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Cane ucciso e cucinato da vicino di casa infastidito: la sua carne servita agli ignari padroni

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cane ucciso
Cane ucciso e cucinato, a concepire l’orrendo delitto il vicino dei proprietari (foto d’archivio)

Un cane ucciso da un uomo che non sopportava il fatto che abbaiasse. L’uomo ha poi servito la sua carne ai proprietari ignari.

Cane ucciso perché colpevole di aver infastidito il suo assassino. La sconvolgente notizia proviene dalla Corea del Sud, paese dove la sensibilità riguardo i temi inerenti i diritti degli animali si pone su di un piano diverso rispetto al mondo occidentale. Difatti fa parte della cultura di quel popolo integrare la carne di cane nella propria dieta, tanto per citare una grossa differenza tra la nostra cultura e quella di Seoul e dintorni. La vicenda di questo povero cane ucciso si è svolta proprio nella capitale sudcoreana. Qui un uomo, da quanto si apprende un individuo di 62 anni, era rimasto infastidito dall’incessante abbaiare del quattrozampe. Un tratto comportamentale che però in tanti dimenticano fare parte della natura di questi animali. Il cane, un esemplare di razza Corgi appartenente al suo vicino, è stato colpito con una pietra. A quel punto la povera vittima era rimasta priva di sensi. Ed il mostro lo ha strangolato, ponendo fine alla sua vita in maniera indiscriminata e senza mostrare alcun rimorso.

Cane ucciso e cucinato, è stato il vicino di casa

Quel che è peggio però è che quest’ultimo ha anche cucinato il cane ucciso. E lo ha fatto in occasione di una festa con i residenti del suo quartiere. In maniera estremamente subdola e crudele ha servito le carni dell’animale ai suoi ignari padroni, che si erano rassegnati alla sua perdita. Ma che mai avrebbero immaginato che il responsabile di tutto fosse una persona di loro conoscenza ed un insospettabile. La polizia locale conferma che è stato lo stesso assassino a confessare tutto.

Per fortuna non si è giunti a questo punto dalle nostre parti nella vicenda che ha riguardato il cane Miro. Questo bel cucciolone è diventato suo malgrado famoso per essere stato sottoposto ad un evidentemente troppo frettoloso provvedimento di sequestro. Il tutto era nato da una denuncia di un vicino di casa dei suoi proprietari. Con le abitazioni interessate che però distano fra loro 300 metri. E colui che ha inoltrato la denuncia è stato il solo ad aver avvertito disturbo da Miro. Adesso per fortuna, dopo tre settimane di ‘prigionia’, il cagnolone è tornato a casa.

A.P.