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Incredibili scoperte sui fondali marini grazie all’aiuto degli squali tigre

Le telecamere fissate sugli squali tigre rivelano scoperte sensazionali, facendo luce sull’ancora ignoto mondo marino e sui suoi fondali.

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Squali nell’oceano (Foto di PIRO da Pixabay)

Gli oceani occupano il 70% della superficie totale della Terra e più del 90% dello spazio vitale del pianeta. Anche se gli esseri umani hanno colonizzato ormai tutti i continenti, la maggior parte degli oceani è ancora inesplorata. Si stima che solo il 5% del fondo oceanico sia stato studiato, mentre sul restante 95% aleggia il mistero. Per sopperire a queste lacune i ricercatori hanno fatto ricorso a una perfetta macchina della natura: lo squalo tigre. Invece di utilizzare sofisticati sottomarini o gli stessi subacquei, si è deciso di piazzare delle telecamere e dei localizzatori sulle pinne dorsali degli squali tigre. Quello che i filmati hanno rivelato ha permesso al team di ricercatori di fare una scoperta incredibile, come si legge in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications.

Telecamere sugli squali tigre per riprendere i fondali

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Pesci sulla barriera corallina (Foto di visa vietnam da Pixabay)

Diffusi nelle acque tropicali e subtropicali di tutti gli oceani, gli squali tigre sono pesci cartilaginei della famiglia dei Carcarinidi. Tra i predatori marini più pericolosi, possono raggiungere una lunghezza di oltre 5 metri e pesare fino a una tonnellata. Per mangiare nuotano nell’entroterra di notte e nelle acque più profonde di giorno, spostandosi per diversi chilometri. Per questo motivo le telecamere piazzate sulle loro pinne hanno fornito ai ricercatori una serie ininterrotta di immagini che nessun altro sottomarino avrebbe potuto restituire.

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Alcuni filmati visionati dal team di biologi marini hanno rivelato una scoperta incredibile: la più grande foresta sottomarina di piante fanerogame. Secondo la classificazione del botanico e naturalista svedese Carl Nilsson Linnaeus, noto semplicemente come Linneo (1707-1778), le fanerogame sono le piante più evolute in assoluto raggruppate nelle sue sottodivisioni delle gimnosperme e delle angiosperme, caratterizzate dalla presenza di semi e di fiori. Queste alghe, importanti per l’alimentazione degli animali marini, svolgono un ruolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, dal momento che sono in grado di assorbire il carbonio.

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Le telecamere hanno mostrato un’area che si estende per oltre 90.000 chilometri quadrati sul fondale dei Caraibi. Il coautore della ricerca, Carlos Duarte della King Abdullah University of Science and Technology, ha scritto sulla rivista che «questa scoperta mostra quanto siamo lontani dall’aver esplorato gli oceani, non solo nelle profondità, ma anche nelle aree poco profonde». I ricercatori hanno in programma di utilizzare altre specie di pesci e di mammiferi per esplorare gli oceani e ridurre il divario conoscitivo sugli ancora ignoti fondali marini. (Elisabetta Guglielmi)