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Automedicazione negli animali: cosa curano e come si curano

Salute intestinale, repellenti e perfino alcool. Scopriamo qualcosa in più sulla zoofarmacognosia, la scienza che studia l’automedicazione negli animali.

Automedicazione negli animali
(Foto Pixabay)

Se fino a oggi avete pensato all’automedicazione come a una pratica esclusiva degli esseri umani dovrete cambiare idea. Diverse specie animali infatti ingeriscono sostanze o adottano comportamenti per curarsi, prevenire malattie e migliorare la loro salute. La zoofarmacognosia è la scienza che studia questi metodi; nel 1978 Daniel H. Janzen, ecologista dell’Università della Pennsylvania, fu il primo a proporre il concetto di automedicazione negli animali, 9 anni più tardi il biochimico statunitense Eloy Rodríguez usò proprio il termine “zoofarmacognosia”.

Specie e pratiche di automedicazione degli animali

Animali in via d'estinzione
(Foto Unsplash)

1 – Intestino e digestione: il cambio di alimentazione può causare diarrea, mal di pancia e mal di stomaco. I gorilla di montagna e i macachi rhesus, per risolvere questo problema, mangiano l’argilla. Alcuni mammiferi invece (lo avrai visto o sentito soprattutto per cani e gatti) mangiano l’erba come purga.

2 – Fertilità: in Brasile i murichi aggiungono alcune piante alla dieta per aumentare o diminuire la loro fertilità.

3 – Parto: in Kenya le elefantesse mangiano delle foglie specifiche per indurre il parto; per trovare queste piante percorrono anche grandi distanze. I lemuri gravidi in Madagascar ingeriscono tamarindo e foglie e corteccia di fico per aumentare le possibilità di avere un parto sicuro, uccidere i parassiti e aumentare la produzione di latte.

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4 – Acari, pulci, insetti e parassiti: rappresentano un problema per molte specie. Gli storni posizionano nei loro nidi delle foglie di carota selvatica; questa serve per prevenire gli acari. I neotoma (roditori della famiglia dei Cricetidi) invece per allontanare le pulci dalla tana utilizzano le foglie di alloro. Per respingere insetti e parassiti le scimmie cappuccine si strofinano il corpo con i millepiedi; questi ultimi liberano la tossina benzochinone.

5 – Animali, droghe e alcol: i delfini toccano volontariamente i pesci palla per assumere piccole concentrazioni di tetrodotossina, i babbuini e i cinghiali mangiano radici allucinogene, le renne della Siberia consumano il fungo Amanita muscaria. Avete mai sentito parlare di elefanti ubriachi che distruggono i raccolti e scimmie alticce che abbandonano i figli? Il motivo sta nel fatto che ingeriscono frutti fermentati delle palme che contengono alcol.

S.C.