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Tartaruga Caretta ingerisce plastica: strage silenziosa nel Mediterraneo

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Tartaruga Caretta Caretta salvata a Maratea

Per molte persone il problema inquinamento dei mari è una leggenda. Indifferenti al destino di migliaia di specie animali solo perché l’argomento non le riguarda.

Tuttavia, c’è chi ogni giorno è in prima fila e si trova a combattere contro un fenomeno in aumento e allarmante che sta ormai devastando anche il Mediterraneo.

Sono sempre più frequenti infatti i casi di decessi di animali marini provocati dall’inquinamento. In ultimo, a Maratea in Basilicata, la Guardia Costiera ha notato un grosso esemplare di Caretta Caretta di circa 90 kg che galleggiava sulla superficie dell’acqua. Il povero esemplare non riusciva più a riemergersi e il suo corpo pendeva verso la destra.

Un comportamento anomalo per la specie, per cui sono stati allertati la biologa Valentina Paduano e il veterinario Massimo Lo Monaco che si sono recati sul posto per verificare le condizioni dell’animale che hanno poi trasferito presso il Centro recupero tartarughe marine nell’Oasi WWF di Policoro.

“Quando le tartarughe galleggiano in questo modo, o si tratta di un problema ai polmoni, oppure hanno ingerito plastica. Per capire cosa avesse era necessaria una radiografia, eseguita alla clinica veterinaria di Bari, che fortunatamente ha escluso problemi agli organi”, ha spiegato la Paduano.

Poco dopo il ricovero di Rosaria, così è stato chiamato l’esemplare, è stato trovato un involucro di plastica dei pacchetti di sigarette nelle sue feci. Molto probabilmente la tartaruga marina ha ingerito altri frammenti di plastica che dovrà espellere.

Quando l’esemplare avrà recuperato le sue condizioni di salute, sarà liberato. Al momento resta in osservazione presso il centro WWF.

Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Dai dati emerge infatti che il 90% delle tartarughe soccorso e trasferite presso i centri di recupero hanno ingerito plastiche o microplastiche.

Nel report del WWF “Responsabilità e rendicontazione, le chiavi per risolvere l’inquinamento da plastica”, ha evidenziato che purtroppo gli oltre 9 milioni di tonnellate l’anno di plastica rimarranno negli Oceani fino al 2030 . Una minaccia per la fauna selvatica per cui 270 specie marine sono minacciate dai rifiuti di plastica, sia perché ingerite oppure restando intrappolate nei rifiuti.

Lo stesso WWF ha lanciato un appello invitando tutti firmare la petizione interazionale per chiedere ai Paesi delle Nazioni Unite di stipulare un Accordo globale per mettere fine alla dispersione di plastica in natura entro il 2030.

Per firmare la petizione, clicca Rendiamo #plasticfree i mari d’Italia

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C.D.

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