Una storia veramente molto triste e commovente per quanto riguarda una mamma delfino, ecco cosa è accaduto.
Vi diciamo spesso che la storia che vi stiamo per raccontare sia triste ma mai come in questo caso particolare.
Andiamo a conoscere il nostro delfino che ha portato per sei giorni il corpicino senza vita del suo cucciolo. Preparate i fazzolettini.
Per sei lunghi giorni ha continuato a sostenere il corpo senza vita del suo cucciolo, spingendolo verso la superficie del mare come se cercasse ancora di aiutarlo a respirare. Una scena tanto struggente quanto potente, che ha fatto il giro del mondo attraverso immagini e video ripresi al largo della costa meridionale di Perth, in Australia.
La protagonista è Fraggle, una femmina di delfino tursiope monitorata da anni dai ricercatori del Geographe Marine Research. La sua storia è particolarmente dolorosa: secondo gli studiosi, questo era il quarto cucciolo che perde. Un dettaglio che ha amplificato la commozione suscitata dalle immagini e alimentato un acceso dibattito sui social, dove in molti hanno interpretato il comportamento della madre come una chiara manifestazione di lutto.
Ma cosa dice davvero la scienza? I delfini provano dolore per la perdita di un figlio? Oppure si tratta di un comportamento istintivo? La risposta, spiegano gli esperti, è molto più articolata e affascinante di quanto possa sembrare.
Secondo Sabina Airoldi, biologa marina e ricercatrice del Tethys Research Institute, ciò che si osserva in questi casi appartiene a un comportamento ben conosciuto dagli studiosi dei cetacei e prende il nome di comportamento epimeletico.
Si tratta di una serie di azioni di assistenza che i cetacei mettono in atto nei confronti di un individuo in difficoltà. Poiché delfini, balene e orche devono emergere periodicamente per respirare, quando un animale è debilitato o non riesce a raggiungere la superficie vengono spesso aiutati dagli altri membri del gruppo, che lo sostengono dal basso permettendogli di continuare a respirare.
Questo comportamento è stato documentato in numerose specie sociali, dai tursiopi alle stenelle fino alle orche, ed è considerato una delle manifestazioni più evidenti della forte cooperazione che caratterizza questi mammiferi marini.
La situazione cambia però quando il soggetto assistito non è più in vita.
Nel caso dei cuccioli appena nati, la madre continua spesso a mantenerli in superficie anche dopo la morte, ripetendo gli stessi gesti che normalmente servirebbero a mantenerli vivi. È proprio ciò che è accaduto a Fraggle.
Secondo gli studiosi, la femmina probabilmente percepisce che il piccolo non è più vivo, ma non interrompe immediatamente il comportamento di assistenza. Può continuare a trasportarlo per ore o addirittura per diversi giorni, con una durata che varia da individuo a individuo e da specie a specie.
È questa la domanda che milioni di persone si sono poste osservando il video. La tentazione di attribuire ai delfini emozioni identiche a quelle umane è forte, ma gli esperti invitano alla prudenza.
Parlare di “dolore” o “disperazione” nel senso umano del termine rischia infatti di essere una forma di antropomorfismo, cioè l’attribuzione agli animali di sentimenti ed esperienze identici ai nostri. Questo, però, non significa che i cetacei siano privi di una vita emotiva.
Negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato che balene e delfini possiedono sistemi di comunicazione estremamente sofisticati, vivono all’interno di relazioni sociali molto complesse, trasmettono conoscenze tra generazioni e costruiscono legami duraturi all’interno del gruppo.
Per questo motivo molti ricercatori preferiscono parlare di elaborazione della perdita, un concetto che evita sia di umanizzare gli animali sia di ridurre tutto a un semplice automatismo biologico. C’è un altro aspetto che rende ancora più sorprendente il comportamento osservato.
Trasportare continuamente un cucciolo morto richiede infatti uno sforzo fisico enorme. La madre deve restare costantemente impegnata a mantenerlo in superficie, riducendo drasticamente il tempo dedicato all’alimentazione e aumentando il proprio consumo energetico.
Per diversi giorni Fraggle ha continuato questa attività praticamente senza interrompersi, sostenendo un peso che non aveva più alcuna funzione biologica, ma che rappresentava comunque qualcosa da cui sembrava impossibile separarsi nell’immediato.
Molti osservatori hanno interpretato la presenza degli altri delfini come una sorta di “funerale” collettivo. Anche su questo punto, però, gli studiosi preferiscono mantenere un approccio rigoroso.
Nelle orche, ad esempio, i gruppi familiari rimangono uniti per tutta la vita ed è frequente che l’intero branco resti vicino alla madre durante episodi simili. Nei tursiopi, invece, la situazione è diversa. I gruppi sono molto più dinamici e la loro composizione cambia frequentemente.
Per stabilire se gli animali osservati accanto a Fraggle fossero sempre gli stessi sarebbe necessario un lavoro di foto-identificazione e un monitoraggio continuativo. In assenza di questi dati, qualsiasi interpretazione rimane soltanto un’ipotesi.
Il fatto che Fraggle abbia già perso tre cuccioli ha colpito profondamente l’opinione pubblica, ma non esistono evidenze scientifiche che colleghino il numero delle perdite alla durata del comportamento epimeletico.
Nei cetacei il tasso di mortalità neonatale può essere elevato e, allo stato attuale delle conoscenze, non sono disponibili studi che dimostrino una relazione tra precedenti gravidanze fallite e il tempo durante il quale una madre continua a trasportare il proprio piccolo morto.
La vicenda di Fraggle rappresenta soprattutto un invito a osservare gli animali con maggiore consapevolezza.
Da un lato è importante evitare di interpretare ogni comportamento attraverso categorie esclusivamente umane. Dall’altro, sarebbe altrettanto sbagliato considerare i cetacei come semplici esseri guidati soltanto dall’istinto.
Le ricerche scientifiche mostrano infatti che delfini, balene e orche sono mammiferi altamente sociali, capaci di costruire relazioni articolate, comunicare in modi complessi e manifestare comportamenti che continuano ancora oggi a sorprendere gli studiosi.
La storia di Fraggle, quindi, non offre risposte definitive sul modo in cui un delfino viva la perdita di un cucciolo. Ricorda però quanto sia ancora limitata la nostra conoscenza del loro universo emotivo e quanto sia fondamentale affidarsi alla ricerca scientifica per comprenderlo, evitando sia facili antropomorfismi sia il pregiudizio che gli animali siano privi di emozioni.
Proprio in questo equilibrio tra sensibilità e rigore scientifico risiede la chiave per avvicinarsi davvero al complesso mondo dei cetacei.
Una notizia davvero molto particolare che ci fa anche gioire, ecco che cosa dovranno fare…
La sofferenza di questo povero gattino è stata veramente tantissima, ecco che cosa gli è…
Dopo la morte di Andrea, Ludo continua ad aspettarlo nella loro casa. Ora per lui…