento di chi sa ancora guardare oltre l’indifferenza ha colto un sussulto, un battito minimo di vita.
I soccorritori si sono trovati di fronte a una cagnolina incinta, che giaceva immobile raggomitolata su se stessa per cercare di conservare quel briciolo di calore corporeo necessario a proteggere le vite che portava in grembo. I suoi occhi raccontavano una storia di abbandono e di lotta solitaria. In quello sguardo non c’era più spazio per la paura, ma solo per una rassegnata attesa della fine. Sapendo che ogni movimento brusco avrebbe potuto compromettere la salute della cagna o dei cuccioli, i soccorritori hanno agito con una delicatezza estrema. La cagnolina è stata avvolta in un cappotto pesante.
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Durante il tragitto verso la clinica veterinaria, mentre il riscaldamento cercava di alzare la temperatura interna, i soccorritori hanno cercato di tranquillizzare la cagnetta. All’arrivo in ambulatorio, lo staff medico ha preso immediatamente il controllo della situazione. La diagnosi è stata ipotermia e sfinimento: secondo i medici, se fosse rimasta sulla neve anche solo un’altra ora, il ghiaccio avrebbe vinto la sua battaglia, spegnendo il suo cuore e quello dei suoi piccoli.
Oltre al tremore, l’ipotermia si manifesta in zampe, coda, naso e orecchie fredde, gengive sempre più pallide. La respirazione potrebbe rallentare particolarmente, così come la frequenza cardiaca. Quando la temperatura scende sotto i 10°C i felini iniziano ad avere freddo. Se le temperature sono inferiori ai 7°C, i gatti iniziano a soffrire. a tale livello. Gli esemplari a pelo corto tendono a soffrire maggiormente il freddo rispetto a quelli a pelo lungo. Se la temperatura corporea è molto al di sotto dei 37,7°C, i felini manifesteranno i primi sintomi dell’ipotermia.
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Nei giorni successivi la cagnolina è stata stabilizzata con flebo, coperte termiche e un monitoraggio costante. In quel nido caldo e protetto, lontano dai pericoli della strada, la quattro zampe si è a poco a poco ripresa. Dopo poche ore dal salvataggio, la cagnetta ha dato alla luce i cuccioli. L’immagine che oggi si presenta a chi visita il rifugio è radicalmente diversa da quella drammatica della mattina sulla neve.
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Oggi, quella cagnolina non è più un animale abbandonato e invisibile nella neve. È una madre orgogliosa, un simbolo di speranza che insegna come, anche nelle condizioni più disperate, la vita possieda una forza straordinaria se solo trova una mano tesa ad aiutarla. (di Elisabetta Guglielmi)
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