Allo zoo di Berlino è appena nato un cucciolo di oritteropo: il piccolo non vedrà mai la libertà condannato a una vita in gabbia.
Un’anatomia stravagante, quasi surreale, che sembra sfidare le classiche leggi dell’evoluzione: orecchie sproporzionate e cadenti, un muso affusolato come una proboscide e zampe dotate di artigli affilati, progettati dalla natura per scavare nei terreni più duri. L’11 luglio scorso, nei padiglioni dello Zoo di Berlino, si è compiuto un evento raro per le strutture zoologiche europee: la nascita di un piccolo di oritteropo.

Il neonato mammifero – il cui sesso non è ancora stato reso noto dai veterinari dell’impianto – è il frutto dell’unione tra mamma Memphis e papà Kito, e arriva a distanza di pochi mesi dalla nascita della sorella maggiore, Frieda, venuta alla luce ad aprile. A sole tre settimane dal parto, la bilancia segna già tre chilogrammi, indicatore di uno stato di salute ottimale e di una crescita rapida.
La nascita del cucciolo di oritteropo nel parco zoologico della capitale tedesca
L’istituzione tedesca ha celebrato l’evento con il consueto clamore mediatico, affidando ai canali social un annuncio dai toni fiabeschi. Su Instagram, lo zoo ha presentato il nuovo arrivato al pubblico globale con un entusiastico “Baby Alert! Un piccolo folletto sta combinando guai nella Casa degli Animali Notturni… be’, o quasi”, aggiungendo come “con le sue grandi orecchie a sventola, il lungo muso e gli artigli robusti, il nuovo arrivato sembra quasi uscito direttamente da una saga nordica“.
Attualmente, la routine del cucciolo si consuma nel buio protetto della tana, lontano dagli sguardi dei visitatori. È la madre Memphis a gestire ritmi e tempi: la femmina ha iniziato ad allontanarsi gradualmente dal nido per percorrere il recinto della Casa Notturna, ma la prima uscita pubblica del piccolo rimane un’incognita legata al suo solo istinto. Come evidenzia lo stesso post del parco, “quando deciderà di portare il suo cucciolo all’esterno per la prima volta, ovviamente, dipenderà solo ed esclusivamente da lei”, alimentando la trepidazione degli appassionati che sperano, “con un pizzico di fortuna”, di “avvistare il piccolo oritteropo muovere i suoi primi passi timidi ed esplorare il recinto”.

Tuttavia, dietro la facciata tenera e l’effetto curiosità che catalizza l’attenzione della rete, la vicenda ripropone l’annosa questione etica sulla gestione della fauna esotica in ambiente controllato. L‘oritteropo (Orycteropus afer) è una specie crepuscolare e notturna originaria delle savane e delle foreste dell’Africa subsahariana. In libertà, questi animali trascorrono le ore diurne all’interno di complesse gallerie sotterranee scavate da loro stessi, per poi percorrere chilometri ogni notte alla ricerca di formicai e termitai, arrivando a pesare fino a 65 chilogrammi da adulti.
Per il neonato di Berlino, questo patrimonio comportamentale rimarrà un concetto teorico. Il suo orizzonte sensoriale sarà perimetrato dalle pareti in cemento e vetro della struttura tedesca, all’interno di un microclima artificiale regolato su orari di illuminazione invertiti per consentire la fruizione al pubblico pagante. Non conoscerà mai l’estensione della savana, né la necessità di procurarsi il cibo scavando nella terra battuta.

Se da un lato la vita in cattività garantisce la totale assenza di predatori, cure mediche costanti e un’aspettativa di vita che può spingersi fino ai 23 anni, dall’altro azzera la dimensione nativa dell’animale. Il piccolo si trova già proiettato nel ruolo di attrazione principale dello zoo, elemento catalizzatore di biglietti e interazioni digitali.
La sua nascita rappresenta indubbiamente un successo dal punto di vista delle tecniche di riproduzione in cattività per una specie complessa da gestire. Rimane tuttavia il contrasto irrisolto tra la tutela della biodiversità e la privazione dello spazio naturale: la storia di questo “folletto” nascente racconta la meraviglia di una vita che si rinnova, ma anche il prezzo di un’esistenza scritta interamente entro i confini di una gabbia.