Home News Sperimentazione animali, cosa non ci dicono sulla vivisezione: una parola scomoda per...

Sperimentazione animali, cosa non ci dicono sulla vivisezione: una parola scomoda per i ricercatori

CONDIVIDI
sperimentazione animale
Cane sottoposto a sperimentazione animale

Intervista a Michela Kuan, responsabile nazionale Vivisezione Lav

“La vivisezione non esiste” è forse questo l’elemento più sconcertante emerso da un convengo al Senato sul tema dell’utilizzo degli animali nella ricerca in Italia. I ricercatori lamentano che l’Italia limita e ostacola la ricerca scientifica, per molti divieti posti nella tutela e sullo “sfruttamento” degli animali nei laboratori.

Leggi anche–> Sperimentazione: 600mila animali usati in Italia, “sono pochi” per i ricercatori

Abbiamo pertanto ritenuto giusto interpellare la dott.ssa Michela Kuan, responsabile nazionale Lav -Vivisezione, la quale ha risposto ad una serie di domande, portando alla luce molti elementi sconfortanti.

Milioni di animali ogni anno vengono sacrificati in nome della ricerca, nel 90% in esperimenti inutili per l’uomo. 12 milioni di animali in tutta Europa. Una verità che viene negata, nascosta e minimizzata, laddove, come sottolinea la stessa Kuan, è un tema attuale più che mai, anche se le direttive a livello Europeo vanno in direzione della tutela degli animali e dei metodi alternativi nella ricerca.

Intervista a Michela Kuan, responsabile Lav Vivisezione

Cosa risponde in merito all’incontro che si è svolto in Senato, sul tema dell’utilizzo degli animali nella ricerca.

Mi ha colpito l’affermazione con la quale il promotore dell’incontro ha sostenuto che ‘la vivisezione non esiste’. La vivisezione è sperimentazione animale. I ricercatori fanno riferimento all’utilizzo di animali vivi, per legge. Esperimenti che spaziano dalla mutilazione alla somministrazione di sostanze tossiche o allo studio della depressione con animali in totale isolamento, portando l’animale fino alla follia. L’animale è vivo, se è morto non è sperimentazione. La vivisezione è più che attuale. Tanto che esiste una norma che la legifera e che permette in modo legale di fare queste cose. I laboratori sono pieni di animali, ben 12 milioni di animali in Europa. E’ in antitesi con quanto richiesto dalla Comunità Europea così come il pubblicizzare la sperimentazione animale è in antitesi con quanto richiesto dalla Ue.

La legge chiede di andare verso metodi alternativi. Una persona come Giuliano Grignaschi (ndr, segretario generale di Research4life, intervenuto in Senato), portabandiera del modello animale, va contro il principio cardine della direttiva europea che nasce per tutelare l’animale e che vede l’utilizzo dell’animale come ultimo passaggio solo se prima hai dimostrato che non ci sono altri percorsi. Il concetto va ribaltato.

Mi lascia basita non solo che si faccia sperimentazione animale ma che la si pubblicizzi. Se si è nel campo della ricerca, si dovrebbe essere informati nel non utilizzare gli animali, conoscere i metodi alternativi e i primi a non utilizzare gli animali.

Vivisezione in Italia

sperimentazione animale
sperimentazione animale

Può brevemente indicarci le tipologie di ricerche più clamorose effettuate in Italia sugli animali e quali animali sono usati, nonché il tipo di deroghe con le quali vengono a meno i limiti di sofferenza imposti sugli animali?

Il numero totale di animali è incredibilmente in aumento, nonostante i metodi alternativi siano indicati come prioritari sia nella legge nazionale che nel contesto scientifico e normativo europeo. Chi difende la vivisezione si giustifica dicendo che gli animali vengono anche utilizzati per la conservazione della specie e per la tutela degli stessi, ma solo lo 0.03% del totale degli animali utilizzati viene usato per ricerche riguardanti la protezione dell’ambiente, o nell’interesse della specie stessa: 167 su 611.707!

Questi numeri già di per sé impressionanti sono, in realtà, fortemente sottostimati perché non tengono conto di molte categorie come gli animali usati già deceduti, gli invertebrati o le forme di vita non completamente sviluppate, in un calvario al termine del quale arriva la morte.
280.322 animali vengono sottoposti a procedure con categorie di dolore moderato o grave: per capire cosa si intende basta consultare la legge che per definire i test relativi a queste categorie usa alcuni esempi tra cui ‘deterioramento persistente delle condizioni dell’animale, graduale malattia che porta alla morte, associate a dolore, angoscia o sofferenza moderati e di lunga durata’ oppure ‘produzione di fratture instabili, toracotomia (incisione del torace n.d.a.) senza somministrazione di idonei analgesici, ovvero traumi intesi a produrre insufficienze organiche multiple’ e, ancora, ‘stress da immobilizzazione per indurre ulcere gastriche o insufficienze cardiache’.

Animali usati nella ricerca

I ricercatori hanno acceso i riflettori sul tema dell’allevamento cavie. Quali sono i dati sul numero di animali importati e se avete informazioni se viene rispettato il benessere animale.

Il numero delle cavie stabulate, utilizzate e uccise ogni anno nel nostro Paese, infatti, non solo non cala drasticamente, come ci si dovrebbe aspettare, ma addirittura aumenta, passando da 586.699 nel 2015 ai 611.707 sacrificati nel 2016. In aumento il ricorso a conigli, cavalli, capre, topi , ratti, polli e pesci, e l’uso dei macachi che arrivano ad essere 454, contro i 224 dell’anno precedente, nonostante ‘il Ministero possa autorizzare l’impiego di primati non umani solo in via eccezionale’ e la Commissione europea abbia prodotto un report molto restrittivo in merito, mentre un Istituto indipendente olandese, dietro richiesta del proprio Governo, abbia addirittura affermato che si potrebbe interrompere l’uso delle scimmie già da subito, definendolo un modello non sostenibile, non solo per motivazioni etiche, ma anche scientifiche e legali.

Animali che subiscono anche la sofferenza della cattura in natura: i primati continuano a essere tristemente importati da Paesi con situazioni ambientali difficili e incontrollate come Asia e Africa e non sono frutto di colonie autosufficienti, come richiesto dalla direttiva dell’Unione europea.

Metodi alternativi: una ricerca senza utilizzo degli animali

sperimentazione animale
Gatto utilizzato in un laboratorio

Può elencarci alcuni successi della ricerca senza animali?

I metodi non animali sono una priorità per la ricerca internazionale, basti pensare ai test cosmetici che hanno soppiantato l’uso di cavie aumentando la sicurezza del prodotto per i consumatori e dando alle aziende del settore grandi possibilità di sviluppo per la vendita di brevetti di modelli che si occupano di in vitro per un business economico stellare. Mentre una volta si usava il coniglio, adesso ci sono test alternativi pratici, veloci e affidabili.
Ma esistono organoidi, sistemi computazionali, rete neurali complesse, organ on a chip, colture cellulari e tissutali tridimensionali, microcircuiti cellulari e la basilare epidemiologia (che ha permesso di dimostrare la tossicità del fumo nonostante il modello animale dicesse il contrario tanto che per anni le industrie del tabacco hanno vinto le cause di malati di cancro).

Ogni anno milioni di animali sono utilizzati negli esperimenti e muoiono per testare molecole che non saranno mai immesse sul mercato o per lanciare miracolose cure che cadranno puntualmente nel nulla, meccanismo che riflette un quadro giuridico arretrato dove il ricorso all’animale era visto come passaggio necessario per la sicurezza umana, ma che si è rivelato fallace alla luce dei metodi alternativi e dell’approccio scientifico odierno, infatti il modello animale fallisce oltre il 95% delle volte.

Cosa ci può dire in merito alla Direttiva Europea

Ci sono alcune ricerche come gli xenotrapianti che sono ancora legali anche in Italia. Come Lav ci siamo battuti per il processo di ricepimento della direttiva e siamo riusciti a ottonere il divieto nelle grandi scimmie, non in Europa, tra questo il trapianto di organi tra specie diverse che è stato postcipitato al 2020.

L’italia ha messo dei paletti che altri paesi non hanno messo. E’ stata una battaglia lunga che ha portato risultati. Comunque  abbiamo la legge più avanzata a livello europeo che deve essere rispettata e da parte delle Istituzioni e della Comunità ci deve essere la volontà di supportare questo nuovo decreto facendo formazione e informazione. . Se non si fa formazione e fintanto ci sono persone che sostengono che metodi alternavi non funzionano. I metodi alternativi, senza utilizzo animali, sono stati riconosciuti nel 1959. Da quell’epoca ad oggi, non si tratta più di un argomento animalista ma riguarda la ricerca. Ci sono luoghi d’eccellenza in Italia che utilizzano metodi alternativi e con i quali collabora la Lav anche con borse di studio, dando la possibilità ai ragazzi d’imparare e di trovare lavoro soprattutto in un periodo di crisi. Non basta. Lo Stato deve sostenere, stanziare dei fondi e finanziare questo settore. Sono stati stanziati unicamente 500 mila euro alla ricerca con metodi alternativo nei primi tre anni dopo il decreto, nel trienno 2014/2017. Dopodiché non c’è stato nessun altro fianziamento. Dovrebbe esserci una quota fissa per i metodi alternativi con delle cifre sostanziose.

Infine, visto lo scenario abberrante anche a livello internazionale nella ricerca ci siamo chiesti perché la ricerca si orienta nel modificare geneticamente gli animali. La risposta della Kuan è stata sconcertante.

Il 60% degli animali sono modificati geneticamente. Vengono geneticamente modificati perché si cerca di farli assomigliare a noi, non sono buoni modelli perché un topo non assomiglia a un uomo e da risposte fisiologiche, immunitarie e comportamentali diverse, quindi si inseriscono geni umani dimostrando che il modello animale non funziona perché se no, se fosse attendibile e sicuro, non ce ne sarebbe bisogno. Studiamo il topo da decenni e indiciamo e curiamo i tumori in questa specie, però la % di uomini che se ne ammala è in aumento, bisogna cambiare strada.

Ringraziamo la Kuan per l’intervista e per il suo impegno in questo ambito.

Carlotta Degl’Innocenti
@amoreaquattrozampe.it