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Napoli, sequestro di pellicce: colpito un commerciante cinese

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sequestro di pellicce

Un importante sequestro di pellicce è andato in scena nelle scorse ore a Napoli in Via Argine. Qui i carabinieri appartenenti al nucleo Cites assieme al nucleo investigativo della polizia ambientale, agroalimentare e forestale hanno apposto i sigilli a numerosi capi di abbigliamento di proprietà di un commerciante di nazionalità cinese. Tutti gli indumenti pregiati erano realizzati con pelliccia di orsetto lavatore, ed in totale sono stati 15 gli esemplari di vestiario portati via dalle forze dell’ordine. Il commerciante è stato anche denunciato dopo l’emergere del fatto e le verifiche sulla effettiva veridicità dello stesso.

Le autorità avevano provveduto a passare al setaccio diversi esercizi e negozi di proprietà cinese nella zona, riscontrando la presenza con conseguente sequestro di pellicce vietate in uno di questo. Secondo le norme comunitarie, è assolutamente illegale produrre pellicce ed altri capi di abbigliamento sfruttando animali come l’orsetto lavatore, il procione (ce ne erano anche di capi lavorati con le pelli di questi animali) ed altre razze specifiche. Il reato per questa violazione prevede in particolare una pena detentiva fino ad un massimo di un anno ed anche una multa variabile tra i 10mila ed i centomila euro a seconda della gravità emersa.

Sequestro di pellicce, ci sono stati anche altri casi

In merito alla vicenda del sequestro di pellicce, già ad ottobre e novembre le autorità avevano provveduto a scoprire dei casi di grosse irregolarità. Due mesi fa, grazie ad un blitz condotto dai Carabinieri Forestali Raggruppamento Servizio CITES (Convention on International Trade of endangered Species of Wild Fauna and Flora) a Sesto Fiorentino, erano stati sequestrati oltre 5.500 capi di abbigliamento, tra cui cappelli, sciarpe e guanti realizzati con pelliccia di procioni allevati e provenienti dalla Cina.

La normativa europea vieta l’introduzione di pellicce e prodotti di animali come il procione, il coyote, la lince ed altri, da parte di Paesi che non assicurano il benessere agli animali negli allevamento o che non sono garantiscono le uccisioni perpetrate con metodi legali, oltre al contrasto a maltrattamento e sevizie. La merce sequestrata in Toscana poteva fruttare ai commercianti sino a 200.000 euro. Un altro maxi-sequestro era invece avvenuto a Campobasso a novembre.

A.P.