Home Cronaca Combattimenti tra pitbull: “La polizia sa ma non interviene”

Combattimenti tra pitbull: “La polizia sa ma non interviene”

CONDIVIDI
(RAUL ARBOLEDA/AFP/Getty Images)

Ha presentato un doppio esposto in Procura Enrico Rizzi, presidente dell’associazione di carattere animalista e ambientalista NOITA, lanciando le accuse di “maltrattamento di animali”, a carico di soggetti ignoti, organizzatori di combattimenti clandestini tra pitbull, e “omissione d’atti d’ufficio”, a carico degli agenti della Polizia municipale di Trapani.

Questi ultimi, dopo la segnalazione effettuata dallo stesso Rizzi, lo scorso 9 giugno erano intervenuti presso il giardinetto di via Alessandro De Santis, nel quartiere Fontanelle sud di Trapani. Quell’area, denuncia l’ambientalista, viene ancora adesso sfruttata da ignoti per posizionare gabbie minuscole contenenti pitbull destinati a combattimenti clandestini organizzati per strada. I poveri animali, rinchiusi e lasciati sotto il sole cocente, sarebbero sottoposti ad una “condizione di maltrattamento incompatibile con le condizioni minime di benessere dell’animale”.

Ad avvertire Enrico Rizzi era stata una cittadina trapanese, la quale aveva parlato di un combattimento fra cani, così violento “tanto da percepire fino alla propria abitazione le strazianti grida di lamento di un animale, ferito a morte e lasciato agonizzare fino al sua decesso”. La carcassa del cane venne poi riposta in una scatola ed abbandonata.

A quel punto, l’esponente animalista aveva contattato il 113, richiedendo l’intervento della Polizia municipale di Trapani, che si sarebbero limitati a rimuovere la carcassa dell’animale, “senza esperire nessun utile controllo”. Secondo Rizzi, “il non aver accertato la presenza di altri cani e non aver condotto indagini volte ad accertare l’identità degli autori del brutale fatto” farebbe configurare il reato di “omissione di atti d’ufficio”. Gli agenti di polizia locale, in pratica, avrebbero disatteso il loro compito di “impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori reati”.

“Non è dato chiaramente sapere se non sia stata trasmessa la relativa notizia di reato alla On.le intestata Procura”, accusa ancora Rizzi con esplicito riferimento all’art. 381 del Codice Penale. Viene poi chiesto l’immediato sequestro dei cani soggetti al maltrattamento e tuttora detenuti in via Alessandro De Santis.

“Il Questore faccia il lavoro per cui viene pagato da tutti noi altrimenti cambi mestiere” – accusa ancora Rizzi – “Vediamo se il Questore ha ancora il coraggio di dire che le mie segnalazioni non trovano mai riscontro. È due anni che denuncio questi atti barbari ed illegali organizzati dalla criminalità locale dove dietro ci sono sicuramente scommesse in denaro. Basta girare nei quartieri per trovare i cani, basta andare a vedere alcuni garage. Non ci vuole molto, ma il Questore continua a negare l’evidenza. Ho informato per ben due volte il Ministro dell’Interno. nel pomeriggio di oggi farò a quest’ultimo una nuova integrazione”.

Purtroppo quella dei combattimenti tra cani è una piaga annosa che qualcuno vorrebbe legalizzare: alla fine dello scorso anno, nel quartiere di  Montesilvano a Pescara, un residente esasperato ha filmato un combattimento in pieno pomeriggio tra due giovani pitbull, aizzati l’uno contro l’altro per strada, davanti ai cancelli delle abitazioni. In precedenza era avvenuto un maxi sequestro di 78 cani da combattimento, tra i quali Pit bul, Dogo Argentino e American Staffordshire Terrier.

Più di recente, un povero cane è stato trovato vagante per la strada con una corda legata al collo. Una corda maledetta con la quale quel povero animale era stato condannato alle peggiori sevizie e brutalità. L’esemplare, un dogo argentino, è stato soccorso da una volontaria a Casal di Principe. Il cane presentava diverse ferite e cicatrici su tutto il corpo, riconducibili ai combattimenti tra cani.In un post di denuncia, pubblicato su Facebook, la giovane donna che ha recuperato il cane ha denunciato tutti gli orrori ai quali vengono sottoposti questi piccoli esseri