Una frequenza misteriosa collega uomo e animali: cosa hanno scoperto gli scienziati. Nuovi scenari sui legami animali-uomo.

Da sempre, si ha la sensazione che tra noi e gli animali esiste qualcosa di speciale. Oggi, la scienza parla di una sorta di sintonia, come una frequenza condivisa tra specie diverse.
Questo suggerisce che i legami con i nostri animali, non sia solo questione di affetto, ma anche qualcosa di biologico.
Scopri cosa hanno scoperto gli scienziati in merito a una frequenza misteriosa che collega uomo e animali.
Una frequenza misteriosa collega uomo e animali: di cosa si tratta
Un recente studio ha scoperto che molte specie comunicano seguendo un ritmo comune di circa 2 Hz (o 120 battiti al minuto-BPM).

Questo vale per il canto degli uccelli, il frinire delle cicale e perfino la voce umana. Ciò significa che anche se i segnali sono diversi, il tempo con cui vengono emessi e percepiti è sorprendentemente simile tra animali e uomo.
È come se esistesse una base comune che permette a tutti di organizzare la comunicazione nello stesso modo.
Anche nella musica più ascoltata, si ritrova spesso questo ritmo, segno che il nostro cervello lo riconosce come naturale.
Dalla natura agli studi sul campo: cosa hanno scoperto gli scienziati
La scoperta nasce da osservazioni dirette, in particolare, dallo studio di lucciole e i grilli in Thailandia guidato da Guy Amichay.

Analizzando i loro comportamenti, i ricercatori hanno notato che pur non essendo perfettamente sincronizzati, i loro segnali seguivano ritmi molto simili.
Questa vicinanza, ha fatto emergere un dettaglio interessante, ovvero che anche specie diverse con modalità completamente differenti possono muoversi su tempi quasi identici.
Che si tratti di luce o suono, la struttura temporale resta sorprendentemente coerente. Questo ha portato a ipotizzare l’esistenza di un “filo invisibile” che collega le varie forme di comunicazione. Lo studio è stato condotto da un team della Nordwestern University.
Il ruolo del cervello e un origine comune
Secondo i ricercatori, la chiave di tutto potrebbe stare nel cervello, più che negli strumenti usati per comunicare.
Non è tanto il modo in cui i segnali vengono prodotti a fare la differenza, ma come vengono percepiti ed elaborati.
I sistemi nervosi, pur nelle loro differenze, condividono meccanismi simili che rendono alcuni ritmi più naturali di altri.
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Ciò spiegherebbe perché anche gli esseri umani preferiscono certe cadenze della musica o nel linguaggio.
L’idea è che questa tendenza abbia radici molto antiche, legate all’evoluzione. In fondo, potrebbe trattarsi di una base comune che unisce il modo di comunicare di tante specie diverse.