Attacchi di squali in Australia: quale è la ragione per cui sono avvenuti numerosi episodi sempre più frequenti negli ultimi giorni.
In Australia i pericoli per i surfisti e i bagnanti sono sempre numerosi, ma nelle ultime ore gli attacchi da parte degli squali sembrano essere aumentati. Lungo le coste del New South Wales, lo stato che ospita l’iconica Sydney, si è verificata una sequenza di eventi preoccupante: quattro attacchi di squalo in soli due giorni. Sebbene la cronaca australiana sia abituata alla convivenza con i grandi predatori marini, un’intensità simile è un segnale d’allarme che costringe esperti e autorità a interrogarsi sulle dinamiche ambientali che hanno trasformato le acque costiere in una zona ad alto rischio.
La specie probabilmente coinvolta in tutti i recenti attacchi in Australia è lo squalo estuarino o leuca (Carcharhinus leucas). La risposta sui motivi dei recenti attacchi non risiede in un improvviso mutamento del temperamento degli squali, ma in una complessa serie di fattori meteorologici.
L’entroterra del New South Wales è stato recentemente flagellato da piogge insolitamente abbondanti. Questo fenomeno ha innescato una reazione a catena ecologica. Le masse d’acqua hanno trascinato verso l’oceano detriti, fango e sedimenti. Le foci dei fiumi sono diventate zone d’acqua scura e ricca di nutrienti organici. Questi nutrienti attirano banchi di pesci, che a loro volta richiamano i grandi predatori.
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In questo scenario, lo squalo leuca (o squalo estuarino, Carcharhinus leucas) è il più coinvolto, dato che tollera l’acqua dolce e ama cacciare proprio dove i fiumi incontrano il mare. L’anomalia statistica risiede anche nei luoghi scelti dalla sorte. Tre dei quattro attacchi sono avvenuti nei dintorni di Sydney, un’area solitamente considerata più sicura rispetto alle coste selvagge del Western Australia o del Queensland.
“Se volete fare il bagno in questo momento, andate in piscina”, ha commentato Steven Pearce, direttore del servizio di salvataggio dello Stato. Un monito che sottolinea come, nonostante le tecnologie di monitoraggio (droni e reti), la natura mantenga una supremazia imprevedibile. Tra le vittime figura anche un bambino di 12 anni, colpito in un momento di svago che avrebbe dovuto essere sicuro. In un altro episodio, la fortuna ha giocato un ruolo decisivo: lo squalo ha azzannato solo la tavola da surf, lasciando il ragazzo illeso ma sotto shock. Il quarto attacco, avvenuto 300 chilometri più a nord, a Port Macquarie, conferma che il fenomeno non è isolato a una singola baia, ma è un rischio distribuito lungo l’intera costa interessata dal deflusso dei fiumi.
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Se l’Australia registra mediamente poco meno di un attacco al mese, averne subiti quattro in 48 ore rappresenta un picco statistico che supera del 4000% la normale frequenza temporale. Un attacco è non provocato quando avviene nel naturale habitat dello squalo senza che l’uomo abbia cercato un’interazione, come la pesca subacquea o il chumming, ovvero il gettare esche per attirarli.
Contrariamente alla narrativa cinematografica, l’essere umano non fa parte della dieta dello squalo. La maggior parte degli incidenti rientra in errori da parte dell’animale che non comprende quando si trova di fronte una preda o un essere umano. Nonostante i recenti episodi, il mare resta un ambiente dove i rischi principali sono le correnti di risacca e l’annegamento. Quando le piogge cambiano il volto delle coste, l’equilibrio tra uomo e predatore si sposta. Il consiglio delle autorità è quello della prudenza estrema: evitare le acque torbide, non bagnarsi vicino alle foci dei fiumi e rispettare i divieti temporanei.
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Il mare regala momenti indimenticabili, soprattutto quando la natura affiora dalle acque in tutta la sua meravigliosa bellezza. Sfortunatamente, però, sono molte le specie marine a rischio a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e della pesca, e i pesci come gli squali sono tra queste. Gli agenti inquinanti e le emissioni di CO2 secondo recenti studi porteranno infatti la Terra a perdere più di un decimo del suo patrimonio vegetale e animale e all’estinzione di una specie vivente su dieci. I rifiuti lasciati nei mari rappresentano una fonte di pericolo per le creature marine. Conoscere il mondo marino e gli abitanti che lo popolano potrebbe essere l’unico modo per imparare a rispettarlo e tutelarlo. (di Elisabetta Guglielmi)
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