Home News Recuperano cucciolo di orso in Trentino: mistero sul perché sia rimasto orfano

Recuperano cucciolo di orso in Trentino: mistero sul perché sia rimasto orfano

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Rimasto orfano, era deperito quando lo hanno ritrovato

cuccioli
Cucciolo di orso salvato

Un cucciolo di circa 5 mesi di età, trovato nei pressi del lago di Molveno, nel Trentino Alto Adige, dal Servizio Foreste e Fauna. Il cucciolo di orso era privo di madre e in uno stato di deperimento.

In diverse occasioni, le guardie avevano avvistato il piccolo orso ma le sue condizioni di salute erano buone e per questo non era stato ancora effettuato l’intervento di recupero. Tuttavia, quando si è avvicinato alla strada, i forestali si sono mossi per spostare l’esemplare in un’area più sicura, nei versanti boscosi del Monte Gazza.

A distanza di qualche giorno, il cucciolo si è di nuovo avvicinato ad un’area urbanizzata, richiedendo un nuovo intervento della forestale.

“L’orsetto ha ricominciato a frequentare assiduamente zone antropizzate, in particolare le rive del lago di Molveno, mostrando questa volta uno stato di deperimento che, a giudizio dell’autorità veterinaria dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, non consentiva la sopravvivenza in natura del plantigrado”, scrive la Provincia, spiegando che “ciò ha indotto l’Amministrazione provinciale ad intraprendere l’intervento di recupero e riabilitazione, in atto presso le strutture a ciò preposte del Casteller”.

Secondo le ipotesi, essendo stagione degli amori, è possibile che la madre abbia abbandonato il cucciolo, in parte per proteggerlo dalla presenza di qualche maschio. Al momento, tutte le piste restano aperte e il caso del cucciolo resta monitorato, attraverso attività  programmate con le strutture veterinarie e il Ministero dell’Ambiente e con Ispra.

In un post, la Lac- Lega abolizione Caccia avanza un’altra ipotesi, ovvero che il cucciola sia stato vittima di un investimento e per questo sarebbe rimasto separato dalla madre.

“Siamo costretti ad usare il condizionale perché non esistono comunicati ufficiali sulla questione e sono lontani i tempi in cui la Pat e il sito sui Grandi Carnivori seguivano passo passo le vicende dei nostri plantigradi per informare la popolazione, spiegare abitudini e comportamenti di questi animali, rendere partecipe la comunità”, denuncia la Lac, concludendo che “oggi, invece, sembra che la linea provinciale sia quella di far trapelare meno informazioni possibile e addirittura capita che quelle che escono siano parziali e non sempre affidabili. Insomma la comunità meglio tenerla all’oscuro. Eppure è importante sapere come verrà assistito questo orsetto. Negli anni passati il corpo forestale trentino si era specializzato e professionalizzato a livelli altissimi e tuttora sul territorio operano i migliori esperti del settore forti di anni di esperienza e di produzioni scientifiche”.

C.D.

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