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Una sentenza a difesa dei suini dell’allevamento: una decisione storica

Una sentenza a difesa dei suini dell’allevamento, al centro della disputa un allevamento di Cremona per il maltrattamento di animali

Animali d'allevamento (Foto Pixabay)
Animali d’allevamento (Foto Pixabay)

La superiorità gastronomica e la crudele pratica a confronto in una sentenza riguardante un allevamento di maiali destinati  alla produzione alimentare dei prosciutti DOP. Una decisione simbolica che rappresenta un bel passo in avanti per il riconoscimento e l’affermazione dei diritti degli animali, anche quelli troppo spesso dimenticati o sottovalutati nella loro importanza. Vediamo insieme di cosa si tratta.

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Una sentenza a difesa dei suini dell’allevamento, la decisione storica a favore dei diritti degli animali 

Maialino (Foto pixabay)
Maialino (Foto pixabay)

La LAV ha denunciato un allevamento di Cremona legato alla produzione del prosciutto di Parma. La struttura è stata sottoposta a controlli da parte dei NAS e dell’ATS che non hanno individuato maltrattamenti. Tuttavia, le immagini riportate dall’associazione animalista rappresentano l’esatto contrario. Dalle foto trapelano dei maltrattamenti rilevanti nei confronti degli animali presenti nell’allevamento. Le foto hanno registrato cattive condizioni igienico sanitarie, gabbie affollate e addirittura pratiche vietate come la mutilazione della coda. Fatti gravissimi e contrari ai diritti primari di ogni animale che hanno indotto la procura a fissare un’udienza per il 13 gennaio, durante la quale è stata presa un’importante decisione. La prima udienza, effettuata in tale data, si è conclusa con il pagamento di una multa di 3.000 e 6.000 euro rivolta ai responsabili di queste crudeli azioni. A ciò, si è aggiunto il pagamento delle spese processuali.

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Una vittoria importante per la LAV che da anni lotta per la chiusura di strutture simili a questa, responsabili di detenere gli animali in condizioni inammissibili. Significative le parole di Roberto Bennati, direttore generale della LAV che ha affermato: “Siamo soddisfatti per l’ammissione di responsabilità che conferma tutto quello che finora è stato sostenuto dalla nostra associazione, impegnata da anni nella lotta per la chiusura di tali attività.” A tale aspetto positivo si aggiunge l’incongruenza che emerge dai controlli effettuati dai veterinari delle organizzazioni che non hanno evidenziato irregolarità nel loro trattamento. Infatti, nonostante le loro constatazioni, la Procura ha fatto continuare le indagini, poiché tali fatti sono documentati nell’apposita sede giudiziaria. “Questa sentenza deve indurre alla riflessione sul sistema dei controlli e delle ispezioni. E’ necessario assicurare l’applicazione della norma sui maltrattamenti da parte dei veterinari della sanità pubblica” ha sottolineato il direttore Bennati.

Una decisione storica che rappresenta solo il primo passo di tanti altri da compiere, verso la risoluzione definitiva di un tema caldo, che ancora rimane in sospeso nel limbo dell’illegalità. Anche i suini sono animali e come tali, meritano si essere trattati con rispetto e attenzione. La loro finalità di utilizzo non deve assolutamente essere una giustificazione per arrecargli una sofferenza fisica e morale. Nessun animale deve soffrire, senza distinzioni di genere e di finalità.

 

Benedicta Felice