A Porto Cesareo due minorenni sono state denunciate per tentato omicidio: avrebbero spinto all’attacco il cane di famiglia contro una loro coetanea.
Un violento litigio tra giovanissime sfociato nel sangue a Porto Cesareo. Qui due minorenni avrebbero aizzato il loro Rottweiler contro una coetanea. Il caso riapre il dibattito sul fallimento educativo e sulla necessità di un “patentino” obbligatorio per i proprietari di cani. In provincia di Lecce due sorelle minorenni sono finite al centro di un’indagine giudiziaria con l’accusa di tentato omicidio. Secondo le prime ricostruzioni, le giovani avrebbero aizzato il Rottweiler di famiglia contro una coetanea che passeggiava con il proprio cane.
L’aggressione ha lasciato la vittima con profonde ferite a una gamba, rendendo necessario il trasporto d’urgenza in Pronto Soccorso. Ma oltre al danno fisico, resta lo choc per una dinamica che vede un animale trasformato in uno strumento d’offesa, un “braccio armato” di una rabbia giovanile fuori controllo. L’intera scena è stata ripresa da alcuni passanti e il video, in breve tempo, è diventato virale sui social network. Oltre alle due minori, la Procura ha denunciato anche i genitori per omessa custodia dell’animale.
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Mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, l’episodio solleva interrogativi che vanno ben oltre il codice penale. L’accaduto di Porto Cesareo rappresenta una fotografia impietosa di un doppio fallimento: quello della tutela dei minori e quello della gestione degli animali.
L’uso di un cane come arma dimostra una carenza di concetti basilari come il rispetto dell’altro e l’autocontrollo. Il Rottweiler, un molossoide con specifiche esigenze etologiche, è stato costretto in un ruolo che non gli appartiene. Dal punto di vista del cane, rispondere a un comando di attacco significa spesso solo proteggere il proprio branco; il vero tradimento è umano, di chi lo educa alla violenza invece che alla socialità.
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Esperti e osservatori concordano: la cronaca di Lecce è il sintomo di una lacuna normativa e culturale. Due sono le direzioni proposte per evitare che simili episodi si ripetano: la formazione obbligatoria e l’educazione cinofila. È ormai urgente una legge che imponga percorsi di formazione per chiunque decida di accogliere un cane in casa, specialmente se di razze con grandi potenzialità fisiche.
In Italia l’obbligo di museruola è collegato all’effettiva pericolosità del cane e non alla sua razza. Razze canine come gli American Pit Bull Terrier o i Rottweiler non hanno obblighi diversi rispetto alle altre razze. Recentemente la Regione Lombardia ha proposto un patentino per adottare alcune razze di cane. La proposta è volta a una gestione più responsabile di razze di cani come i Rottweiler, gli American Pit Bull Terrier, ma anche razze comunemente considerate tranquille come il pastore maremmano abruzzese e l’Akita Inu. L’obiettivo è quello di garantire sia il benessere dei cani sia la sicurezza pubblica.
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La scuola dovrebbe farsi carico di insegnare la convivenza con le altre specie. Imparare a relazionarsi con un cane significa apprendere l’ascolto, il rispetto dei limiti e la gestione dei conflitti. Finché la convivenza con gli animali non verrà trattata come una responsabilità sociale e civile, e non come un semplice possesso, continueranno a ripetersi episodi di cani trasformati in armi e di giovani che non conoscono il valore della vita, umana o animale che sia. (di Elisabetta Guglielmi)
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