Orrore nello Stretto di Gibilterra: ferita a colpi di fucile una delle orche più anziane di 60 anni

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Nello Stretto di Gibilterra, è stata ferita a colpi di fucile una delle orche più anziane: l’esemplare ha 60 anni di età.

Un tragico episodio di violenza contro la fauna marina rischia di compromettere la sopravvivenza della popolazione di orche iberiche, un nucleo ormai ridotto a un’esigua comunità compresa tra i 30 e i 40 esemplari. Toñi, l’orca matriarca di circa 60 anni nota comunemente come “La Nonna”, è stata individuata nelle acque dello Stretto di Gibilterra con la pinna dorsale gravemente danneggiata da almeno dieci colpi d’arma da fuoco, riconducibili all’impiego di un fucile da caccia.

pinna ferita nell'orca
Nello stretto di Gibilterra è stata avvistata un’orca con la pinna ferita dai proiettili di fucile (Foto Canva amoreaquattrozampe.it)

A lanciare l’allarme sono stati gli attivisti e i ricercatori dell’organizzazione ecologista WeWhale, i quali monitorano costantemente gli spostamenti dei cetacei nell’area atlantica. L’analisi fotografica dettagliata della pinna ha confermato la gravità e la natura recente della ferita. Attraverso una nota diffusa sui propri canali sociali, l’associazione WeWhale ha precisato: «Le foto mostrano che almeno due o tre proiettili hanno attraversato la pinna, mentre gli altri potrebbero essere rimasti all’interno. Sappiamo che queste ferite sono recenti. Avevamo fotografato l’orca poche settimane fa e la pinna era intatta».

Orche ferite nello stretto di Gibilterra: cetaceo colpito alla pinna da colpi di arma da fuoco

L’atto di bracconaggio ha destato profonda preoccupazione tra i biologi marini e i veterinari che seguono la specie. La pinna dorsale dei cetacei svolge infatti funzioni vitali per il loro sostentamento fisiologico. Come chiarito dagli esperti di WeWhale: «La pinna dorsale è molto vascolarizzata ed è importante per la termoregolazione. Ferite di questo tipo possono causare infiammazioni e infezioni». Il pericolo principale per la vita di Toñi è rappresentato ora dalle possibili complicazioni infettive derivanti dai pallini di piombo rimasti conficcati nei tessuti.

L’aggressione si inserisce in un contesto di forte tensione tra la fauna locale e l’attività umana, andatosi a inasprire a partire dal 2020. Negli ultimi anni si sono registrati circa 250 contatti diretti tra questi animali e le imbarcazioni da diporto che incrociano lo Stretto. Tali episodi hanno visto i cetacei – appartenenti in realtà alla famiglia dei delfinidi, con individui che possono raggiungere gli 8 metri di lunghezza e le 6 tonnellate di peso – avvicinarsi deliberatamente alle barche a vela. Il comportamento ricorrente prevede l’impatto contro le imbarcazioni, il danneggiamento dei timoni a morsi e provocati rollii agli scafi, in azioni di gruppo che talvolta si protraggono per un paio d’ore. Nel 2022 due barche a vela sono affondate in seguito a questi scontri (rispettivamente a luglio e novembre), mentre nel 2023 un’altra unità ha dovuto richiedere il traino in porto dopo la distruzione del timone.

orca con pinna ferita
L’orca con la pinna ferita è la matriarca di un gruppo di cetacei che ha attaccato diverse imbarcazioni nello stretto di Gibilterra (amoreaquattrozampe.it)

Gli esemplari coinvolti negli attacchi vengono correntemente identificati con l’appellativo di “Gladis“, termine che richiama la figura del gladiatore. Sebbene gli studiosi di WeWhale abbiano censito circa 14 orche “Gladis”, la matriarca Toñi non risulta aver mai preso parte a tali aggressioni. La narrativa locale e le ricostruzioni degli ambientalisti collegano l’origine di questi comportamenti anomali a Gladis Bianca, nipote di Toñi. La leggenda riferisce che Gladis Bianca, subita un’aggressione da parte dell’uomo mentre era incinta, avrebbe iniziato a speronare le navi, mostrando ancora oggi varie cicatrici sul dorso.

L’episodio del ferimento di Toñi ha spinto le autorità governative a reagire con fermezza. Il Ministero dell’Ambiente spagnolo ha formalmente aperto un’indagine per identificare i responsabili dello sparo, prendendo in considerazione anche l’ipotesi che l’evento possa essersi verificato nelle acque territoriali del Portogallo prima dell’avvistamento nello Stretto. La viceministra spagnola Sara Aagesen ha sottolineato la gravità del fatto dichiarando che l’orca iberica «è una specie vulnerabile e danneggiarla rappresenta un crimine grave».

pinna ferita
La pinna dell’orca riporta diversi fori causati da un’arma da fuoco (amoreaquattrozampe.it)

Ferma resta la condanna da parte della comunità scientifica e delle associazioni di tutela ambientale di fronte a qualsiasi gesto di ritorsione violenta. Gli esponenti di WeWhale hanno ribadito la necessità di tutelare una popolazione già a forte rischio di estinzione, concludendo che «qualunque cosa si possa pensare delle interazioni fra orche e imbarcazioni, sparare a questi animali non può mai essere una risposta accettabile».

Le orche (note con il nome scientifico di Orcinus orca secondo la classificazione tassonomica di Linneo del 1758) sono mammiferi marini appartenenti alla famiglia dei delfinidi (cetacei odontoceti); sono animali sociali, che trascorrono tutta la vita insieme ai loro simili. Vivono in tutti i mari e in tutti gli oceani del mondo, dalle fredde regioni artiche e antartiche, fino ai mari tropicali, anche se preferiscono le acque fredde sia artiche che antartiche; sono considerate dei superpredatori in quanto si trovano all’apice della piramide alimentare. Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (conosciuta con l’acronimo di IUCN dall’inglese International Union for the Conservation of Nature), alcune popolazioni locali di orche sono però considerate una specie minacciata e in pericolo a causa della distruzione del loro habitat, dell’inquinamento, della pesca e della cattura per il loro utilizzo nei parchi marini (soprattutto negli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo).